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“Undici giorni per la conferma della positività e vivo con una persona a rischio. Nessun tracciamento sui miei contatti e poi ci meravigliamo se aumentano i contagi”

L'esperienza di Andrea, un 32enne che 11 giorni fa ha presentato i primi sintomi da coronavirus con febbre e stanchezza diffusa. "Mi sono sentito abbandonato dall'Apss, che non mi ha fornito alcuna indicazione su come comportarmi. Quando ho detto loro che ho l'App Immuni per avere quadro più preciso delle persone con cui avevo avuto contatti, la risposta è stata di totale indifferenza"

Di Lucia Brunello - 21 ottobre 2020 - 05:01

TRENTO. “Dopo 11 giorni di attesa, ho ricevuto la conferma di essere positivo al coronavirus. Nel frattempo, però, sono stato lasciato solo, senza indicazioni su come comportarmi, e senza che l'Apss mi chiedesse con chi ero entrato in contatto”. Sono queste le parole con cui Andrea, un lettore 32enne de ilDolomiti.it, ha iniziato a raccontarci l'esperienza negativa vissuta in questi giorni dopo la comparsa dei primi sintomi da coronavirus.

 

“Giovedì 8 ottobre noto di avere febbre alta e un forte senso di stanchezza. Contatto subito il mio medico di base che ipotizza possa trattarsi di Covid-19. E’ stato un eroe - spiega il giovane - perché il giorno dopo è venuto a casa mia per visitarmi”. Ad Andrea viene quindi confermata la diagnosi, e in contemporanea inviata la comunicazione all’Apss per procedere con l’effettuazione del tampone molecolare. “Allo stesso tempo – continua - per avere una pronta conferma della positività al coronavirus, il medico mi ha suggerito di fare il tampone antigenico rapido in un laboratorio privato. Il giorno dopo lo faccio a mie spese e nel pomeriggio ricevo la conferma, si tratta di Covid-19”. Andrea è andato a fare il tampone anche con la sua compagna, con la quale convive, preoccupato per lei in quanto asmatica cronica, e quindi paziente a rischio.

 

“A questo punto vengo contattato dall’Apss, ma la telefonata è stata a dir poco deludente”, racconta Andrea con una voce che non nasconde una grande frustrazione. “La persona con cui ho parlato non ha fatto alcun tracciamento dei contatti, chiedendomi solo se fossi andato al lavoro i giorni precedenti. Al mio suggerimento di consultare anche l'app Immuni per avere una mappa più precisa delle persone con cui avevo avuto a che fare, la risposta è stata indifferente. L’indagine sui contatti che avevo avuto è miseramente finita così: non iniziando”.           

 

"Da lì seguono 3 giorni di vuoto, finché il lunedì sera, 12 ottobre, mi viene comunicato che il giovedì successivo, 15 ottobre, avrei effettuato solo io il tampone molecolare e non anche la mia compagna, con cui convivo in un piccolo bilocale”. Andrea racconta incredulo di come, alla richiesta di sottoporre al tampone anche la compagna, ricordiamo paziente a rischio, gli fosse stato risposto che solo se avesse presentato sintomi glielo avrebbero fatto. “Gli ho detto che non aveva febbre o simili e che al tampone antigenico era risultata negativa, ma che ero preoccupato visto che condividevamo gli stessi spazi, seppure con tutte le accortezze possibili”. “Anche se la porti con te, noi il tampone non glielo facciamo”, è quanto si è sentito rispondere dall’altra parte del telefono.

 

"Solo ieri, a 11 giorni dalla prima comparsa dei sintomi, ho ricevuto l'esito positivo del tampone". L'incredibile di questa storia, però, non finisce qua. Oggi Andrea è stato chiamato dalla centrale Covid per sentirsi comunicare che sarà contato tra i positivi del 20 ottobre (a ben 12 giorni dalla comparsa dei sintomi). "Mi hanno poi detto di mettermi in isolamento, che riceverò comunicazione scritta dell'ordine e che sarò contattato domani per il nuovo tampone. In tutto questo, però, di nuovo non c'è stato nessun contact tracing e nessun accenno ad Immuni".

 

“Sono frustrato e arrabbiato", ci dice tra i sospiri. "Non mi sarei mai aspettato un simile trattamento e assenza di indicazioni. Prima che venissi ricontattato, mi ero dovuto informare da solo andandomi a leggere le circolari del Ministero. Sono senza parole”.

 

Un’esperienza che Andrea definisce come “negativa e sconfortante”, e che ora lo lascia con numerose domande: “E’ normale ricevere il 'bollino' di positività a 11 giorni di distanza dai primi sintomi? Quanti giorni pensa l'Apss di lasciare le persone in isolamento domiciliare? Quando pensano di fare l'intervista per il tracciamento dei contatti stretti? È normale non fare il tampone a un contatto stretto, per di più a rischio?".

 

“E poi ci meravigliamo se i contagi stanno aumentando ogni singolo giorno. Io mi sono subito messo in isolamento domiciliare e ho pagato a mie speso un tampone rapido, ma un’altra persona, in assenza di alcuna indicazione dall’Apss, avrebbe potuto continuare a girare indisturbata e potenzialmente contagiare chissà quante persone”.

 

Sono diversi i punti di questa storia che hanno fatto arrabbiare Andrea, su tutti la totale assenza di un tracciamento delle persone con cui era entrato in contatto. “Non mi è stato chiesto il nome di nessuna delle persone con cui avevo avuto incontri ravvicinati, né a lavoro, né in altri contesti”. Ma la cosa che per il 32enne è ancora più inspiegabile, è come l’Apss abbia chiaramente dimostrato di non aver interesse a servirsi di Immuni per tracciare la mappa di possibili contagiati.

 

“Vivo in Trentino da 13 anni ed è per me come una seconda casa. Non voglio buttare un’ombra sulla nostra città e regione, ma in altre parti d’Italia si stanno seguendo le prassi in maniera diversa e rigorosa. Sono rimasto deluso. Se i pazienti Covid non vengono seguiti ed accompagnati durante la malattia, allora come si pensa di stare gestendo questa emergenza? Di certo nel modo più sbagliato”.

 

“È di tutta evidenza che qualcosa sia andato storto e chi di dovere, un giorno, dovrà risponderne”.

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