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Trento
18 maggio | 13:44

Nel 2050 un trentino su tre sarà over 65 ed è emergenza infermieri: "A oggi in Trentino Alto Adige ne servirebbero 1.125 in più". Pedrotti: "A rischio l'assistenza"

Oggi il 36% dei cittadini in Provincia di Trento ha almeno una patologia cronica e il 17% almeno due. Nel 2040, in Italia e in Trentino, gli over 50 supereranno gli under 50 e nel 2050 il 35% della popolazione avrà più di 65 anni. La figura dell'infermiere diventa sempre più fondamentale. Un dato negativo arriva però dall’accesso alla Laurea Triennale in Infermieristica: a fronte di un aumento di posti a bando dell’1,9% nell’anno accademico 2024-2025, le domande di accesso ai corsi si sono ridotte mediamente a livello nazionale dell’8% 

Nel 2050 un trentino su tre sarà over 65 ed è emergenza infermieri

TRENTO. Anziani in aumento, pochi infermieri e il tempo sta per scadere. È questa una delle criticità che occorrerà affrontare in futuro. In Trentino, dove già oggi il 36% dei cittadini convive con almeno una patologia cronica e il 17% con due o più, la fotografia del presente suona come un avvertimento per il futuro.

 

Tra soli 15 anni, gli over 50 supereranno gli under 50. Nel 2050, un cittadino su tre avrà più di 65 anni. A chi spetterà prendersi cura di una popolazione sempre più anziana, fragile e sola?

 

A sottolineare l'importanza degli infermieri è stato il presidente dell'Ordine Daniel Pedrotti nei giorni scorsi durante la Giornata Internazionale degli Infermieri, durante la quale sono stati illustrati dati davvero importanti che fotografano la situazione attuale e mostrano come sia fondamentale mettere in campo interventi solidi per il futuro.

 

Il numero di infermieri non basta, le forze si assottigliano, l’interesse dei giovani cala, gli stipendi restano tra i più bassi d’Europa.

 

I DATI
Oggi il 36% dei cittadini in Provincia di Trento ha almeno una patologia cronica e il 17% almeno due. Nel 2040, in Italia e in Trentino, gli over 50 supereranno gli under 50 e nel 2050 il 35% della popolazione avrà più di 65 anni.

In questo scenario di grandi cambiamenti, gli infermieri giocheranno un ruolo fondamentale. Se nel 2024 il numero degli infermieri pediatrici si è confermato stabile rispetto all’anno precedente (42), quello degli infermieri è aumentato a 4.519 (cioè 63 in più) ed è sempre maggiormente rappresentato dalle donne (3.086, ovvero l’83,4%).

 

Sono 576 gli infermieri tra 26 e 30 anni, 569 quelli tra 31 e 35, ma la concentrazione maggiore (il 43%, e cioè 1.956 infermieri) si registra tra i 46 ed i 60 anni. Attualmente gli infermieri attivi ogni mille abitanti sono 7,7, cioè più della media italiana (6,5), ma al di sotto di quella europea (8,4) e di quella indicata dall’Ocse (8,9).

Un dato negativo arriva però dall’accesso alla Laurea Triennale in Infermieristica: a fronte di un aumento di posti a bando dell’1,9% nell’anno accademico 2024-2025, le domande di accesso ai corsi si sono ridotte mediamente a livello nazionale dell’8% rispetto all’anno accademico precedente.

 

Il problema si riflette sulla carenza del personale: in Trentino-Alto Adige servirebbero 1.125 infermieri in più, 552 sul territorio e 573 in ospedale, mentre guardando solo alla nostra provincia la stima è tra 433 e 453 professionisti.

C'è poi il tema, non di poco conto, delle retribuzioni. Gli stipendi degli infermieri italiani sono del 20% più bassi rispetto alla media europea. Capitolo a parte quello delle Lauree Magistrali in Scienze Infermieristiche e Ostetriche: il 77,4% dei laureati intende proseguire gli studi e il 24,8% vorrebbe farlo proprio con una Laurea Magistrale.

 

Nell’anno accademico 2024/2025, tuttavia, sono state presentate 11.044 domande per 2.147 posti disponibili: l’Ordine evidenzia quindi la necessità di un incremento dei laureati magistrali, con il fine di elevare il livello culturale della professione e determinare così l’evoluzione specialistica disciplinare. Attualmente, in Italia, si stima siano laureati magistrali solo il 4% degli infermieri: l’obiettivo per il futuro è quello di raggiungere almeno il 25%.

 

L'ORDINE DEGLI INFERMIERI
Senza infermieri non c’è assistenza per una popolazione sempre più anziana, fragile e sola” sono le parole che arrivano dal presidente Daniel Pedrotti.

“La salute non si improvvisa e non si impone: si costruisce – ha aggiunto. – E si costruisce insieme: con i cittadini, le istituzioni, le altre professioni sanitarie e i decisori politici. Non può esserci una professione che sovrasta le altre. Non può esserci una politica che guarda solo al tornaconto immediato, senza una visione d’insieme più ampia e di prospettiva. Non si può parlare solo di ospedali e pronto soccorso senza affrontare anche il tema del territorio, della fragilità e della non autosufficienza. Il benessere, di chi cura e di chi viene curato, nasce da un equilibrio delicato, da un’empatia che è alla base della nostra identità professionale”.

 

Dall'Ordine degli Infermieri è arrivato l'apprezzamento per le misure adottate in questi ultimi anni, tra cui la definizione del modello di Infermiere di Famiglia e Comunità in provincia di Trento, che ora necessita di un ulteriore impulso nella sua piena attuazione, assicurando sempre il requisito imprescindibile della competenza specialistica.

 

L’infermiere è molto più di un professionista della salute: è un pilastro della coesione sociale, un baluardo di umanità, un costruttore di pace. Le sfide – ha spiegato Pedrotti – che affrontiamo sono sotto gli occhi di tutti: condizioni di esercizio professionale critiche, rischio di una carriera piatta, persistenza in molti ambiti di modelli assistenziali obsoleti, diminuzione dell’interesse dei giovani ad intraprendere la professione e un equilibrio sempre più fragile tra doveri e riconoscimenti”.

 

Fondamentale è il ruolo dell'innovazione. C'è la necessità – è stato spiegato – di rendere la professione infermieristica sempre più attrattiva e di contribuire a un sistema salute efficace, efficiente e sostenibile. “È giunto il momento di riconoscere pienamente la multidimensionalità della nostra professione – spiega Pedrotti – non siamo tutti uguali e non è più possibile pensare che 'uno valga uno'. Serve una nuova visione. In che modo? Con la promozione del benessere degli infermieri, con un investimento nella formazione universitaria e continua e una valorizzazione concreta della professione attraverso l’attivazione di percorsi di carriera chiari e motivanti, con prospettive di remunerazione progressivamente crescenti, basate sul merito e il riconoscimento della responsabilità. Solo così possiamo trattenere i talenti e attrarre le nuove generazioni”.

 

Un altro aspetto centrale è il coinvolgimento reale nei processi decisionali. “Non vogliamo restare spettatori: dobbiamo e vogliamo essere protagonisti, perché le soluzioni migliori nascono dal dialogo. Garantire la salute significa mettere i professionisti nelle condizioni di dare il meglio” ha concluso il presidente dell'Ordine.

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