Covid, “Per salvare il bambino abbiamo dovuto indurre un parto precoce”, su 5 donne arrivate in ospedale in 3 casi i bambini sono nati prematuri
Su 5 donne in gravidanza arrivate in ospedale a Belluno con il Covid, in 3 casi si è dovuto indurre un parto precoce, il primario: “Avevano paura di vaccinarsi durante la gravidanza ma anche qui dobbiamo sfatare un mito perché è possibile farlo in sicurezza”

BELLUNO. Parla di una “situazione in evoluzione” a direttrice dell’Ulss 1 Dolomiti Maria Grazia Carraro riferendosi ai nuovi contagi legati al Sars-Cov-2 registrati nella zona del Bellunese. Il bilancio delle ultime 24 ore parla di 112 contagi, con i positivi che salgono a quota 1.106, segno di “un’escalation dei ricoveri nell’ultima settimana”. Attualmente sono 7 le persone ricoverate in terapia intensiva, 30 in non intensiva e 7 negli ospedali di comunità.
Nei giorni precedenti i numeri erano stati più bassi. Le persone in isolamento sono oltre 2.000 mentre l’incidenza è arrivata a 271 nuovi casi ogni 100mila abitanti. “Sempre sopra la media nazionale – osserva Carraro – ma sotto la media dei territori vicini”.
Guardando al cosiddetto bicchiere mezzo pieno i numeri di contagi e ricoveri sono comunque molto distanti rispetto a quelli dell’anno scorso, “l’unica differenza – commenta la direttrice dell’Ulss 1 – è la vaccinazione”.

A destare particolare preoccupazione sono le complicazioni che il Sars-Cov-2 può causare nei soggetti più fragili, over 60 ma anche le donne in gravidanza. “Sono capitati dei casi in cui sono state ricoverate con polmoniti e per salvare il bambino abbiamo dovuto indurre un parto precoce”, spiega Rodolfo Muzzolon, primario di Pneumologia di Belluno. Si tratta di una situazione inedita per gli ospedali Bellunesi. Su 5 donne in gravidanza arrivate in ospedale con il Covid, in 3 casi si è dovuto indurre un parto precoce. “Avevano paura di vaccinarsi durante la gravidanza – prosegue Muzzolon – ma anche qui dobbiamo sfatare un mito perché è possibile farlo in sicurezza”.
Inoltre ci sono gli strascichi del long-Covid. Sono circa 70 pazienti su cui è stato possibile osservare questa sindrome i cui effetti sul lungo periodo sono ancora sconosciuti. “Fortunatamente – sottolinea Muzzolon – i danni più gravi, come la fibrosi polmonare non reversibile, sono stati osservati solo su pochi pazienti, però si possono presentare anche altri problemi di tipo neurologico o psicologico. Alcune persone continuano a distanza di tempo dalla guarigione ad avere degli incubi”.
Monitorata da vicino anche l’evoluzione dell’infezione nei bambini. “Dobbiamo sfatare il luogo comune che vorrebbe il Covid come una patologia banale per i più piccoli”, afferma il pediatra di libera scelta Gianpaolo Risdonne. Circa 6 bambini su 1.000 vengono ricoverati e 1 ogni 7.000 finisce in terapia intensiva. Dall’inizio della pandemia ci sono stati anche 9 decessi nella fascia d’età che va dai 5 ai 15 anni”. Non solo, perché il long-Covid può insorgere anche nei bambini. “Il fatto è che di questa sindrome non conosciamo ancora gli effetti a lungo termine, è di questa che dovremmo preoccuparci più che dei vaccini”, conclude Risdonne.





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