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Le potenti cosche della 'ndrangheta in Trentino Alto Adige sono riuscite ad infiltrarsi nel tessuto economico. Ci sono 20 arresti per usura, rapimento, estorsione e detenzione armi

Un'articolata attività d’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Trento – Direzione Distrettuale Antimafia- che ha delegato alla Polizia di Stato l’esecuzione di venti arresti di soggetti, ritenuti a vario titolo associati alla ‘ndrangheta. Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile di Trento e dal Servizio Centrale Operativo , sono state avviate nell’estate del 2018, in seguito ad alcune dichiarazioni di un collaboratore di giustizia

Di Giuseppe Fin - 09 giugno 2020 - 13:41

TRENTO. La 'ndrangheta in Trentino con tre delle più potenti cosche presenti nel nostro Paese: quella di Delianova, Platì e Natile. Organizzazioni criminali che sono riuscite ad infiltrarsi nel nostro territorio e che operano sia in Alto Adige che in Trentino attraverso lo spaccio di cocaina ma anche usura, rapimento, estorsione e detenzione di armi.

 

L'operazione “Freeland” che si è svolta la scorsa notte a Bolzano, Trento e in altri territori del sud Italia ha permesso, ha spiegato il procuratore capo, Sandro Raimondi, “di accertare concreti, pericolosi, effettivi collegamenti e legami con appartenenti alle 'ndrine di Reggio Calabria. Hanno permesso di enucleare, tagliare profili criminali di grandi spessore da anni insediati nel territorio e legati alla 'ndrina Italiano-Papalia di Delinauova”.

 

L'intervento ha portato l’esecuzione di venti ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di altrettanti soggetti, ritenuti a vario titolo associati alla ‘ndrangheta e gravemente indiziati dei reati di associazione mafiosa, estorsione, sequestro di persona, illecita vendita di sostanze stupefacenti, detenzione illegale di armi, bancarotta fraudolenta, contraffazione di documenti e favoreggiamento. Gli arresti sono avvenuti sia in Alto Adige che in Trentino, a Pergine, e l'operazione è solo l'inizio di un'indagine più vasta e approfondita sul nostro territorio per sradicare quei tentacoli della 'ndrangheta che l'importante lavoro fatto dalla Procura, dagli investigatori e dalle forze dell'ordine sono riusciti a dimostrare essersi radicati in silenzio in regione.

 

“Una situazione – ha spiegato ancora il procuratore Sandro Raimondi - che ha allertato anche la Polizia in sede centrate e che ha dato il via ad una collaborazione più forte per respingere il fenomeno della criminalità organizzata".

 

Sintomi di quello che stava succedendo erano già stati portati a galla in passato da analisi e denunce fatte da associazioni come Libera ma anche con i rilievi che a Trento erano stati presentati dalla commissione nazionale antimafia che già nel 2018 aveva accesso i fari sul Trentino, territorio quanto mai nelle mire della criminalità organizzata.

 

Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile di Trento e dal Servizio Centrale Operativo, sono state avviate nell’estate del 2018, in seguito ad alcune dichiarazioni di un collaboratore di giustizia che ha asserito di essere a conoscenza dell’esistenza di un “locale” di ‘ndrangheta da anni attivo a Bolzano.

Da qui sono partite le attività investigative portate avanti in modo acuto dagli investigatori che hanno confermato le asserzioni del collaboratore, aggiungendo ulteriori dettagli che hanno permesso di disvelare l’esistenza, risalendo indietro fino agli anni novanta, di una “locale” di ndrangheta operante nel territorio del Trentino Alto Adige, in particolare nella provincia di Bolzano, con modalità tipiche dei consociati calabresi. Emanazione, seppur con ampi margini di autonomia, della ndrina Italiano-Papalia di Delinauova, in provincia di Reggio Calabria.

 

Un radicamento che nel corso degli anni si è fatto sempre più forte grazie alla forza intimidatrice derivante dal vincolo associativo, segnatamente rappresentato dall’appartenenza all’associazione criminale della ‘ndrangheta, caratterizzato dal rispetto di regole condivise e dal senso di comune appartenenza ad un corpus più ampio facente capo al crimine di Polsi. Nel corso degli anni si è consolidato in Trentino Alto Adige, compiendo una vera e propria scalata scalzando la criminalità locale, diventata subordinata, nella gestione del traffico di droga e divenendo il punto di riferimento per l’approvvigionamento della sostanza stupefacente in Trentino Alto Adige.

 

 

L'organizzazione presente in Trentino Alto Adige negli anni è riuscita a stringere alleanze con la criminalità locale e del Triveneto, sia per lo smercio di cocaina, per la quale sono stati rilevati collegamenti anche con la Colombia, ma anche per l’approvvigionamento di armi.

 

La 'ndrangheta è riuscita ad avviare una intensa infiltrazione nel tessuto economico altoatesino, in particolare nel settore edile e della ristorazione. Al vertice della locale cellula è stato individuato un sessantenne originario di Delianuova ma da molti anni residente a Bolzano, titolare di una ditta di costruzioni, e fittiziamente di un bar, utilizzato per gli incontri tra gli esponenti della stessa locale.

 

A quest’ultimo, in aggiunta ad una serie di reati tra cui l’associazione mafiosa, il traffico di droga e la detenzione illegale di armi, è stato contestato il reato di bancarotta fraudolenta. Perché si è appropriato indebitamente del denaro di una ditta di costruzioni, di cui era amministratore, dichiarata fallita dal Tribunale di Bolzano, e pertanto sottoposta a procedura concorsuale tale da garantire i creditori, impedendo che quest’ultimi vedessero soddisfatti gli importi richiesti.

 

Nel corso delle indagini sono stati accertati anche episodi di estorsione ai danni di un meccanico di Bolzano nonché di sequestro di persona in danno di un ristoratore. Entrambi gli episodi, l’uno finalizzato ad evitare di pagare una riparazione ad un meccanico; l’altro per riscuotere un asserito debito, hanno confermato modalità, nonché una forza intimidatoria raggiunta dalla consorteria calabrese altoatesina, tipiche delle ndrine ubicate in Calabria.

 

Proprio i legami con quest’ultime, in primis gli Italiano –Papalia di Delianuova ma anche i “Barbaro –Papalia, egemoni a Plati con ramificazioni fino a Buccinasco in provincia di Milano, e gli “Alvaro-Macrì-Violi” di Sinopoli, stati una costante della “locale” scoperta a Bolzano nel corso delle indagini, per finalità connesse al traffico di droga così come al reperimento di armi da avere a disposizione in Trentino Alto Adige. Esponenti di 'ndrine calabresi della fascia ionica e tirrenica, operanti in provincia di Reggio Calabria, sono stati anch’essi raggiunti dalle ordinanze di custodia cautelari in carcere emesse dall’Autorità giudiziaria di Trento ed eseguite questa notte dalla Polizia di Stato anche in Calabria.

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