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FOTO e VIDEO. Coronavirus, la protesta degli operatori di montagna contro la Pat: ''Cosa avete fatto in un anno e due mesi? Non riusciamo più a campare''

Nel mirino anche l'ultima delibera della Pat per le aperture all'esterno: "La Giunta ha dato un contentino ridicolo: le temperature nelle valli sono rigide e sembriamo dei fuori legge solo perché chiediamo di lavorare". L'assessore Failoni con Cavada e De Godenz ha incontrato i manifestanti

Di Luca Andreazza e Giuseppe Fin - 20 aprile 2021 - 13:31

TRENTO. Gli operatori di montagna sono scesi in piazza per protestare contro le riaperture di bar e ristoranti all'aperto per pranzo: "A mille metri non è come lavorare in valle dell'Adige, le situazioni e le temperature sono diverse". Una protesta anche contro l'assenza di sostegni dalla Provincia: "Prima o poi vorrete venire a capo di qualcosa: cosa avete fatto dopo un anno e due mesi? Non riusciamo più a campare".

Una cinquantina di esercenti della montagna trentina, principalmente espressione di Fiemme e Fassa, è partita in direzione del capoluogo per manifestare la propria delusione contro l'ultimo provvedimento della Pat. "C'è malcontento perché non è possibile lavorare all'aperto a mille metri con 5 o 6 gradi. Dobbiamo essere presi in considerazione: esistono anche le valli".

 

La delibera della Provincia consente a bar e ristoranti di poter accogliere i clienti all'aperto. E se gli esercenti di Trento Rovereto, così come alcuni centri più grandi, possono tornare un po' a lavorare, la situazione resta più difficile per le aree più a vocazione turistica. "Chiediamo di poter lavorare in sicurezza e seguire i protocolli, abbiamo sostenuto anche le necessarie spese per adeguare i locali e non possiamo nei fatti aprire. La Giunta ha dato un contentino ridicolo: le temperature nelle valli sono rigide e sembriamo dei fuori legge solo perché chiediamo di lavorare".

 

 

Davanti alla Regione, dove si svolge il Consiglio provinciale, anche Paolo Primon: "Stagionali, ristoratori e baristi, palestre, scuole di danze e relativi insegnanti, partite Iva, addetti ai lavori e maestri di sci. Sono solo alcune delle categorie dei dimenticati dal potere e dai palazzi: non prendono un sostegno da marzo dell'anno scorso. Sono un artigiano e sono qui per solidarietà. La politica attuale accontenta pochi e divide. A Trento lavorano ma in montagna? Chi non ha il plateatico non può aprire e questi spazi costano 15 mila euro: tanti non hanno possibilità di pagare".

 

I manifestanti hanno incontrato l'assessore Roberto Failoni, i consiglieri Gianluca Cavada (Lega) e Pietro De Godenz (Upt) per portare all'attenzione la situazione difficile che vivono tantissime famiglie, aree in particolare colpite dalla chiusura degli impianti nell'ultima stagionale invernale.

"E' importante che siate venuti. Nei giorni scorsi - dice Failoni - abbiamo dato un segnale in accordo con la sanità. Non vengo da Marte ma da un paese a mille metri e conosco cosa vuol dire. Le linee guida per l'apertura all'interno dei locali vengono discusse questa sera, vediamo quanto esce per potarlo in conferenza Stato Regioni".

 

L'ipotesi del governo è quello di prevedere l'apertura serale, sempre però all'aperto. "Dal 26 aprile - prosegue l'assessore - dovrebbero esserci date certe e questo ci dà speranza. Malgrado l'autonomia del Trentino, c'è un aspetto sanitario che non permette di operare grandi differenziazioni. Avevamo provato l'aperura di bar e ristoranti una volta ma l'ordinanza è stata impugnata e siamo durati tre o quattro giorni. Adesso i dati sono abbastanza positivi, abbiamo l'Rt a 0,59 ma nessuno può sapere quanto succederà tra 2 o 3 settimane. Chiaro che ci vuole un bel coraggio per dare la colpa a ristoranti, bar e impianti di risalita del contagio: nessun termine scientifico ha mai detto questo".

Gli operatori di montagna chiedono maggior rispetto. "I protocolli non dovrebbero variare per l'estate. Entro tre settimane - evidenzia Failoni - riusciremo a uscire con un provvedimento per un aiuto concreto e equo che si basa sui costi fissi tra il 1 novembre 2020 e il 30 aprile 2021. Nessuno sarà lasciato indietro. Siamo in fase di studio di un'ulteriore proposta per i lavoratori. Per fortuna alcuni sono stati raggiunti dai 2.400 euro partiti in automatico, tranne coloro che non avevano ricevuto i mille euro e devono fare la domanda: adesso non si può fare ma l'Inps ha prorogato i termini al 31 maggio. Non facciamo i miracoli ma aiutiamo tutti".

 

Una contestazione che si è poi accesa: "Inutile che siamo ancora qui a parlare, tanto questi stanno bene". La risposta è passata a Cavada: "Il miglior modo per riprendere è quello di ripartire. Ho fatto il cuoco e conosco il settore: non sono il classico politico, non potete dire e accusare che non facciamo niente". E viene fatto riferimento ai 500 milioni della nuova manovra economica. "Dopo un anno e 2 mesi - proseguono i manifestanti - cosa ha fatto la Provincia? Siete qui a prendere lo stipendio. Ma vorrete prima o poi venire a capo di qualcosa? Solo chiacchiere".

 

 

La Provincia attende le risorse dal governo: "Il tempo di riceverle. Ci dispiace per la situazione", spiegano i consiglieri provinciali. Secca la replica di alcuni presenti: "Siete qui solo con le mani in tasca, fate qualcosa con Roma allora. Adesso che sappiamo che vi dispiace, stiamo bene", dicono ironicamente: "Come mangiamo?". All'ennesimo attacco Failoni ("Siamo alla fame, un anno che non si fa nulla") si rivolge a un manifestante per un botta e risposta: "Per lei per un anno non abbiamo fatto niente?"; "A me non è arrivato nulla", "Vedrà che questo provvedimento che faremo noi l'aiuterà".

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