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Non ricevono gli stipendi arretrati e minacciano di buttarsi dal tetto. Terminata la protesta dei lavoratori, avviata una difficile trattativa sindacati-azienda

L'allarme era scattato questa mattina al cantiere del centro di aggregazione giovanile di Pieve di Bono. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e le forze dell'ordine

Pubblicato il - 14 maggio 2020 - 18:40

PIEVE DI BONO. Mancato pagamento degli stipendi arretrati, questa la motivazione che ha portato quest'oggi alcuni lavoratori di una ditta a Pieve di Bono a salire sul tetto del cantiere arrivando addirittura a dire di volersi buttare. Un gesto estremo al quale sono arrivati gli operai dopo aver chiesto da mesi il pagamento di quello che gli aspettava.

 

La situazione si è fatta ulteriormente pesante proprio in queste ultime settimane di lockdown che hanno fatto ancora più sentire la pesantezza della situazione che si era venuta a creare. Ecco allora che i lavoratori questa mattina sono arrivati al cantiere dove lavoravano per una ditta subappaltatrice e, visto che nessuno li ascoltava e che le loro richieste cadevano nel vuoto, hanno organizzato la protesta.

 

E' successo nel cantiere del Centro di aggregazione giovanile di Pieve di Bono. Sul posto si sono portati i vigili del fuoco e le forze dell'ordine. Tutto, fortunatamente, si è concluso poco prima delle 13 quando gli operai sono scesi volontariamente dal tetto.

 

Ad intervenire sul posto anche il sindaco Attilio Maestri e i sindacati.  Venko Trpeski e Stefano Turrini, funzionari della Fillea Cgil e della Filca Cisl, che già nei giorni scorsi avevano sommariamente segnalato la criticità al sindaco hanno persuaso i lavoratori a scendere dal tetto e affrontare la vertenza aprendo un confronto con i datori di lavoro.

 

Nel pomeriggio si è aperto dunque il confronto con le aziende e l'amministrazione. Un confronto in cui non sono mancati i momenti di tensione. I sindacati sono impegnati intanto a recuperare tutto il dovuto direttamente dalla azienda da cui dipendono i lavoratori,  e in solido da tutti gli altri attori coinvolti. La difficile trattativa è ancora in corso

 

Ad intervenire nel pomeriggio su quello che è successo è stato il consigliere provinciale del M5S Alex Marini. “Quanto accaduto oggi è un esempio lampante di tutto quello che non funziona in Trentino a livello di appalti. C’è un edificio pubblico che attende da anni di vedere la luce. Il bando viene vinto da una ditta – spiega - che a sua volta subappalta parte delle lavorazioni a un'altra ditta la quale fa lavorare in distaccamento un’ulteriore impresa composta da lavoratori che però lamentano di non venire pagati e per l’esasperazione salgono sul tetto dell’edificio a protestare. Il tutto a fronte di un ente pubblico che ha versato regolarmente gli stati di avanzamento lavori al subappaltatore”. “Chi lavora onestamente ha il diritto di venir pagato altrettanto onestamente” ha concluso Marini che già in passato aveva presentato un ordine, poi approvato, sulle verifica della correttezza delle retribuzioni delle imprese che operano negli appalti pubblici. A muoversi è stata anche al Provincia con degli accertamenti.

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