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Infermieri di famiglia, le perplessità di Nursing up: “No alle operazioni di facciata, serve un confronto serio”

Cesare Hoffer dice no alle interpretazione al ribasso: “Per gli infermieri di famiglia vogliamo regole chiare altrimenti c’è il rischio di mandare all’aria un progetto sulla carta straordinario”. Nursing up chiede un incontro con Provincia e Apss

Di T.G. - 11 settembre 2020 - 11:09

TRENTO. Pochi giorni fa sono entrati ufficialmente in servizio i primi due infermieri di famiglia del Trentino (articoli QUI e QUI) operativi a Baselga di Piné e Pieve Tesino. Le nuove figure professionali si occuperanno di seguire quei pazienti che, dimessi dall’ospedale, continueranno degenza e terapie in casa, con particolare attenzione verso le persone afflitte da patologie croniche.

 

Gli infermieri di famiglia, o di comunità, sono stati istituiti a livello nazionale dal decreto Rilancio e rappresentano una novità assoluta per il Trentino proprio par questo il sindacato Nursing up chiede regole precise per l’organizzazione di questa fondamentale nuova figura professionale nell’ambito dei vari ambiti territoriali. “Il rischio – spiega il segretario Cesare Hoffer – è quello di mandare all’aria un progetto sulla carta straordinario”.

 

Con l’approvazione delle linee guida in conferenza stato-regioni, un primo passo importante è stato fatto. Anche se secondo il sindacalista si tratta solo dell’inizio di un percorso ancora lungo e impegnativo per valorizzare al meglio le potenzialità del nuovo infermiere di famiglia.Non possiamo nascondere le nostre legittime perplessità e non vorremmo che si trattasse dell’ennesima operazione di facciata. Serve un ampio panorama di azioni – sottolinea Hoffer – che vanno portate a termine nel minor tempo possibile e in questo abbiamo già sollecito un incontro a livello provinciale e dell’azienda sanitaria trentina, per sapere anche quanti saranno nella nostra realtà i professionisti dedicati”.

 

Nursing Up ritiene che le linee di indirizzo siano ancora incomplete: Chiediamo fin da subito da subito la costruzione, per l’infermiere di famiglia, di un alveo contrattuale mirato e idoneo a valorizzare questa nuova figura professionale. Riteniamo inoltre che tutto il personale operante a livello territoriale debba avere un’adeguata valorizzazione economica, con particolare riferimento anche all’individuazione di un’adeguata indennità per l’alto rischio biologico legato alla pandemia covid”.

 

Nel mirino del sindacato anche il riferimento, all’interno degli atti ufficiali, “a un massimo di 8 infermieri da impiegare ogni 50mila abitanti”, ciò lascerebbe eccessiva discrezionalità alle varie aziende sanitarie con le figure professionali che potrebbero trovarsi a gestire un numero eccessivo di pazienti. “Non ci siamo proprio – afferma Hoffer – non deve essere applicata così la legge, quel numero di otto unità ogni 50000, deve essere considerato come il numero specifico di infermieri di famiglia da mettere in campo, la legge lo consente, anche se lascia discrezionalità alle regioni e province autonome, mentre le linee di indirizzo avrebbero dovuto cogliere l’occasione per evitare una interpretazione al ribasso”.

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