Infermieri in Trentino, numeri al limite: i no vax possono mettere a rischio l'intero sistema. Upipa: ''Prima professionista sospesa, in alcune strutture stop a nuovi ospiti''
Da un lato il ruolo degli infermieri diventa sempre più importante dall'altro nelle Rsa i professionisti sanitari sono ridotti al minimo e per ognuno il lavoro da portare avanti sta diventando insostenibile. Pedrotti (Opi): " Nelle Case di riposo il problema è legato non tanto alla mancanza di infermieri ma bensì all'attrattività. Serve offrire sicurezza, valorizzazione e possibilità di sviluppo della carriera"

TRENTO. L’infermiere è il professionista sanitario che realizza cure infermieristiche di carattere educativo, preventivo, relazionale e riabilitativo alle persone assistite e alle loro famiglie. Aiuta le persone a superare i problemi di salute, migliorare l’esperienza di malattia e sviluppare la massima autonomia possibile. E' un impegno a 360 gradi e l'anno CoViD-19 appena trascorso ha innegabilmente portato in risalto questa figura e il suo ruolo che è stato ed è tutt’ora in prima linea nella gestione dell’emergenza pandemica.
Ma la sua importanza non finisce qui perché proprio la figura dell'infermiere ha un ruolo centrale nella sanità del futuro.
Un'importanza che va a sbattere contro alcune criticità che ancora oggi il Trentino si trascina dietro dal punto di vista organizzativo e attrattivo e sulle quali l’Ordine degli Infermieri e le Istituzioni competenti stanno lavorando assieme per trovare quanto prima delle soluzioni. C'è poi il tema della vaccinazione, degli infermieri no-vax e della loro imminente sospensione e delle ripercussioni che potrebbero esserci per l'intero sistema.
GLI INFERMIERI IN TRENTINO
Ad oggi gli iscritti all'Ordine degli Infermieri del Trentino sono 4570. Di questi circa 900 (il 20%) operano nell'area delle Rsa, in 3 mila all'interno dell'Azienda sanitaria nei vari ambiti, circa 250 in strutture private e 168 svolgono la libera professione.
La formazione universitaria infermieristica presente a Trento è modello di riferimento a livello nazionale e, fortunatamente, non si registrano problemi di mobilità passiva e cioè infermieri che dopo essere venuti a studiare a Trento lasciato il territorio per andarsene in altre regioni, anzi vi sono situazioni di studenti residenti fuori provincia che conosciuti gli elevati standard formativi decidono di venire a studiare infermieristica al Polo Universitario delle Professioni Sanitarie di Trento e una volta conseguita la laurea di esercitare la professione nella nostra Provincia. In Trentino il rapporto degli infermieri sulla popolazione è di 7,8 su mille abitanti. Un rapporto al di sopra della media nazionale ma inferiore di quello europea.
Quello dell'infermiere è un lavoro non semplice e che negli anni ha visto un crescendo di criticità. “Per quanto riguarda la professione dell'infermiere – spiega Daniel Pedrotti, presidente dell'Opi – occorre affrontare due questioni. Da un lato il suo ruolo che diventerà sempre più importante e dall'altro le criticità che si stanno riscontrando da ormai diverso tempo all'interno delle Rsa”.
A livello nazionale e locale si sta avendo una forte spinta per portare il servizio sanitario sempre più vicino al cittadino anche attraverso l’innovazione di modelli e tecnologie. “Questo orientamento – spiega Pedrotti – vedrà emergere in maniera sempre maggiore il ruolo dei medici di medicina generale e quello degli infermieri. Entrambi avranno il compito di agire in forte integrazione e sinergia, nel rispetto delle professionalità di ognuno, per fornire risposte di salute competenti, coordinate e prossimali ai cittadini”.
C'è poi il nodo più importante. Gli infermieri all'interno delle Rsa e l'ormai cronica carenza considerando anche che nei prossimi 10 anni saranno più di mille quelli che andranno in pensione. “E' un problema che ci trasciniamo da molto tempo – spiega Pedrotti – ed è legato non tanto alla mancanza di infermieri ma bensì all'attrattività”.
Ad oggi il rapporto nelle Rsa di infermieri con gli utenti è di 1 a 60. Ciò significa che un infermiere nel corso della giornata dovrebbe riuscire a realizzare cure infermieristiche a 60 anziani di una Rsa arrivando anche a oltre 100 durante la notte. Una complessità e un carico assistenziale elevatissimi per gli infermieri.
“Per rendere attrattive le Rsa occorre garantire all’infermiere di esercitare la professione in sicurezza, in un clima sereno e con prospettive di crescita e valorizzazione delle competenze” chiarisce Pedrotti.
GLI INFERMIERI NELLE CASE DI RIPOSO
È uno degli aspetti più problematici e che durante la pandemia ha portato maggiori effetti. Nelle Rsa trentine gli infermieri sono ridotti al minimo e per ognuno gli elevati carichi assistenziali di cui sono responsabili stanno diventando insostenibili.
Si stanno registrando bisogni sanitari e assistenziali sempre più complessi degli ospiti residenti nelle Rsa legati all’aumento dell’età media, delle co-morbilità, delle politerapie con conseguente significativo aumento del fabbisogno di competenze sanitarie e assistenziali. L’emergenza sanitaria da Sars CoV-2 ha ulteriormente palesato l’esigenza di potenziare competenze sanitarie infermieristiche.
Accanto a questo ci sono le dotazioni infermieristiche quantitative e qualitative sottodimensionate che pongono a rischio la sicurezza degli ospiti. “Assistere per un infermiere 50 - 60 ospiti durante i turni del mattino o pomeriggio e fino a 110-115 durante la notte, come tuttora avviene – è stato spiegato dall'Ordine - non permette di garantire sicurezza e qualità delle cure e della presa in carico ai pazienti anziani con cronicità e fragilità e determina carichi assistenziali elevatissimi per gli infermieri ad alta componente di stress”. Tutto questo va a creare una scarsa attrattività dell’assistenza infermieristica in Rsa pur riconoscendo che sono contesti ad elevato potenziale per la professione infermieristica. Concorsi con pochi candidati o deserti e turnover visto che molti infermieri decidono spesso di lasciare le Rsa per entrare in Apss.
“Nelle nostra strutture la situazione è discreta anche se rileviamo alcune criticità per la carenza di personale infermieristico” ci spiega Michela Chiogna, presidente dell'Upipa, il principale ente di gestione delle Rsa trentine dove lavorano in tutto circa 700 infermieri (tra part time e tempo pieno). “Purtroppo un paio di strutture – continua – non avendo un numero sufficiente di infermieri sono state costrette a bloccare le nuove entrate. È una situazione ben nota e queste carenze riguardano gli infermieri ma anche i medici”. Le tematiche da affrontare sono tante da quella contrattuale a quella organizzativa con la necessità di seguire un numero elevato di ospiti. “È un lavoro impegnativo – spiega Chiogna – e anche se ci sono gli Oss che danno un supporto lo sforzo è grande”.
GLI INFERMIERI NO VAX POSSONO METTERE IN CRISI IL SISTEMA
Ad oggi l'Ordine degli Infermieri non ha ancora ricevuto da parte dell'Azienda sanitaria le comunicazioni di accertamento di inosservanza dell’obbligo vaccinale di infermieri iscritti che comunque dovrebbe arrivare a breve. La legge attribuisce all’Ordine la funzione di presa d’atto dell’accertamento di inosservanza dell’obbligo vaccinale di competenza di Apss, con la sospensione dall’albo fino ad assolvimento dell’obbligo vaccinale e comunque non oltre il 31 dicembre di quest'anno.
“Come Ordine – spiega Daniel Pedrotti - ribadiamo con forza che la professione infermieristica riconosce il valore delle evidenze scientifiche quale base dell’agire professionale. Il vaccino anti CoVid-19 è sicuro e non è assolutamente un farmaco sperimentale. Vaccinarsi per un infermiere è in primis un dovere deontologico, una responsabilità di tutela della salute individuale e collettiva, in particolare delle persone più fragili che assistiamo quotidianamente. Senza se e senza ma”.
A preoccupare è l'impatto delle imminenti sospensioni per l’inosservanza dell’obbligo vaccinale (ad eccezione di chi ha motivazioni di salute certificate dal proprio medico) che determinerà una ulteriore riduzione degli organici infermieristici in alcuni contesti di cura già sottodimensionati. Preoccupazione molto sentita soprattutto nelle Rsa. In Trentino nei giorni scorsi è stato registrato il primo caso di una infermiera sospesa in una Rsa della Valle del Chiese.
“Nei giorni scorsi abbiamo avuto il primo caso di un'infermiera sospesa in una struttura in Valle del Chiese. Il provvedimento è stato preso dalle autorità bresciane essendo la professionista residente in provincia di Brescia” ci spiega la presidente di Upipa Michela Chiogna. “La nostra preoccupazione riguarda la necessità di mantenimento degli standard di qualità dell’assistenza ai pazienti. Un calo degli infermieri potrebbe mettere in crisi diverse strutture”.
L'IMPEGNO PER TROVARE UNA SOLUZIONE
Nel mese di giugno si è tenuto un incontro che ha portato alla nascita di un tavolo di lavoro che vede protagonisti gli infermieri con il coinvolgimento dell’Ordine e di rappresentanti della Provincia, di Apss, di Upipa e Consolida. L'obiettivo è quello di guardare al futuro cercando di affrontare concretamente e in modo condiviso i problemi che oggi ci sono e allo stesso tempo prevenirne di nuovi.
Il tavolo si è insediato il 4 agosto e proseguirà i lavori nelle prossime settimane.








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