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Coronavirus, ''A novembre il momento più buio, non riuscivamo ad affrontare tutte le richieste'' parla la dottoressa Zuccali. "Riaperture? Ho tanta paura, rischio alto''

La campagna vaccinale sta proseguendo e oggi entrerà in funzione il nuovo centro vaccinale a Cles. La dottoressa Maria Grazia Zuccali è il braccio operativo dell'Azienda sanitaria in tema di tracciamenti e vaccinazioni. Sui sanitari no vax spiega: "Il loro comportamento non mi meraviglia ma dobbiamo fare leva sul senso di responsabilità più che sull'obbligo deciso dal decreto legge"

Di Giuseppe Fin - 10 May 2021 - 06:01

TRENTO. “Da un momento all'altro sono arrivati tantissimi casi, ogni giorno di più. Sì, è successo a novembre, per me è stato quello il momento più buio. Ci siamo sentiti inadeguati, non riuscivamo a rispondere come volevamo a tutte le richieste dei cittadini pur mettendocela tutta”. La voce si abbassa, diventa più rauca e cerca quasi di nascondere la stanchezza accumulata in questi mesi. La dottoressa Maria Grazia Zuccali è il braccio operativo dell'Azienda sanitaria in tema di tracciamenti e vaccinazioni. Un lavoro fatto spesso dietro le quinte ma andato avanti senza sosta e che ha visto con lei l'impegno di tantissimi altri professionisti della nostra sanità. Il suo ruolo è quello di direttrice del Servizio Igiene della Sanità Pubblica del Dipartimento di Prevenzione dell'Apss. Ieri, come tanti altri, era al drive trough di Trento sud a portare avanti le somministrazioni.

 

La campagna vaccinale in Trentino sta proseguendo. Secondo i dati diffusi venerdì dalla Provincia sulle somministrazioni la copertura nella fascia d’età degli over 80 tocca l’89%, mentre nella fascia 70-79 anni si raggiunge il 79% e in quella dai 60 ai 69 anni il 59%. Si sta procedendo per le prime dosi, le somministrazioni delle seconde hanno un ritmo minore. Proprio oggi a Cles entra ufficialmente in funzione il nuovo centro vaccinale e nelle prossime settimane dovrebbe arrivarne un altro anche nell'area di San Vicenzo a Trento sud.

 

Dottoressa Zuccali lei sta seguendo da vicino la campagna vaccinale. Come giudica la situazione attuale in Trentino? Le somministrazioni sembrano aver preso un buon ritmo, ci sono criticità?

"Andiamo meglio con le consegne di vaccino e questo porta a un miglioramento delle nostre performance. Adesso che abbiamo i centri vaccinali ben messi, ben organizzati, che possono sopportare grandi quantità di persone in arrivo la macchina va avanti. Potremmo fare ancora di più se arrivassero più dosi di vaccino".

 

Sono arrivate avvisaglie su nuovi problemi nelle consegne?

"No ma i numeri delle consegne continuano ad oscillare. In questa nuova settimana probabilmente avremo una flessione delle vaccinazioni perché dobbiamo fare i conti con le dosi di vaccino che abbiamo, con le prenotazioni. E' sempre un gioco ad incastro a riuscire ad aprire ai posti prenotabili. Noi eravamo abitati a comprarci i vaccini e ad organizzarci la campagna, qui invece non lo si può più fare".

 

Abbiamo visto che con l'abbassamento delle fasce d'età per la vaccinazioni aumentano i soggetti che non aderiscono. Vi preoccupa questo andamento?

"Noi adesso abbiamo vaccinato molto bene gli over 80 e over 70 ed è stata fatta anche una lettera di re-call. Abbassandosi l'età dai 70-60 anni abbiamo una flessione del numero di persone che si sono prenotate. Speriamo che chi non ha ancora deciso si convinca a tornare sui propri passi perché solo se raggiungiamo una buona copertura usciremo da questo inferno".

 

Lei è una dottoressa e ogni giorno si sta impegnando nella campagna di vaccinazione. Cosa ne pensa dei suoi colleghi che non si vogliono vaccinare?

"Devo dire che il comportamento dei sanitari non mi meraviglia poi così tanto. Nel senso che anche i sanitari appartengono a una popolazione in cui ci sono persone restie alla vaccinazione. Evidentemente potrebbero dare il buon esempio. Però, il fatto che ci sia chi non si vaccina per l'influenza fa pensare che per lo stesso motivo c'è chi non si vaccina per questa infezione. Io credo che dobbiamo far leva sul senso di responsabilità più che sull'obbligo deciso per decreto legge".

 

Ma esiste un cronoprogramma per questa campagna vaccinale?

"L'unico che abbiamo è quello contenuto in una delibera della Giunta provinciale del marzo scorso. Un piano che si rifaceva alle raccomandazioni nazionali e le declinava sulla nostra realtà. Dopo abbiamo avuto un cambio di passo con il generale Figliuolo e non è stato però rinnovato alcun programma ma la Pat si è adeguata al piano nazionale".

 

La somministrazione è stata aperta per gli over 50. Sappiamo già se nei prossimi giorni ci sarà l'apertura per una nuova fascia?

"Non sappiamo ancora quando ci sarà il passaggio a una fascia d'età inferiore. Dipende sempre dagli arrivi dei vaccini. Sappiamo che abbiamo delle consegne abbastanza regolari di Pfizer settimanalmente. Poi abbiamo Moderna che arriva in quantità inferiori mentre per quanto riguarda AstraZeneca e J&J la consegna è più a singhiozzo. Navighiamo un po' a vista. Fino a oggi molti hanno ottenuto la prima dose e questo è stato molto importante ma ora per questi arriveranno le seconde somministrazioni e questo è il nostro obiettivo accanto a quello di avere più vaccini per coinvolgere un altro pezzetto della popolazione. Verso il 10-15 giugno si dovrebbero completare tutte le seconde dosi.

 

Da dove è arrivata l'idea di abbreviare il tempo tra la prima e la seconda dose di AstraZeneca?

"E' stata fatta una proposta di uniformare le distanze tra i vaccini ma sappiamo che l'efficacia di AstraZeneca risulta maggiore se le dosi rimangono distanziate . Si poteva pensare ad accorciare i tempi in vista del pass europeo ma questo si scontra con le evidenze scientifiche e quindi non è stato fatto alcun cambiamento".

 

Tracciamento e vaccinazioni, queste per lei sono il pane quotidiano in questi mesi. Quale è stato il momento più buio?

"Il momento dell'aumento dei casi a novembre. La centrale c'era da marzo ma il personale che lavorava ha dovuto subito prendere atto di avere un carico elevato di casi quotidiani rispetto le proprie potenzialità. Ci siamo sentiti inadeguati rispetto a tutte le richieste che arrivano ogni giorno e accumulavamo ritardi nelle inchieste epidemiologiche. Spesso non si arrivava a garantire quello che si sarebbe voluto. Sentivamo stanchezza e delusione. Trovavamo persone arrabbiate e noi stavamo dando il massimo. Era mortificante. Poi, per fortuna, con la riorganizzazione e l'arrivo del nuovo personale abbiamo cambiato passo".

 

Adesso sono arrivate le riaperture. La città anche ieri è stata piena di persone. Lei ha paura che si torni indietro?

"Io ho tanta paura ma ho anche tanta speranza che questa pandemia finisca presto. Vedo e capisco questi atteggiamenti, con le strade piene, la perdita di percezione del pericolo, la stanchezza che abbiamo tutti nel rispettare le regole e la voglia di riprenderci la nostra vita normale. Però credo che dobbiamo tenere duro e aspettare che la copertura vaccinale sia tale per cui effettivamente si possano allentare un po' quelle che sono le misure e le regole in campo. Se invece vogliamo accelerare il rischio è alto. All'immunità della popolazione, che secondo le evidenze scientifiche si raggiunge con il 70%, potremmo arrivarci ad agosto. Per inizio anno scolastico dovrebbero riaprire in presenza tutte le scuole, università comprese, e i nostri ragazzi riprendere la loro vita normale. Andrà ancora meglio se nelle prossime settimane si deciderà di abbassare l'età per la somministrazione del vaccino Pfizer ai ragazzi di 12 anni. Sarebbe un passo in avanti importante".

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