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| 06 apr 2022 | 19:17

Per gli Alpini si deve tornare alla leva obbligatoria? La replica: “L'Ana per sopravvivere si aggiorni, servizio civile è un'opportunità per migliaia di giovani”

Dopo le parole degli scorsi giorni del presidente della sezione di Trento dell'Associazione nazionale Alpini Paolo Frizzi, che ha lanciato un appello per il ritorno alla leva militare obbligatoria, ecco la replica di un gruppo di persone “che nel tempo si sono a lungo battute per l'avvento di un nuovo servizio civile, aperto a tutti e tutte, inclusivo e davvero utile alla comunità”

Per gli Alpini si deve tornare alla leva obbligatoria?
di Redazione

TRENTO.  L'appello degli Alpini per il ritorno alla leva obbligatoria? Ecco la replica di un gruppo di persone che si è battuto nel tempo per “l'avvento di un nuovo servizio civile”: “Per far sopravvivere l'Ana è necessario che l'associazione si aggiorni e si proponga in modo nuovo, non tornare alla leva militare obbligatoria”. Parlando all'assemblea sezionale dell'Ana trentina qualche giorno fa, il presidente dell'Associazione nazionale Alpini Paolo Frizzi ha infatti dichiarato che il servizio civile volontario sarebbe “un modello che ha miseramente fallito”, proponendo il ritorno alla leva obbligatoria “non per insegnare ai giovani a fare la guerra, ma per prepararli ad affrontare calamità naturali o provocate dalla stupidità umana, come quella che stiamo vivendo in questi giorni” (Qui Articolo).

 

La replica, che riportiamo integralmente, è firmata da Massimiliano Pilati (presidente del Forum Trentino per la pace e i diritti umani), Dario Fortin, Roberto Calzà, Michelangelo Marchesi, Marco Degasperi, Emanuele Curzel, Riccardo Santoni.

 

“Servizio civile: dove sta il fallimento?

 

Siamo alcune persone che, nel tempo, si sono a lungo battute per l’avvento di un nuovo servizio civile, aperto a tutti e tutte, inclusivo e davvero utile alla comunità. Siamo quindi restati colpiti da alcune affermazioni del presidente dell’Associazione Nazionale Alpini del Trentino, Paolo Frizzi, pronunciate durante l’assemblea di domenica scorsa, affermazioni che riteniamo meritino qualche considerazione. A fronte del calo di iscritti all’ANA, inevitabile conseguenza della sospensione della leva obbligatoria, Frizzi ha sostenuto che: “Solo un sistema organizzato gerarchicamente può salvarci dal disastro dell’improvvisazione e del pressapochismo. Dobbiamo tornare a un servizio di leva obbligatorio. Non per insegnare ai ragazzi a fare la guerra, ma per essere pronti a ogni calamità naturale o provocata dalla stupidità umana, come in questi giorni. Nei primi anni Duemila qualcuno ha creduto che il servizio civile volontario avrebbe supplito alla sospensione della leva obbligatoria: quel modello ha miseramente fallito”.

 

Risulta curioso che non si parli di “servizio militare”, quasi ci si vergogni di chiamare le cose col proprio nome e temendo forse che – con una guerra così vicina – qualcuno ricordi che l’esercito resta ancora oggi l’istituzione deputata ad addestrare alla guerra. Ma soprattutto appare decisamente gratuita l’accusa di fallimento al modello del servizio civile che, peraltro, nessuno ha mai pensato dovesse supplire in qualche modo alla leva militare obbligatoria, visto che son cose completamente diverse. E i volontari in servizio civile (solo quelli conteggiati in progetti di livello nazionale, a cui vanno aggiunti le migliaia presenti nei progetti regionali) oggi in Italia sono oltre 40mila, mentre il Ministero della Difesa per il 2022 ha emesso un bando per soli 7.200 volontari di ferma annuale. Ma la spesa militare italiana 2021 è di 24 miliardi, quella per il servizio civile ammonta a poco più di 300 milioni (lo 0,001% della prima).

 

Che l’ANA sia una storica e benemerita associazione di volontariato, importante supporto per molte attività a livello nazionale e locale ed elemento di coesione sociale, nessuno lo mette in dubbio. Ma che per farla sopravvivere si debba tornare alla leva militare obbligatoria, invece che aggiornarsi e proporsi in modo nuovo, appare una posizione decisamente originale, viste le numerose opportunità che ci sono per servire la propria comunità. Tra queste certamente anche il servizio civile che – alla faccia del fallimento – in questi ultimi decenni si è posto come un’opportunità di crescita ed apprendimento a favore di migliaia di giovani, diventando una vera occasione di transizione all’età adulta, offrendo loro competenza, coscienza, senso civico, responsabilità. Senza strutture gerarchiche, senza divisa e senza usare le armi”.

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