Cade e si ferisce con il rampone ma c'è troppa nebbia e l'elicottero non riesce a raggiungerlo: difficile intervento di soccorso sul Cevedale
Le operazioni di soccorso sono durate circa 4 ore. In una successiva rotazione, il tentativo di portare in quota una seconda squadra è fallito per il peggioramento repentino della visibilità. Ecco come sono stati portati a valle i due escursionisti

PEIO. Si era ferito alla gamba con il rampone e non riusciva più a muoversi, a soli 100 metri dalle cima del Monte Cevedale. A quel punto sono scattate le operazioni di soccorso e recupero ma le pessime condizioni meteo complicato molto le cose, tanto da rendere impossibile il recupero con l'elicottero per ben due volte e alla fine ci sono volute quasi 4 ore per concludere l'intervento.
E' terminata, infatti, intorno alle 18 l'operazione di recupero di un alpinista del 1988 di Isera che, cadendo, si è ferito con il rampone a un arto inferiore, 100 metri sotto la cima del Monte Cevedale (gruppo Ortles-Cevedale sulle Alpi Retiche), a una quota di circa 3.600 metri. È stato il compagno di escursione a chiamare il numero unico per le emergenze 112 intorno alle 14.
Il tecnico di centrale operativa del Soccorso Alpino e Speleologico, con il coordinatore dell'area operativa Trentino occidentale, ha chiesto l'intervento dell'elicottero. A causa del meteo in peggioramento, l'elicottero, però, non è riuscito a salire in quota per effettuare il recupero ed è volato a Cogolo per imbarcare quattro operatori della Stazione di Peio. I soccorritori sono stati elitrasportati fino al limitare delle nebbie che avvolgevano la parte alte delle montagne, fino al rifugio Larcher (a quota 2.600 metri quindi circa 1.000 metri più in basso rispetto a dove era avvenuto l'infortunio), ed hanno raggiunto a piedi l'infortunato che, nel frattempo, aveva cominciato la discesa.
In una successiva rotazione, il tentativo di portare in quota una seconda squadra è fallito per il peggioramento repentino della visibilità. La squadra di soccorritori giunta sul posto ha provveduto ad accompagnare l'infortunato fino al rifugio Larcher e a prestargli le prime cure mediche. Poiché le condizioni meteo non erano ancora ottimali e il recupero con l'elicottero sarebbe stato impossibile, i soccorritori hanno proseguito a piedi, insieme all'infortunato, fino a Malga Mare, dove gli alpinisti avevano la macchina. L'infortunato si è recato all'ospedale in autonomia.













