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Sgominata una banda che rubava in negozi e gioiellerie. Usavano documenti falsi per non farsi identificare. Sei arresti

Sei persone appartenenti a una banda dedita ai furti in negozi e gioiellerie è stata sgominata dopo mesi di indagine. Utilizzava tecniche sofisticate per compiere le proprie azioni e per riciclare i proventi. A Bressanone, invece, una donna è stata denunciata per aver rubato un giaccone griffato. Fermata dai carabinieri, aveva ancora attaccate le etichette

Pubblicato il - 19 December 2020 - 16:07

BOLZANO. Una banda di georgiani dediti ai furti in gioielleria è stata sgominata dopo mesi di indagine. Gli arresti sono stati eseguiti in simultanea nelle province di Bolzano e Livorno nelle prime ore di venerdì 18 dicembre da parte dei carabinieri di Tirano, località della provincia di Sondrio, con l'ausilio dei militari del luogo. Durante le operazioni di perquisizione sono stati rinvenuti diversi oggetti di cui era stata denunciata la scomparsa, da orologi a computer, passando per occhiali.

 

Le indagini, come detto, sono partite da lontano. Era il 10 ottobre 2020 quando una banda di ladri metteva a segno un furto di ingente valore in una gioielleria di Livigno, vicino alla Svizzera, asportando ben 19 orologi e 6 gioielli per un valore complessivo pari a 132.500 euro. I malfattori erano stati tanto abili da non insospettire il proprietario, che nelle immediate circostanze, non si rendeva affatto conto del notevole ammanco. Era il 13 ottobre, infatti, quando questi si presentava alla caserma della località del Sondriese per denunciare il furto.

 

Avviate le indagini, venivano individuati i veicoli utilizzati per raggiungere il paese al confine con la Svizzera e darsi alla fuga. Ottenuti anche i dati delle celle telefoniche, i carabinieri stringevano il cerchio attorno a un pregiudicato georgiano. Mano a mano che le ricerche avanzavano, emergeva come i soggetti coinvolti fossero 6, provenienti tutti dallo Stato caucasico e già noti per aver commissionato furti in vari esercizi commerciali del Nord e Centro Italia.

 

L'identificazione, di contro, risultava piuttosto complicata, non possedendo una fissa dimora e utilizzando documenti falsi. Nel caso del primo soggetto, però si riusciva a risalire a un domicilio bolzanino. Oltre al succitato furto di Livigno, le indagini permettevano di risalire a lui anche nel caso di un altro atto analogo in una negozio di elettronica di Sondrio e in diversi esercizi commerciali del Livornese. A lui e alla sua banda venivano addebitati anche altri furti perpetrati in Veneto, rispettivamente a Paese, Bussolengo, Thiene, Rosà e Affi. Ad ogni modo, altri accertamenti sono in corso per capire se abbiano effettuato altre azioni.

 

Gli arrestati, in tre casi classe 1992, un '97, un' '89 e un '77, venivano a questo punto raggiunti da una misura di custodia cautelare in carcere. Secondo le indagini, come detto lunghe e complicate, data anche la scaltrezza della banda, prima dei furti i componenti erano soliti fare uso di droghe pesanti.

 

Sul posto adottavano inoltre una tecnica sofisticata, servendosi di auricolari bluetooth per comunicare, di stratagemmi per distrarre il personale del negozio o della gioielleria e di un'organizzazione tale che permetteva loro di prendere la fuga non appena conclusi i furti. Parlando in georgiano, i soggetti riuscivano a non farsi intendere.

 

Per quanto riguarda i proventi dei furti, avevano sviluppato una tecnica per “ripulire” i cellulari, tecnica che però ha palesato qualche falla, tanto che i carabinieri sono riusciti a ricostruirne provenienza e contenuti. Nel caso degli orologi d'oro, infine, se non ricevevano offerte adeguate fondevano il metallo vendendolo grezzo.

 

A Bressanone, invece, una donna è stata denunciata in stato di libertà per aver sottratto da un negozio una giacca alla moda. I militari della stazione locale sono intervenuti dopo la chiamata, attorno a mezzogiorno di venerdì 18 dicembre, da parte dei proprietari della boutique sita nel centro della città.

 

L'autrice del furto, una 38enne brissinese, è stata fermata poco lontano. Già nota alle forze dell'ordine per essere stata arrestata in flagranza di reato, sempre per furto, è stata a quel punto perquisita e incastrata. Nel giaccone che portava, infatti, c'erano ancora le etichette. L'indumento, il cui prezzo di listino era di 650 euro, è stato sequestrato e riconsegnato al titolare. La donna è stata invece accompagnata in caserma e denunciata a piede libero per il reato di furto aggravato.

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