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Dalle ''scuole clandestine'' all'insegnamento parentale per i figli dei no-vax. Casi anche in Trentino, i presidi: ''Numeri limitati ma massima attenzione''

Anche in Trentino non sono mancate le famiglie che hanno deciso di ritirare i propri figli da scuola perché non condividevano i protocolli anti-covid. Episodi avvenuti anche in Veneto e in Alto Adige e rimane l’incognita dell’effettivo diritto allo studio. Il consigliere provinciale Alessio Manica ha presentato una interrogazione per capire i numeri dell'homeschooling in Trentino

Di Giuseppe Fin - 19 ottobre 2021 - 06:01

TRENTO. “Non voglio che mio figlio porti la mascherina” oppure “No ad una scuola che badi alle distanze interpersonali”. Non solo in Alto Adige o in Veneto, ma anche in Trentino, se pur con numeri molto più contenuti, non sono mancati i casi di famiglie no-vax che hanno deciso di togliere i propri figli dalla scuola pubblica per avviarli all'istruzione parentale o chiamata anche homeschooling.

 

“La percezione – spiega a Il Dolomiti Paolo Pendenza, responsabile dell'Associazione presidi in Trentino - parlando con alcuni colleghi è che dall'anno scorso siano aumentate un po' le richieste. Stiamo parlano, però, di  numeri ancora contenuti”.

 

E' bene subito chiarire che l'homeschooling è una possibilità data dallo Stato alle famiglie. I genitori sono tenuti a garantire in prima persona la formazione dei loro figli e che i progressi di studio devono essere poi dimostrati attraverso apposite verifiche. Una pratica non molto scelta in passato ma che ultimamente sembra essere stata in qualche modo riscoperta in parte anche da chi, contrario alla vaccinazione e alle norme per contrastare Covid, ha scelto questa strada per i propri figli.

 

Il problema sta nel fatto che in alcuni casi questa scelta potrebbe rischiare di non garantire il diritto allo studio ai ragazzi. Una preoccupazione questa, già espressa a Il Dolomiti, dall'assessore provinciale all'istruzione e cultura tedesca Philipp Achammer per alcune situazioni che si sono venute a creare in Alto Adige che poco hanno a che fare con la cosiddetta istruzione parentale e molto più, invece, purtroppo, con la strumentalizzazione fatta dei bambini da chi si professa no green pass o no vax.

 

“Pur essendo un fenomeno ancora contenuto per il momento è un punto al quale la scuola è chiamata anche in Trentino a prestare attenzione” spiega la preside Maura Zini per quanto riguarda la Valle di Non. “Ci sono state delle richieste di istruzione parentale con un aumento rispetto gli anni scorsi ma limitato. Purtroppo qualche genitore non condivide proprio i protocolli di sicurezza che sono stati adottati nelle scuole, come l'utilizzo della mascherina, e soprattutto in riferimento agli alunni più piccoli”. Le richieste provengono soprattutto dal contesto della scuola primaria.

 

“I numeri sono bassi – ci dice una dirigente di Pergine – ma sono capitate richieste da parte di alcune famiglie di togliere il proprio figlio dalla scuola per avviarlo all'homeschooling. E di recente sono arrivate soprattutto da chi non vuole che i figli mettano la mascherina ma anche per la paura del distanziamento richiesto a scuola”. Numeri, come già detto, per il momento contenuti che però vengono tenuti sotto controllo.

 

La questione nei giorni scorsi è arrivata anche in consiglio provinciale con una interrogazione che è stata presentata dal consigliere del Partito Democratico, Alessio Manica, con il quale si chiede alla Provincia di sapere quali siano i numeri reali ad oggi del fenomeno in Trentino dell'istruzione parentale, o homeschooling.

 

“Si tratta di un fenomeno che pare in costante aumento” spiega il consigliere. “L’istruzione parentale prevede che i genitori del bambino-ragazzo, o chi ha la responsabilità genitoriale, passano provvedere privatamente o direttamente all’istruzione dei minori soggetti all’obbligo. Per farlo devono semplicemente comunicare al dirigente scolastico competente per territorio l’intenzione di ricorrervi, dichiarando di possedere la capacità tecnica o economico per farvi fronte”.

 

Senza entrare qui nel merito dell’istruzione parentale, spiega ancora Manica, e nelle criticità sollevate anche da molti educatori e pedagogisti su tale sistema educativo, è chiaro che “tale modello di istruzione ha dei riflessi anche nell’organizzazione scolastica pubblica, riferita qui alle scuole provincia o paritarie, e che un sempre maggior ricorso a questa modalità di istruzione può significare un gravoso compito di verifica dei progetti educativi individuali, un aumento delle verifiche annuali e, finanche, incidere sulla formazione delle classi”.

 

Tra le richieste presentate alla Provincia vi è anche quella di sapere “se si è notato un aumento negli anni del numero di studenti/famiglie che scelgono tale forma di istruzione”  e la posizione della Giunta in merito a tale forma di istruzione che, ancorché ammessa dell’ordinamento, alla lunga rischia di indebolire il sistema scolastico provinciale.

 

Qui il documento

 

 

 

 

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