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Vaccino anti-Covid: quello che c’è da sapere, Ferro: “Effetti collaterali? Controllabili, per la somministrazione priorità ai sanitari”

Secondo il dirigente del dipartimento prevenzione dell’Apss l’immunità garantita dal vaccino potrebbe durare fino a un anno ma bisognerà attendere una conferma. Ferro: “Per i prossimi 6 mesi dobbiamo prepararci a mantenere le abitudini che abbiamo adottato in questo periodo di emergenza”

Di Tiziano Grottolo - 26 December 2020 - 20:42

TRENTO. Le prime dosi del vaccino Pfizer-Biontech sono arrivate in Trentino e saranno distribuite in via preferenziale al personale sanitario: “Il vaccino è previsto per tutti gli operatori – commenta il dirigente del dipartimento prevenzione dell’Apss, Antonio Ferro – con priorità ai soggetti che lavorano nei reparti Covid”. Tante le domande (QUI le risposte dell’Aifa) e anche qualche incognita sul nuovo vaccino che però per il momento ha risposto bene ai test.

 

Il vaccino ha bisogno di due dosi – ricorda Ferro – la prima serve per la stimolare produzione degli anticorpi mentre la seconda avviene dopo 21 giorni e serve per avere una risposta anticorpale più alta e duratura nel tempo. Per questo tutti i soggetti saranno sottoposti al richiamo”. Il fatto è che quello attualmente disponibile è un vaccino di tipo preventivo e di conseguenza sarà offerto a coloro che non sono entrati in contatto con il Covid. Inoltre non è ancora stato testato su soggetti con la malattia in corso pertanto non esistono studi approfonditi sulle capacità di cura del preparato. “Comunque non è questo l’obiettivo della campagna – puntualizza il dirigente sanitario – il vaccino serve per prevenire l’insorgere della malattia”.

 

Per ora non è chiaro se viene neutralizzata la capacità di contagio, in sostanza non si è ancora capito se una persona vaccinata può comunque trasmettere il virus ad altri soggetti. Se ciò fosse confermato, secondo Ferro, sarebbe una buona notizia perché vaccinando circa l’80% della popolazione si potrebbe interrompere la circolazione del virus, ma come già anticipato è presto per dirlo. Proprio per questo sarà necessario continuare a proteggersi: “Gli anticorpi indotti dal vaccino – afferma Ferro – durano almeno 4 mesi anche se sulla ricerca che abbiamo effettuato noi in Trentino abbiamo individuato una risposta anticorpale anche a 6 mesi di distanza. Per questo mi sbilancio dicendo che l’immunità potrebbe essere mantenuta fino a un anno. Però siccome non lo sappiamo meglio mantenere il distanziamento sociale e tutte le attenzioni come le mascherine. Per i prossimi 6 mesi dobbiamo prepararci a mantenere le abitudini che abbiamo adottato in questo periodo in modo da arrivare a metà 2021 con un numero congruo di persone vaccinate”.

 

Buone notizie anche per quanto riguarda la variante inglese visto che anche quest’ultima sembrerebbe sensibile al vaccino che parrebbe in grado di bloccare comunque la penetrazione della variante. Ad ogni modo si dovrà aspettare la conferma.

 

Nel frattempo l’Azienda sanitaria monitorerà da vicino gli effetti con particolare attenzione verso quelli collaterali che comunque, evidenzia Ferro, “dovrebbero essere banali e controllabili. I soggetti che hanno avuto effetti di anafilassi dopo la somministrazione di vaccino, in genere hanno dovuto andare in Pronto soccorso dopo circa 15 minuti perché si sono sentiti male ed è stato necessario intervenire con trattamenti d’urgenza. Però – rassicura l’esperto – quando si parla di allergie non ci si riferisce a celiachia o allergie da pollini ma di eventi molto gravi che sono in anamnesi del soggetto”. Anche in questi casi si tratta di una minoranza e non è necessariamente vero che ciò comporti l’esclusione dalla vaccinazione: “È ovvio che in questi casi le vaccinazioni saranno effettuate in un luogo controllato tipo il Pronto soccorso per essere preparati a intervenire”. Discorso diverso per le persone che seguono terapie particolari e con le difese immunitarie già indebolite “in questi casi – dice Ferro – meglio posticipare la vaccinazione”.

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