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Trento
18 marzo | 06:00

Medici di famiglia e il rebus del “ruolo unico”: poche adesioni e tante incertezze sulle future Case di Comunità: "Non accettiamo scelte al buio"

L'introduzione del ''Ruolo unico" nasce da un'esigenza forte che deriva dal Pnrr per la costituzione delle Case della Comunità (10 in Trentino), dove è prevista una presenza medica 24 ore su 24. "In Trentino non sono stati decisi gli aspetti specifici del nuovo ruolo" spiega Paoli e intanto fra i professionisti cresce l'incertezza

Medici di famiglia e il rebus del “ruolo unico”: poche adesioni e tante incertezze sulle future Case di Comunità

TRENTO. Il “ruolo unico” per i medici di medicina generale, previsto nella nuova convenzione in vigore da quest’anno, non sembra piacere. O meglio, in Trentino non si sa ancora come sarà questo nuovo ruolo, come dovranno essere usate le 38 ore e soprattutto dove dovranno essere impegnati i professionisti.

 

Il nuovo ruolo è previsto automaticamente per i nuovi medici di medicina generale, ma è stata lasciata la possibilità agli “anziani” di scegliere se passare al “ruolo unico”. La scadenza per comunicare la volontà di fare questo passaggio è terminata nelle scorse ore e, dalle prime indiscrezioni, sembra che il numero di medici che hanno dichiarato di essere disposti a passare al ruolo unico sia inferiore alle dita di una mano.

 

“Il ruolo unico ce lo abbiamo tutti dall'aprile 2024. Oggi però non sappiamo che carico andranno ad avere i medici con il nuovo contratto” ha chiarito Nicola Paoli, del Sindacato Medici Italiani (Smi). “Ho firmato il contratto nazionale a Roma e attraverso questo documento è stato poi dato il compito alle Regioni o Province Autonome di portare avanti con le delegazioni sindacali gli aspetti specifici su cosa faranno i medici con il nuovo ruolo. Questo – ha continuato Paoli – in Trentino non è stato ancora deciso definitivamente”.

 

Una situazione che ha creato incertezze per una figura come quella del medico di famiglia, istituita nel 1978 quando è nato il Sistema Sanitario Nazionale, con l’obiettivo di assicurare a ogni cittadino un dottore di riferimento per le cure sul territorio e che ora si trova davanti a una vera e propria rivoluzione.

 

IL RUOLO UNICO
Il “ruolo unico” è normato dall'accordo normativo nazionale, che ha previsto che dal 2025 tutti i nuovi medici cambino “casacca”, giuridicamente parlando. Non saranno più, come è stato fino allo scorso anno, solo medici di famiglia con i loro pazienti o solo medici di continuità assistenziale (Guardie mediche). A livello nazionale è stato previsto che il medico sia trasformato in “ruolo unico”, un'unica figura, e debba quindi sia seguire i suoi pazienti sia svolgere delle attività orarie.

 

Questa formula nasce da un'esigenza forte che deriva dal Pnrr per la costituzione delle Case della Comunità (10 in Trentino), dove è prevista una presenza medica h24 per le hub. A livello nazionale è stato usato il contratto per fare in modo che i medici di famiglia diventino anche medici ad attività oraria.

 

Ma il ruolo unico cosa significa? La questione è molto discussa fra sindacati, province, regioni e aziende sanitarie. Il nuovo medico a ruolo unico, per prima cosa, deve aprire un ambulatorio e fin da subito ha 38 ore da mettere a disposizione dell'Azienda sanitaria, che diminuiranno poi a seconda del numero di pazienti da seguire. La suddivisione di queste 38 ore è in questi mesi al centro di una diatriba e serve un accordo fra tutte le parti per riuscire a capire in che modo il medico le dovrà usare.

 

SCARSA ADESIONE AL “RUOLO UNICO” PER I MEDICI GIÀ TITOLARI DI INCARICO
Nelle scorse settimane l'Azienda sanitaria ha pubblicato una delibera che riguarda un passaggio preliminare alla recluta di nuovi medici.

 

Nell'accordo nazionale, infatti, viene spiegato che, prima di pubblicare le aree carenti e reclutare nuovi medici che saranno a ruolo unico, l'Azienda sanitaria debba chiedere a tutti i medici che sono sul territorio se vogliono optare volontariamente per questo ruolo unico.

 

La possibilità è scaduta ieri sera, ma secondo le prime indiscrezioni sarebbero stati pochissimi i medici che hanno deciso di aderire.

“Una scelta che abbiamo indicato come sindacato – ha spiegato a Il Dolomiti Nicola Paoli – perché abbiamo delle linee guida del contratto nazionale, ma a livello locale mancano ancora delle specifiche. Non accettiamo che i nostri medici facciano delle scelte al buio”.

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