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In ambulatorio arrivano gli infermieri di famiglia: seguiranno le patologie croniche e situazioni di fragilità, nelle comunità più distanti dai servizi sanitari

D’ora in avanti i cittadini, oltre ad avere il medico di riferimento, potranno fare affidamento su un infermiere di fiducia, presente sul territorio. L’ordine degli infermieri: “Una risposta prima di tutto per la salute dei cittadini e un importante passo in avanti per la professione”

Di T.G. - 05 September 2020 - 13:38

TRENTO. È stato attivato a partire dal 5 settembre, negli ambulatori di Pieve Tesino e di Baselga di Pinè, il nuovo servizio che mette a disposizione un infermiere di famiglia e comunità. “È una risposta prima di tutto per la salute dei cittadini – afferma Daniel Pedrotti presidente dell’ordine degli infermieri – che va nella direzione che sosteniamo da tempo di innovazione, potenziamento e ruolo centrale dell’assistenza territoriale in un’ottica di medicina di prossimità e iniziativa”.

 

Il progetto, sposato anche dall’assessora alla salute Stefania Segnana, rappresenta una nuova opportunità per affrontare i problemi di salute delle persone che convivono con patologie croniche e situazioni di fragilità, specie in quelle comunità distanti dai servizi sanitari. In sostanza l’infermiere di famiglia seguirà la prestazioni ambulatoriali programmate precedentemente anche con il follow up telefonico per le persone dimesse dall’ospedale. Una presenza – assicura Segnana – che sarà progressivamente incrementata”.

 

Per il presidente dell’ordine si tratta anche di un importante passo in avanti per la professione infermieristica: “L’infermiere diventa un attore primario nell’assistenza territoriale, che lavorerà in sinergia con i medici di medicina generale, gli infermieri delle cure domiciliari e gli altri professionisti sanitari e sociali con un ruolo specialistico orientato a un’assistenza personalizzata, preventiva e proattiva”.

 

Il lavoro dell’infermiere di famiglia si aggiunge e integra la presenza degli infermieri a domicilio dei pazienti che a causa di malattia necessitano di cura, assistenza e riabilitazione al proprio domicilio o hanno fatto richiesta delle cure palliative. Ciò garantisce al cittadino il confronto su eventuali problematiche emerse dopo il rientro a domicilio, per esempio la gestione della terapia o la programmazione delle visite o esami di controllo. Contemporaneamente permette il riconoscimento precoce di eventuali ulteriori problemi e, se necessario, l’attivazione della rete dei servizi.

 

Un infermiere dunque, che conosce gli assistiti del proprio territorio, la loro storia e situazione clinica, rilevando anche bisogni non ancora espressi, potenziali e che agisce le sue competenze al domicilio, in ambulatorio e nella comunità. “È importante che i cittadini, oltre ad avere il medico di riferimento, abbiano anche l’infermiere di riferimento – osserva Pedrotti – ognuno con le proprie specifiche competenze ed ambiti di responsabilità ed in forte integrazione con il fine comune della tutela della salute dei cittadini”.

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