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Eri abbonato al Trentino? Ora lo sei all'Adige, perché morto un Papa se ne fa un altro ma non per tutti è così. L'appello dell'Anpi: ''Rilanciamolo''

Come se davvero l'informazione fosse solo un prodotto economico sostituibile con un altro oggi gli abbonati al quotidiano chiuso venerdì quasi fosse una fabbrica di fine '800, dal giorno alla notte, si sono trovati abbonati a quello che era il giornale concorrente. Intanto Cossali e Paissan si rivolgono alla narcotizzata società trentina: ''Diamo vita a un progetto nuovo per non perdere una voce così importante''

Di Luca Pianesi - 17 gennaio 2021 - 16:26

TRENTO. E quindi è davvero così? Morto un Papa se ne fa un altro con buona pace di ipotetiche linee editoriali, fantomatiche differenze di visioni del mondo, diversi stili di racconto e di approccio alle notizie e al territorio? Il mercato è cinico, si sa, ma qui siamo oltre.

 

Il giornale Trentino è stato chiuso da un giorno all'altro, come fosse una fabbrica di fine '800, con il padrone che arriva la mattina spegne la luce e dice ''ragazzi, tutti a casa. Prendete le vostre cose e buona vita''. E' stato chiuso senza nemmeno avvertire chi ci lavorava dentro, approfittando anche di una situazione di ''indebolimento'' della redazione visto che da mesi i colleghi lavoravano in smart working per rispettare le regole anti-Covid, in quella ''bolla'' che giocoforza si crea per tutti quando ci si trova costretti a casa, sempre in contatto con il mondo, grazie alla rete, ma umanamente isolati, impossibilitati a fare ''quadrato'' qualora ce ne fosse bisogno.

 

E' avvenuto tutto senza che i sindacati sapessero nulla, senza che l'Ordine dei giornalisti sapesse nulla, senza che la politica provinciale sapesse nulla. Grave, gravissimo, perché un giornale che scompare e le decine di persone che finiscono, di conseguenza, senza un lavoro non sono cosa da poco e se davvero è andata così si dimostra lo sfaldamento di un territorio ormai ''addormentato'', terra di conquista, incapace di reagire e di dimostrarsi comunità. Tutti sconvolti, stupiti, esterrefatti, il giorno che è accaduto quel che nei cda dell'azienda si diceva da settimane e che, evidentemente, nessuno ha voluto prendere troppo sul serio (QUI ARTICOLO).

 

Così da ieri i lettori del Trentino sono rimasti orfani del loro giornale, delle firme di chi lo andava a comporre, degli aspetti grafici, delle foto, dei colori che avevano scelto per informarsi ogni giorno magari abbonandosi. Ebbene, nemmeno il tempo di elaborare il lutto che oggi si sono trovati abbonati all'altro giornale, quello della stessa proprietà che due giorni prima aveva spento la luce alla struttura di viale Sanseverino. '' Le comunichiamo che a partire da domenica 17 gennaio 2021 - si legge sul sito del Trentino - il Suo abbonamento digitale al Trentino proseguirà, in sostituzione, con la lettura della versione digitale del quotidiano l’Adige. (...) Sperando di far cosa gradita, inoltre, Le comunichiamo che la durata dell’abbonamento sarà prolungata gratuitamente di 1 mese''. Apparentemente nemmeno la possibilità di ottenere il rimborso di quanto speso per finanziare il ''proprio'' giornale. Non c'è scelta.

 

Il mercato è cinico, dicevamo, qualcuno dirà anche che piuttosto che niente meglio il piuttosto, ma non tutte le persone sono altrettanto ciniche e il morto un Papa se ne fa un altro questa volta non pare calzare. Perché un giornale non è una fabbrica di bulloni (con tutto il rispetto per le fabbriche di bulloni) ma è materia viva, presente e futura, è passione e impegno, è fucina di idee è ''un treno che ogni mattina parte vuoto e ogni sera finisce pieno'' che si arricchisce di notizie, riflessioni, foto, storie e non è detto che si possa sostituire con un altro, pur validissimo, prodotto.

 

E allora sosteniamo l'appello dell'Anpi del Trentino firmato da Mario Cossali ed Enrico Paissan intitolato ''Rilanciamo il Trentino'' che pubblichiamo qui sotto integralmente.

 

''La grande ondata di protesta per l'annunciata chiusura da parte dell'editore del quotidiano “Trentino” e il moto di diffusa solidarietà verso i dipendenti del giornale - scrivono - sono un capitale che non deve essere sperperato nell'indignazione di pochi giorni, ma può e deve rappresentare una rilevante occasione per considerare non definitivo il venir meno di una voce libera che ha accompagnato ed interpretato al meglio la nostra terra in oltre 75 anni di vita. Come ANPI abbiamo già messo in rilievo come nei recenti passaggi di proprietà della testata l'unico, vero grande assente è stato proprio il Trentino, inteso come sistema di presenze ed espressioni di natura politica, economica, culturale, sociale, cooperativa, scientifica e, certo non da ultimo, istituzionale. Quando si è trattato di decidere la sorte del giornale, al tavolo mancavano proprio questi interlocutori, a marcare l'indifferenza o, peggio, la vera e proprio “diserzione” rispetto ad un impegno e all'assunzione di una responsabilità, innanzitutto civile prima ancora che economica, per garantire la continuità del quotidiano e, per questa via, il pluralismo informativo nel nostro territorio''.

 

''Ci si illudeva, forse - prosegue l'Anpi del Trentino - che la “cura Ebner” di per sé sarebbe stata in grado di continuare ad assicurare la presenza di tutti e due i giornali che, va ricordato, sono entrambi “figli” ed espressione del nostro territorio, pur in una situazione di gravi difficoltà del sistema editoriale locale. Così non è stato, ma oggi non possiamo limitarci a registrare questo fallimento. Ecco perché ci permettiamo di rivolgere un appello all'intera società trentina, nelle sue molteplici componenti, per verificare se sia possibile mettere in campo una iniziativa che consenta di non considerare finita una volta per tutte questa straordinaria presenza e di dare vita ad un progetto capace di coinvolgere tutti i soggetti necessari per rilanciare la presenza del “Trentino”. Il compito di attivare questo percorso ricade in primis sulla dimensione politica, sin qui spettatrice del tutto assente, che è chiamata a ritrovare l'orgoglio di una smarrita responsabilità di rappresentanza generale dell'interesse di tutti i cittadini trenini. Spetta proprio alla politica coinvolgere gli altri soggetti disponibili per dare vita, in tempi rapidi, ad un progetto che può vedere anche forme inedite di partecipazione quale, ad esempio, una sorta di azionariato popolare diffuso, oltre beninteso ad un solido nucleo imprenditoriale degno di tale nome, e l'utilizzo di uno strumento quale quello della cooperativa di dipendenti, realtà sperimentata in altre analoghe occasioni di crisi editoriali''. 

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