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Terremoto in Croazia, sette morti e decine di feriti. Il sindaco di Petrinja: "È come Hiroshima". In arrivo aiuti dall'Italia

La disperazione dei croati dopo la scossa di magnitudo 6.5 che li ha colpiti nella giornata di ieri, martedì 29 dicembre. Case distrutte e 500 sfollati nel palazzetto dello sport. Fortunatamente l'ospedale funziona ancora anche se in buona parte è crollato

Di Mattia Sartori - 30 December 2020 - 11:13

CROAZIA. La mia città è distrutta, non si può descrivere. È come Hiroshima”. Così parla il sindaco di Petrinja, Darinko Dumbovic, dopo le scosse che ieri hanno raso al suolo la sua città. Il terremoto di magnitudo 6.5 si è scatenato poco dopo mezzogiorno (Qui articolo), facendo cadere le case, schiacciando le auto e provocando sette morti e decine di feriti (secondo le informazioni arrivate finora, sono ancora in corso le ricerche). Una tragedia che, sommata a quella del Covid, conclude un anno tragico per la Croazia.

 

L’impatto del terremoto, mille volte più energetico di quello avvertito vicino a Verona (Qui articolo), è stato così grande da portare il presidente Zoran “Zoki” Milanovic sul posto per vedere con i propri occhi ciò che è successo. In mezzo alle rovine si è trovato faccia a faccia con la disperazione della popolazione, in particolare quando un uomo gli si è avvicinato gridando: “Sta jos Zoki? Sta jos?” Cos’altro Zoki? Cos’altro? Un urlo che esprime bene tutta la frustrazione del popolo croato, che in questo 2020 da dimenticare è stato prima colpito dalla pandemia come il resto del mondo e ieri ha concluso “in bellezza” con la distruzione di una delle sue città.

 

Tra i sette morti si annovera una bambina di tredici anni trovata da un uomo che stava scavando disperatamente in cerca della figlia. “Era l’amichetta di mia figlia – ha dichiarato – le ho praticato il massaggio cardiaco per quaranta minuti, ma non è servito a nulla”. A parte la bambina sono stati trovati anche un uomo e suo figlio ventenne schiacciati sotto la propria casa e altre persone decedute nell’area di Glina.

 

L’ospedale di Sisak è ancora in funzione anche se ha subito ingenti danni. È crollato tutto tranne il padiglione centrale e il reparto di ginecologia, costringendo i medici a trasferire i pazienti in altre strutture, una delle quali ancora da completare. Un operaio racconta che nel suo paesino sono crollate nove case su dieci e dalla città di Glina arrivano circa duecento sfollati. Per chi è rimasto senza casa è stato aperto il palazzetto che arriverà ad ospitare fino a cinquecento persone, ma non è ancora abbastanza: “Abbiamo bisogno di aiuto” ha dichiarato disperato il sindaco Darinko Dumbovic.

 

Dall’Italia, anch’essa spaventata dalle scosse percepite nello stesso giorno nel veronese (Qui articolo), arrivano le prime mani tese in aiuto. Il presidente Mattarella ha confermato che la Croazia “può contare sulla solidarietà e la collaborazione degli italiani”. Anche il premier Conte ribadisce: “La nostra solidarietà e vicinanza agli amici croati. L'Italia è pronta a fornirvi tutta l'assistenza e l'aiuto necessario”. Oltre le parole arrivano anche i fatti: sono in viaggio cento tende inviate dalla Protezione Civile. Dovrebbero raggiungere la Croazia in giornata per aiutare a gestire l’emergenza.

 

Per precauzione è stata chiusa la centrale nucleare di Krsko, una struttura che dagli anni ottanta solleva molte polemiche proprio perché costruita in piena zona sismica. Un eventuale danneggiamento di questa centrale porterebbe gravi danni che si estenderebbero anche all’Italia, dato che questa si trova ad appena cento chilometri dal confine.

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