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La nuova ''bufala'' dei no-vax/no-pass: ''I morti Covid sono 3.783 e non 130mila''. Ma non è così: ecco la spiegazione dell'Iss

A creare confusione è stato un articolo de il Tempo che ha interpretato in maniera parziale uno dei report dell'Iss e il popolo no vax immediatamente ha trasformato quel numero in un ''manifesto'' per protestare contro la supposta dittatura sanitaria. Ma quel numero è sbagliato e se proprio si voleva estrapolare una percentuale si sarebbe dovuto usare l'89% quella riferita alla ''morte causata direttamente'' da Covid che si traduce in 110.000 vittime anche se tutte e 130mila sono morte per il Covid

Di Luca Pianesi - 25 ottobre 2021 - 18:40

ROMA. Da qualche giorno uno dei nuovi cavalli di battaglia dei no-vax/no-green pass è costruito su questo numero: 3.783. Un articolo pubblicato il 21 ottobre da il Tempo, infatti, titolato ''Gran pasticcio nel rapporto sui decessi. Per l’Iss gran parte dei morti non li ha causati il Covid'' ha riportato in auge uno dei temi più in voga per dimostrare che il Covid sarebbe stata una passeggiata o poco più con pochissime vittime e che è tutto un complottone creato ad arte per imporre una dittatura sanitaria votata a non si sa quale scopo o a favorire chissà chi. Uno di quelli che ha immediatamente ripreso la notizia è stato lo psichiatra sospeso dall'Ordine e personaggio televisivo Alessandro Meluzzi vate della causa no vax/no pass.

 

''Sembra un'affermazione strampalata e da no vax - scrive nel suo editoriale per il Tempo Franco Bechis - ma secondo il campione statistico di cartelle cliniche raccolte dall'istituto solo il 2,9% dei decessi registrati dalla fine del mese di febbraio 2020 sarebbe dovuto al Covid 19. Quindi dei 130.468 decessi registrati dalle statistiche ufficiali al momento della preparazione del nuovo rapporto solo 3.783 sarebbero dovuti alla potenza del virus in sé''. Ovviamente non è così e le vittime per il Covid accertate, ad oggi, sono ufficialmente 130.468. Quello è il numero e non importa se i pazienti avevano altre patologie collegate (come accade per qualsiasi altra malattia) perché se non avessero contratto il Covid la loro condizione clinica non si sarebbe degenerata in quella maniera facendoli morire in pochi giorni.

 

Di più. L'Iss specifica che se proprio si vuole stabilire quando Covid è stato killer diretto del suo ''ospite'' (''causando direttamente la morte'' anche se in tutti i 130mila casi l'ha determinata in quel modo e in quei tempi) allora la percentuale da tenere a mente è 89% che si traduce in circa 111.000 persone. La smentita, infatti, vista la ''viralità'' della notizia diffusa da il Tempo, è arrivata anche dallo stesso Istituto superiore di sanità citato da Bechis nel suo editoriale per ricavare quel 3.783. ''In relazione a quanto riportato da diversi media - scrive l'Iss - riguardo ai dati contenuti nel report sulle caratteristiche dei pazienti deceduti positivi a SARS-CoV-2 in Italia pubblicato lo scorso 19 ottobre, ed al fine di promuovere una loro appropriata interpretazione si ritiene utile (fare) delle precisazioni''.

  

E allora eccole: ''Nel rapporto non è affermato che solo il 2,9% dei decessi attribuiti al Covid-19 è dovuto al virus. La percentuale del 2.9%, peraltro riportata anche nelle edizioni precedenti, si riferisce alla percentuale di pazienti deceduti con positività per SARS-CoV-2 che non avevano altre patologie diagnosticate prima dell’infezione. La cifra peraltro è confermata dall’osservazione fatta fin dalle prime fasi della pandemia e ampiamente riportata in diversi studi nazionali e internazionali e rapporti anche dall’Iss, che avere patologie preesistenti (concomitanti) costituisce un fattore di rischio''.

 

''I rapporti congiunti Istat-Iss stilati sulla base dei certificati di morte - prosegue l'Istituto di sanità - riportano come COVID-19 sia la causa direttamente responsabile della morte nell’89% dei decessi di persone positive al test SARS-CoV-2. Indipendentemente dal COVID 19 si sottolinea che la presenza di patologie croniche nella popolazione anziana è molto comune. Un recente rapporto dell’Istat indica che solo il 15% della popolazione anziana non soffrirebbe di patologie croniche e che circa il 52% soffrirebbe di 3 o più patologie croniche. In considerazione del fatto che le patologie croniche rappresentano un fattore di rischio per decesso da COVID-19 e che queste sono molto comuni nella popolazione generale, non deve sorprendere l’alta frequenza di queste condizioni nella popolazione deceduta SARS-CoV-2 positiva''.  

 

Non è corretto, prosegue l'Iss, affermare poi che le patologie riscontrate nei deceduti SARS-CoV-2 positivi avrebbero comunque portato a decesso “in tempi brevi”.  ''La concomitanza di più patologie croniche nella stessa persona - chiarisce l'Istituto - costituisce di per sé elemento di fragilità in genere compensato con appropriate terapie: il contrarre una infezione come SARS-CoV-2 si traduce in un aumentato rischio di complicanze e di morte. Sin dall’inizio della pandemia infatti, è stato censito un eccesso di mortalità nella popolazione, cioè un numero di deceduti superiore a quello degli anni precedenti, le cui stime sono periodicamente riportate nel rapporto congiunto Iss-Istat. Si precisa che le patologie pre-esistenti riportate nel report, finalizzato alla caratterizzazione delle caratteristiche dei deceduti, vengono valutate da un gruppo di medici dell’ISS attraverso la revisione di un campione di cartelle cliniche ospedaliere inviate ad ISS dalle regioni e Province Autonome, e le patologie preesistenti riscontrate più frequentemente nei deceduti SARS-CoV-2 positivi sono riportate nel report. Le più rappresentate sono ipertensione, diabete di tipo 2 e demenza, patologie molto frequenti nella popolazione''.

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