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Statue del passato abbattute e vandalizzate, lo storico Filippi: "Le persone si riappropriano dei luoghi pubblici. Quella di Leopoldo II sopravvissuta in Belgio perché pochi lo conoscevano"

Le voci che si sono alzate con il movimento "Black lives matter" negli Stati Uniti, sono arrivate anche in Europa, ora prendendo di mira le statue dedicate ai "grandi" (e razzisti) del passato. Il tema ha raggiunto anche l'Italia e ora, a Milano, si discute sulla statua di Indro Montanelli che, durante la guerra d'Etiopia, sposò una 12enne che divenne la sua schiava sessuale. Lo storico Francesco Filippi: "Credo che si dovrebbero quantomeno ascoltare le ragione del perché, secondo i Sentinelli di Milano, non sia il caso di avere una statua di Montanelli in un parchetto frequentato da bambini" 

Di Lucia Brunello - 12 giugno 2020 - 06:06

MILANO. Tutto è iniziato il 25 maggio scorso con la morte di George Floyd, 46enne afroamericano deceduto a Minneapolis durante un fermo di polizia. Un fatto che negli Stati Uniti è stato avvertito come ennesimo atto di spropositata violenza da parte delle forze dell'ordine nei confronti della comunità nera ma che, essendo stato ripreso, ha fatto il giro del mondo amplificando la voce del movimento antirazzista "Black Lives Matter". Il video, in cui si sentiva distintamente la richiesta di aiuto di George in un disperato “I can't breathe” (non riesco a respirare) ha portato migliaia di persone a scendere nelle strade e ad occupare le piazze.

 

Striscioni, rabbia, urla per chiedere giustizia e adesso le proteste sono passate ai fatti con la richiesta di rimozione delle numerose statue di eroi confederati, generali sudisti e commercianti razzisti presenti nelle piazze delle città americane ed europee. Sculture di pietra o metallo a cui neanche si fa caso, ma la cui presenza dice molto di più di quello che si può pensare.

 

Richmond, in Virginia, i manifestanti hanno abbattuto e poi gettato in un lago una statua di Cristoforo Colombo, visto come "oppressore razziale". Il piedistallo vuoto è stato dipinto e coperto da un cartello che dice "Colombo rappresenta il genocidio". Stesso copione a Boston, Massachusetts, durante la notte.

 

La protesta ha toccato nel profondo tantissimi che hanno deciso di fare propria la causa, e presto è arrivata oltreoceano. A Bruxelles, la statua dell'ex re Leopoldo II (considerato il responsabile della morte di milioni di persone durante l'annessione e il controllo dei territori dell'allora Congo belga, oggi Repubblica democratica del Congo) è stata vandalizzata. A Londra, invece, dopo che il sindaco Sadiq Khan ha istituito una commissione per far pulizia dei monumenti ormai più “impresentabili”, le autorità hanno rimosso la statua al noto mercante di schiavi britannico, Robert Milligan.

“Per decenni le nostre piazze e opere pubbliche sono state dedicate ad un racconto ufficiale della storia, rappresentando determinati personaggi con lo scopo di elogiarli”, spiega a ilDolomiti lo storico Francesco Filippi. “In questi giorni stiamo invece assistendo ad un'attenzione maggiore su cosa effettivamente significhi esaltare certi tipi di figure. Nella stessa Londra, infatti, è stata rimossa la statua di un uomo che sì, era un benefattore locale, ma anche uno schiavista che aveva fatto i soldi con la tratta degli schiavi”.

 

Dagli Stati Uniti si è quindi giunti in Europa e, ora, il tema si è acceso anche in Italia. A Milano, infatti, i Sentinellini hanno avanzato la richiesta di rimuovere la statua di Indro Montanelli presente nei Giardini Pubblici (a cui sono anche stati intitolati) inaugurata nel 2006 (quindi solo 14 anni fa). “Una statua creata con l'evidente tentativo di elogiare la figura del Montanelli giornalista. Ora, però, è giustamente sorta un'attenzione per il Montanelli narratore, simbolo di una delle pagine più complesse e tristi della nostra storia, ovvero della famosa guerra d'Etiopia”, continua lo storico. 

 

Ma per quale ragione oggi si chiede che la statua in bronzo dorato venga rimossa? Il motivo è presto detto: ai tempi della guerra d'Etiopia, Montanelli prese in moglie una bambina eritrea di 12 anni che divenne la sua schiava sessuale. Fatto, questo, che lo stesso giornalista non ebbe grande interesse a mantenere segreto. “All'interno del suo racconto di quegli anni - spiega Filippi - Montanelli non ha mai smentito il fatto, e spesso ha caricato di significato temporale la cosa. In una famosa intervista tenuta alla fine degli anni '60 - quindi ben 30 anni dopo - la giornalista di origine eritrea, Elvira Banotti, gli chiese spiegazioni sulla presa in moglie della bambina. Domanda alla quale rispose dicendo che in Africa si usasse così”.

 

"Pare che avessi scelto bene. Era una bellissima ragazza bilena di 12 anni... Scusatemi, ma in Africa è un'altra cosa", diceva infatti sorridente il giornalista nell'intervista tv nel 1969. "Così l'avevo regolarmente sposata, nel senso che l'avevo comprata dal padre".

Molti hanno giudicato pesantemente le rimozioni delle statue e le proposte avanzate in questi giorni (come quella di Milano), forti della convinzione che tali interventi nulla faranno se non togliere dalle nostre piazze veri e propri reperti storici e culturali andando così a "cancellare la storia". “Qui non si parla di cancellare, ma di ricostruire e creare un nuovo racconto dello spazio pubblico. Io credo che si dovrebbero quantomeno ascoltare le ragioni del perché, secondo i Sentinelli – e non solo - non sia il caso di avere una statua di Indro Montanelli in un parchetto frequentato da bambini”.

 

Quindi le statue sono state rimosse e vandalizzate per ignoranza o come dimostrazione del fatto che da parte delle persone si sia acceso un interesse nel volerne capire il significato? “Per anni e decenni - prosegue Filippi - quei monumenti sono sopravvissuti. Leopoldo II fu un genocida e quindi è lecito chiedersi come mai le sue statue siano rimaste in piedi tutto questo tempo. La risposta è semplice: perché alla gente quella statua non raccontava molto. Era lì proprio come poteva non esserlo”.

 

Quello che sta accadendo in questi giorni, è quindi un reinteressamento dello spazio pubblico come bene comune e come specchio della nostra società. E' l'acquisizione della consapevolezza che la storia non è solo passata e per questo intoccabile, ma in perenne divenire e scrittura. “Nell'ultima settimana le persone sono tornate in piazza per far valere le proprie idee. E finalmente, dopo tanti anni, queste hanno iniziato a guardare le statue e chiedersichi è questa persona e cosa rappresenta? E' un aspetto della riappropriazione dello spazio pubblico importantissima. Noi siamo abituati a pensarlo fisso, ma in realtà viviamo in uno spazio che ci parla. Ed è quanto più vera questa cosa ora che il lockdown si sta allentando e noi stiamo riscoprendo il piacere della condivisione dei luoghi e del sentirci a nostro agio al loro interno".

 

E poi conclude: “Sono convinto che ci sia un filo diretto tra la capacità della gente di scendere in piazza a manifestare e la volontà di leggere i luoghi in cui si trova. I luoghi pubblici parlano e dicono chi siamo, e l'indifferenza è la ragione per cui in Italia per anni è mancata questa consapevolezza. Una consapevolezza che sarebbe tempo di iniziare ad avere”.

 

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