Infermieri stranieri in Trentino: dall'Albania al Paraguay. Il 6,3% iscritto all'Ordine, 83 in deroga per coprire le carenze, Spes: “Senza impossibile portare avanti i servizi in Rsa”
La richiesta di personale infermieristico nelle Case di riposo è continua e nei prossimi anni la pressione sarà ancora maggiore con un aumento degli anziani: nel 2030, si ipotizza che la popolazione anziana rappresenterà circa il 24% della popolazione trentina. L'Ordine degli infermieri esprime preoccupazione per il personale che esercita "in deroga": "Non abbiamo evidenza di un livello di competenze e non abbiamo certezza delle loro conoscenze linguistiche”

TRENTO. Garantiscono il funzionamento di diverse strutture e sono diventati, in alcuni casi, fondamentali in tutta Italia. Vengono dall'India, dall'Albania e da altre zone del mondo. Stiamo parlando degli infermieri stranieri, finiti al centro della cronaca quando sono iniziati a registrarsi i primi arrivi.
Oggi la situazione è evoluta e la percentuale di infermieri provenienti dall'estero è importante anche in Trentino.
Sono due i canali che un infermiere straniero può seguire per esercitare in Italia. Il primo è quello "ordinario" e consiste nel presentare domanda al Ministero della Salute, che ne valuta la situazione e il titolo di studio. Successivamente, deve fare un esame di lingua italiana e, se il risultato di tutto il percorso è positivo, viene rilasciato un decreto con il quale, a seguito di iscrizione a un ordine regionale, può esercitare.
Un secondo percorso è stato pensato per il momento di emergenza che abbiamo vissuto in passato e successivamente è stato prorogato fino almeno al 2027. In questo caso, la richiesta viene rivolta alla Pat e il requisito è quello di essere iscritti a un Ordine del proprio Paese. Viene data la possibilità di esercitare in deroga. Questi infermieri non sono iscritti all'ordine italiano.
In Trentino, gli infermieri che hanno seguito la via ordinaria sono il 6,3% del totale. Quelli che invece hanno chiesto di lavorare in Provincia di Trento con deroga al riconoscimento del titolo sanitario sono 83 e arrivano da tantissimi Paesi: Paraguay, Pakistan, Albania, Perù, Tunisia, Romania, Repubblica Dominicana, Brasile, Venezuela e Polonia.
Professionisti che, se da un lato vengono utilizzati nelle Rsa in Trentino e nelle strutture private, dall'altro preoccupano l'Ordine degli Infermieri. “Abbiamo portato a livello nazionale la questione – ha spiegato il presidente Pedrotti – e ci preoccupa perché questi colleghi sono fuori dai radar dell'ordine. Non abbiamo evidenza di un livello di competenze, non abbiamo certezza delle loro conoscenze linguistiche e c'è un tema di qualificazione”.
Il tema è di fondamentale importanza, visto che il ruolo di questi infermieri è essenziale per portare avanti i servizi nelle Rsa. Strutture che, nel corso dei prossimi anni, registreranno un aumento della pressione, visto il progressivo invecchiamento della popolazione.
A confermarlo è Ispat: se nel 1961 le persone di 65 anni e oltre costituivano circa il 10% della popolazione, nel 2019 la loro consistenza media era del 19% negli uomini e del 24% nelle donne. Nel 2030, sempre secondo le analisi dell'istituto trentino, si ipotizza che la popolazione anziana rappresenterà circa il 24% della popolazione trentina, continuando poi a salire fino a oltre il 30% nel 2070.
Per quanto riguarda le persone di 80 anni e oltre, il modello di proiezione demografica riferisce che, se nel 1981 esse ammontavano a 11 mila (il 2,5% della popolazione trentina), nel corso di un ventennio sarebbero raddoppiate. La proiezione in ipotesi naturale stima che potrebbero diventare 50.000 nel 2034 (9% dei trentini) e 80.000 nel 2070, raggiungendo il 13,5% della popolazione complessiva.
La richiesta di servizi aumenterà e servirà adeguare il personale. Al momento, sul nostro territorio, Upipa e Spes, che gestiscono le Rsa sparse in tutta la provincia, stanno registrando situazioni diverse.
“Per quanto riguarda l’utilizzo di infermieri stranieri – ci spiega Michela Chiogna di Upipa – sono presenti nella nostra struttura a Spiazzo (10 su 13) e in due unità a Riva del Garda. Per il resto, fortunatamente, al momento riusciamo a coprire tutte le necessità. Più difficoltà, invece, stiamo avendo per trovare Oss”.
Diversa sembra essere invece la situazione di Spes. “Il personale che proviene dall'estero è circa il 30% del totale impegnato nelle nostre Rsa" ci spiega il direttore Italo Monfredini. "Il bisogno è continuo per far funzionare le strutture. Difficile pensare di andare avanti senza”.












