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Incinta finisce in terapia intensiva per il Covid, Penelope nasce prematura per salvare mamma Camilla. Piero: ''In una notte ho temuto di perderle entrambe''

La straordinaria storia di una coppia di trentenni che in questa terribile pandemia sono stati prima contagiati e poi hanno sfiorato il dramma. Lui bloccato a casa, in quarantena, lei che peggiorava giorno dopo giorno tanto da doverla intubare e con in grembo la piccola. Poi la decisione dei medici: ''Ricordo loro che mi spiegano del cesareo poi il buio, poi gli occhi della mia Penelope in braccio a un medico, mentre me la mostra dall’angolino più remoto della sala parto, per cinque interminabili secondi, a distanza di sicurezza”

Di L.P. - 24 April 2021 - 19:05

MESTRE. La bimba nata un mese prima per tentare di salvare anche la mamma colpita dal Covid e in gravi condizioni per una polmonite interstiziale severa. E' una storia di rinascita quella che arriva dal Veneto, dall'Ospedale all'Angelo di Mestre. Una storia che dà speranza ma che al tempo stesso aiuta a ricordare che il virus è ancora tra noi, è terribilmente pericoloso e può, in pochi attimi, stravolgere delle vite anche di persone giovani e che si stanno affacciano a un'esperienza straordinaria qual è quella di avere un figlio o una figlia.

 

La vicenda riguarda Camilla e Piero una coppia di trentenni dell'Isola di Murano. Lei, incinta, si ammala il 14 marzo e anche il futuro papà Piero risulta positivo al Covid. Scatta la quarantena ma per lei le cose ben presto peggiorano: dopo l'affaticamento, la tosse secca, il respiro che si fa sempre più affannoso e arriva la febbre, sempre più alta. Poi ecco che in una decina di giorni la diagnosi è di una polmonite grave da coronavirus, che per salvarla servirà l'intubazione, la terapia intensiva e le preoccupazioni per la salute di quella bimba che ancora doveva nascere diventano esponenziali, per tutti.

 

Intanto il futuro papà teme di non diventarlo mai, di perdere anche Camilla, il tutto da recluso in casa, impossibilitato ad aiutare in una qualsivoglia maniera. E quando lo avvisano che la polmonite di Camilla si è aggravata al punto da non sapere se supererà la notte lui deve fare i conti con il peggio e racconta: ''Mi preparo già a dover crescere una figlia da solo sperando che almeno lei ce la faccia''. ''Ricordo i medici che mi spiegano del cesareo - racconta la giovane - poi il buio, poi gli occhi della mia Penelope in braccio a un medico, mentre me la mostra dall’angolino più remoto della sala parto, per cinque interminabili secondi, a distanza di sicurezza”. Penelope è negativa al Covid. 

 

Dalla sala parto, Camilla in barella prende la via della rianimazione, Penelope in termoculla quella della patologia neonatale. “Poi - dice Camilla - non ricordo altro”. Il resto lo ricorda papà Piero, a casa, sul divano, positivo, inerme, appeso alle chiamate “che mi fanno gli specialisti ogni giorno da entrambi i reparti. Il letto in quei giorni non lo tocco più e non ci dormo più, perché mi ricorda Camilla. Riposo sul divano”.

 

Penelope sta bene anche se deve restare in terapia intensiva prenatale per settimane mentre Camilla recupera e piano piano fa il percorso inverso a quello che è stato fatale per milioni di persone nel mondo: passa dalla terapia intensiva alla subintensiva e poi al reparto malattie infettive. Rientra a casa ma in isolamento e non può vedere Penelope. "Le mie giornate a casa, a quel punto, hanno senso solo al mattino, quando dalla patologia neonatale dell'Angelo mi inviano le foto e i video di Penelope. E poi la sera, quando gli infermieri tornano a fotografare la bambina, raccontandomi ogni piccolo progresso". Otto sveglie sul cellulare di mamma Camilla scandiscono il resto della giornata: per otto volte al giorno si arma di tiralatte per simulare le poppate e continuare a stimolare la produzione di latte materno. “L’ho fatto anche negli ultimi giorni del ricovero - racconta -. In quei giorni non so se servirà. Ma so che è un investimento per mia figlia. È l’unica cosa che posso fare per lei”.

 

Quando Camilla torna a casa sola nell'isola di Murano, Penelope ha una settimana è ancora affidata alle cure della patologia neonatale e non è in grado di vivere autonomamente. Ha un ausilio per respirare e un sondino nasogastrico per nutrirsi spiega l'Ulss 3 Serenessima. “La bimba fa dei miglioramenti, ma la vicinanza della madre può essere determinante nel percorso di cura” spiega il primario dei reparti di pediatria e di patologia neonatale Paola Cavicchioli. “In accordo con mamma Camilla, decidiamo allora di farla tornare all’ospedale dell’Angelo, ricoverandola in una stanza di pediatria assieme alla figlia Penelope, in isolamento, affinché possano finalmente stare insieme”.

 

Venerdì 9 aprile nella stanza delle api di pediatria Camilla stringe Penelope per la prima volta e piange per un giorno intero. “Penelope si attacca al mio seno e non smetto di piangere quando vedo che per la prima volta si alimenta da sola - dice Camilla -, non smetto di piangere quando vedo che il mio sforzo per continuare a stimolare la produzione del latte materno è ripagato”. 

 

Il finale è di quelli perfetti: Camilla è completamente guarita, Penelope è sana e normopeso. Niente respiratore e nessun sondino nasogastrico. Penelope, Camilla e Piero possono vivere sereni la loro vita nella loro casa a Murano. ''Crediamo non ci sia lieto fine che possa fare più felice un ospedale e un'azienda sanitaria - comunica l'Ulss 3 Serenissima -. Lavoriamo tutto il giorno e tutti i giorni per impedire al Covid di diffondersi, vaccinando e prevenendo il contagio. Ma quando il contagio avviene, e colpisce duro, lavoriamo tutto il giorno e tutti i giorni perché il virus non divida nessuno, tantomeno una mamma dalla sua bambina''.

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