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La maggioranza in Provincia vuole reintrodurre il servizio militare (o civile) obbligatorio tra i 18 e i 28 anni

L'iniziativa è già stata lanciata anche dai Consigli regionali di Veneto e Friuli. La competenza in materia è dello Stato ma la Provincia può “emettere voti e formulare progetti” affinché la proposta, una volta approvata dal parlamento trentino, possa essere inviata dal Presidente Fugatti al Governo perché la presenti alle Camere

Di G.Fin - 24 December 2020 - 12:42

TRENTO. Riavere un servizio civile o militare obbligatorio tra i 18 e i 28 anni. “Sarebbe importante per rinsaldare lo spirito di appartenenza alla comunità nazionale e la solidarietà civile tra i cittadini e per offrire ai giovani un percorso educativo e formativo di servizio alla società” ha spiegato il consigliere provinciale di Forza Italia Giorgio Leonardi che ha presentato la prima “Proposta di progetto di legge” all'esame della Quarta Commissione permanente.

 

Il testo, formato da 5 articoli, è stato firmato anche da altri 4 esponenti della maggioranza: Alessia Ambrosi, Alessandro Savoi (Lega Salvini Trentino), Claudio Cia (Agire per il Trentino), Luca Guglielmi (Fassa).

 

La competenza in materia di servizio nazionale appartiene ovviamente allo Stato. Il consigliere Leonardi, però, ha spiegato che la Provincia può “emettere voti e formulare progetti” su materie di interesse generale come questa, affinché la proposta, una volta approvata dal parlamento trentino, possa essere inviata dal Presidente Fugatti al Governo perché la presenti alle Camere. 

 

Già il Veneto, guidato dal leghista Zaia e il Friuli Venezia Giulia con Fedriga, hanno visto iniziative simili. L'obiettivo è che possa emergere, spiega Leonardi: “un'esigenza di rilievo nazionale e non del solo territorio trentino”. Sarà poi la Conferenza Stato-Regioni e Province autonome a definire, per i conseguenti decreti attuativi, le condizioni organizzative e finanziarie del nuovo servizio nazionale universale.

 

Secondo il consigliere, il servizio nazionale universale – che potrebbe essere prestato, a scelta, nei settori della protezione civile, in associazioni o organizzazioni del terzo settore, nella difesa o in altre pubbliche amministrazioni – sarebbe potenzialmente in grado di coinvolgere circa 600.000 persone interessando sia uomini che donne di età compresa tra 18 e 28 anni per un periodo di 6 mesi, “senza pregiudizio per il proprio percorso di studi e di formazione postuniversitaria”.

 

Il testo precisa anche che “lo Stato e le regioni, per gli ambiti di rispettiva competenza, assicurano adeguata formazione alle cittadine e ai cittadini durante lo svolgimento del servizio nazionale universale, per assicurarne la valenza educativa”. E aggiunge che il servizio sarebbe prestato in via prioritaria nelle regioni di residenza e che “può dare luogo a retribuzione, con esclusione di ogni imposizione tributaria” ed essere considerato ai fini pensionistici”.

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