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| 25 dic 2020 | 11:53

Tragedia nell’Adige, Giovanna Perzolli e Michele Tranquillini intrappolati nell’auto sono morti affogati

La scientifica dei carabinieri al lavoro per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente nel quale sono morti Giovanna Perzolli e Michele Tranquillini rispettivamente madre e figlio roveretani di 69 e 27 anni. I testimoni li avevano visti chiedere aiuto mentre l’auto si stava inabissando

Tragedia nell’Adige, Giovanna Perzolli e Michele Tranquillini intrappolati nell’auto sono morti affogati
di Tiziano Grottolo

ROVERETO. Sono Giovanna Perzolli e Michele Tranquillini, rispettivamente madre e figlio di 69 e 27 anni, le due vittime dell’incidente avvenuto lo scorso 23 dicembre tra il Comune di Isera e la frazione di Borgo Sacco a Rovereto. Le ricerche erano scattate immediatamente, dopo che alcuni testimoni avevano visto l’auto inabissarsi intorno alle 16 di mercoledì pomeriggio. Gli stessi riferivano di aver notato delle persone chiedere aiuto. Grazie alla foto scattata dai testimoni che hanno assistito alla drammatica scena i soccorritori hanno potuto circoscrivere l’area delle ricerche.

 

Eppure individuare l’auto non è stato facile, in quel punto conosciuto come Moia (termine dialettale legato proprio alla conformazione del fiume) l’Adige raggiunge anche i 18 metri di profondità e le correnti sono molto forti. Impegnate decine di vigili del fuoco provenienti dai diversi corpi della Vallalagarina. Sul posto anche nucleo sommozzatori, polizia, carabinieri e polizia locale.

Durante le ricerche sono state messe in campo tutte le migliori tecnologie a disposizione: nelle prime fasi un elicottero ha sorvolato la zona, passata al setaccio anche dai droni, quando però è stato chiaro che la macchina si era inabissata sono state utilizzate tre diverse imbarcazioni dei corpi di Rovereto, Calliano e Mori. Mercoledì le ricerche sono state interrotte verso le 19 con l’arrivo del buio per poi riprendere la mattina del giorno seguente. In località Moia è stato fatto arrivare anche uno robot dotato di telecamere subacquee mentre da Venezia è arrivata una speciale imbarcazione dotata di ecoscandaglio. In quel punto del fiume la corrente è così forte che per muovere il robot è stato necessario ancorarlo al braccio meccanico dell’autogrù.

 

Intorno alle 13e30 il veicolo è stato individuato poco a valle del ponte che separa Isera dalla frazione di Borgo Sacco, dopodiché ci sono volute diverse ore per permettere a un sommozzatore di immergersi e agganciare l’automobile. A quel punto, dopo un primo tentativo andato a vuoto, è stato possibile recuperare il mezzo dalle gelide acque dell’Adige: erano le 18e10. Sono passate 26 ore dal momento in cui l’auto è finita nel fiume, questo per spiegare la complessità delle operazioni di recupero durante le quali i soccorritori non si sono certo risparmiati compiendo un grande sforzo.

LE FOTO. Tragedia dell’auto nell’Adige, a perdere la vita madre e figlio. Decine i vigili del fuoco in azione per le complicate operazioni di recupero

Dopo che il mezzo è stato portato a riva ai presenti è toccato il triste compito di recuperare i cadaveri delle due persone a bordo. Si tratta di una madre classe 1951 e del figlio del 1992, entrambi di Rovereto. Al momento resta ancora da chiarire la dinamica dell’incidente, non a caso è intervenuta anche la squadra scientifica dei carabinieri. Secondo una delle ipotesi l’auto sarebbe uscita di strada in via Lungadige (nel Comune di Isera), sul posto però non sarebbero stati trovati segni di frenata per questo si suppone che potrebbe essersi trattato di una manovra errata. Rimasta a galla per pochi momenti la vettura avrebbe iniziato a inabissarsi ancora prima di superare il ponte per poi sprofondare nel punto dove è stata recuperata, circa un centinaio di metri a valle del ponte. Alla guida dell’auto c’era la madre 69enne del giovane.

 

Il personale specializzato della scientifica ha effettuato dei rilievi nel punto dove si suppone che l’auto sia caduta in acqua, peraltro l’unico breve tratto sprovvisto di guardrail. Al momento non si esclude né il malore né l’ipotesi del suicidio.  Sul corpo delle vittime non è ancora stata eseguita l’eventuale autopsia. Per avere un quadro più chiaro però è stata controllata anche la sponda opposta. Attualmente l’indagine è in mano al pubblico ministero di Rovereto Fabrizio De Angelis, si attendono ulteriori sviluppi a partire dai prossimi giorni.

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