Infermieri, la crisi non si ferma: in Trentino ne mancano 450 e 130 all'anno andranno in pensione (I DATI). Pedrotti: “Si sta creando uno squilibrio sempre più importante”
L'età media degli infermieri va dai 46 ai 60 anni e questo significa che avremo nei prossimi anni un'uscita di circa 130 all'anno persone per pensionamento. L'analisi è stata condotta dall'Ordine delle Professioni infermieristiche. Il presidente Pedrotti: "Servono retribuzioni adeguate al livello di responsabilità e competitive, un'espansione delle opportunità di carriera dedicate, la garanzia di livelli di inquadramento giuridico ed economico in base alle responsabilità affidate e creare una cultura in cui gli infermieri si sentano valorizzati e motivati"

TRENTO. La carenza di infermieri su tutto il territorio è diventata una fra le più gravi emergenze del sistema sanitario nazionale. Le stime per il futuro non sono per nulla positive e a fronte di un continuo calo delle nascite, di un aumento dell'aspettativa di vita e un aumento delle malattie croniche, questa carenza andrà a compromettere sempre di più il sistema sanitario locale e nazionale.
Lo sa bene chi oggi lavora all'interno dei nostri ospedali e chi deve coordinare il personale per coprire i turni e mantenere i servizi anche nelle strutture di periferia. Nelle strutture private o nelle Rsa per arginare questa grave situazione viene fatto uso del personale proveniente dall'estero ma non mancano le criticità.
Per capire quanto il quadro possa peggiorare basta guadare le previsione sull'invecchiamento della popolazione in Trentino. Secondo le analisi portate avanti da Ispat e pubblicate negli scorsi mesi, viene stimata una crescita sia per la fascia degli anziani (di 65 anni ed oltre) che per i grandi anziani (di 80 anni e oltre) ed in particolare delle donne anziane.
La carenza di infermieri “è quella che desta maggiore preoccupazione” viene spiegato dall'Ordine delle professioni infermieristiche. Secondo i dati elaborati si stima una carenza di circa 250 infemieri in Trentino ai quali, però, dovranno essere aggiunti dai 180 ai 200 professionisti che sono quelli che in futuro dovranno essere impegnati nei piano Pnrr come le Case o gli Ospedali di Comunità. In totale si stima quindi che la carenza si aggira sui 450 infermieri.

Purtroppo, però, il quadro è ancora più grave. Se infatti si vanno a vedere le caratteristiche demografiche e occupazionali della comunità infermieristica si scopre che l'età media degli infermieri va dai 46 ai 60 anni e questo significa che avremo nei prossimi anni un'uscita di circa 130 persone per pensionamento.
“Si sta creando uno squilibrio sempre più importante tra bisogni assistenziali in aumento come numero e complessità e disponibilità di infermieri, configurando una vera e propria emergenza per il Servizio Sanitario” ha spiegato il presidente dell'Ordine delle professioni infermieristiche, Daniel Pedrotti, sottolineando come ci si trovi davanti ad una situazione che compromette il funzionamento della sanità pubblica e mina l’equità nell’accesso alle cure.

Le cause della scarsa attrattività del sistema sanitario per la professione infermieristica, spiega, sono racchiuse in questi punti: dotazioni infermieristiche e di personale di supporto sottodimensionate, difficoltà a conciliare lavoro e vita privata, turni di lavoro massacranti, retribuzioni basse, scarse opportunità di sviluppo di carriera, modelli organizzativi obsoleti, rischio aggressioni fisiche e verbali.
“Esprimiamo forte preoccupazione perché il bene inestimabile delle cure infermieristiche è oggi a forte rischio per quantità e qualità: gli infermieri sono in numero insufficiente e questo non sempre permette loro di garantire quanto atteso. Inoltre, gli infermieri, seppur siano in possesso delle giuste competenze, non sempre trovano la giusta collocazione per la loro massima espressione, oltre al fatto che sono poco rappresentati ai vari livelli, anche strategico, per fornire una direzione necessaria” continua il presidente dell'Ordine.
Le fragilità del nostro Servizio Sanitario Nazionale e Provinciale, è sotto gli occhi di tutti, rafforzano la necessità urgente di investire nella professione infermieristica e più in generale nelle professioni sanitarie e in modelli organizzativi innovativi per continuare a garantire la tutela del diritto alla salute dei cittadini e affrontare le sfide del futuro.
Il presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche, Daniel Pedrotti, lo ha dichiarato più volte e lo rivendica, lo ha affermato anche la presidente Fnopi Barbara Mangiacavalli in occasione del Congresso Nazionale di Rimini dal 20 al 22 marzo: “gli infermieri non creano problemi, portano soluzioni”.
L'obiettivo è quello di fare dell’infermieristica un progetto forte, capace di reggere le sfide di oggi e di domani. “Come condiviso con l’assessore alla Salute e Politiche Sociali della Pat, Mario Tonina – spiega Pedrotti - serve un piano provinciale di contrasto alla carenza infermieristica e di rilancio del valore della professione. Questo è il segnale che gli infermieri si aspettano dalle istituzioni, un progetto condiviso con azioni concrete per riconoscere il valore della professione infermieristica sugli esiti di salute dei cittadini e sul sistema sanitario provinciale”.
Fondamentale è ridurre la parte burocratico-amministrativa, soprattutto per quanto riguarda i coordinatori, e dare concretezza alla valorizzazione del capitale umano. “Come? Retribuzioni adeguate al livello di responsabilità e competitive – continua il presidente dell'Ordine - espansione delle opportunità di carriera dedicate, garantire livelli di inquadramento giuridico ed economico in base alle responsabilità affidate evitando attribuzioni e/o deleghe non formalmente riconosciute, creare una cultura in cui gli infermieri si sentano valorizzati e motivati a fornire standard eccellenti di assistenza ai pazienti con il riconoscimento effettivo ed esplicito del valore della professione sugli esiti di salute e la messa a terra di modelli organizzativi innovativi ad elevata autonomia per gli infermieri”.













