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È morto Giuseppe Basso, l'oncologo che ha salvato centinaia di bambini dal tumore ucciso dal Covid

Il professore si è spento a 73 anni dopo aver combattuto per un mese Covid. E' enorme il cordoglio per la scomparsa di un grandissimo professionista che ha dedicato la vita a curare i più piccoli

Pubblicato il - 17 febbraio 2021 - 15:21

PADOVA. E' morto Giuseppe Basso, una vita dedicata all'oncoematologia pediatrica. Il professore si è spento a 73 anni dopo aver combattuto per un mese Covid.

 

Storico direttore della clinica di Oncoematologia pediatrica di Padova, era tra i professionisti del settore più noti a livello italiano. Era stato anche presidente della Città della Speranza, l’istituto di ricerca con sede a Padova. Nel 2018, dopo la pensione, venne nominato direttore dell'istituto italiano per la Medicina genomica di Torino fino al giorno del ricovero in ospedale a causa del coronavirus.

 

"Il Covid - commenta Luca Zaia, presidente della Regione Veneto - ci ha portato via la stella cometa delle cure per i bambini malati di tumore. Con Giuseppe Basso la sanità veneta perde non solo un grande clinico, ma anche una persona incomparabile per le qualità sul piano umano, che ho avuto la fortuna di conoscere molto bene".

 

Medico e docente stimato dai colleghi e amato da tanti bambini e ragazzi. Nel corso della carriera ha salvato la vita a centinaia di giovani. Il professionista era un punto di riferimento anche per i pazienti trentini; Basso è morto nella sera di lunedì 15 febbraio. E' enorme il cordoglio per Basso, considerato un autentico gigante nel suo settore.

 

"Abbiamo perso una persona speciale - ricorda Antonella Viola, immunologa dell'Università di Padova - un medico, un ricercatore, un sognatore, un costruttore e tanto di più. In tanti oggi ricordano il suo lavoro, le tante vite salvate. Io ricordo l’uomo, l’amico. Beppe fu la prima persona ad accogliermi a Padova, 20 anni fa, quando rientrai da Basilea. Il mio laboratorio non era pronto, non avevo un posto dove stare e lui, con la semplicità e la generosità che non lo hanno mai abbandonato, mi propose di condividere lo studio. Lui era già primario e direttore dell’oncoematologia, io neppure ricercatrice. Perché lui aveva capito che la ricerca è così: condivisa, generosa, e che la collaborazione viene prima della gerarchia accademica o del 'mio e tuo'. Così l’ho ritrovato molti anni dopo quando sono entrata in Irp, lo stesso spirito di accoglienza e entusiasmo. Ho condiviso con lui la scelta di prendere la direzione di quello che era stato fino a quel momento il suo regno. Quando mi venne offerta la direzione, fu la prima persona con cui mi confrontai e non vi nascondo che gli dissi apertamente: se a te non va bene, io rifiuto. Ma lui non mi chiese di rifiutare, e mi ha aiutato a inserirmi in un mondo a me poco conosciuto. Oggi voglio quindi ringraziarlo e ricordarlo per l’entusiasmo da eterno ragazzino e la generosità che solo i grandi uomini sanno mettere in pratica. Grazie a nome dei bambini, delle famiglie, dei ricercatori, di Irp. Grazie di essere stato mio amico".

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