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Omicidio Perraro: ergastolo per Marco Manfrini. Il Pm: ''L'ha sbattuta sull'ulivo. Poi l'ha finita, prima mordendole il capezzolo e la coscia e successivamente strangolandola''

Alla fine di un lungo processo il presidente della Corte d'Assise Giuseppe Serao ha letto la sentenza di condanna per Manfrini. Smantellato l'impianto difensivo dell'avvocata Elena Cainelli, che ha continuato a sostenere l'innocenza di Manfrini tirando in ballo la presenza di un terzo uomo sulla scena del crimine e la responsabilità di Achille, il Labrador della coppia all'epoca di appena 10 mesi, nell'omicidio

Di Filippo Schwachtje - 06 July 2021 - 17:53

TRENTO. A quasi 2 anni dall'omicidio che ha sconvolto il Trentino, Marco Manfrini, il marito di Eleonora Perraro, è stato condannato all'ergastolo. Accolte tutte le richieste della Pubblico ministero Fabrizio De Angelis, che oltre alla pena detentiva aveva chiesto al presidente della Corte d'Assise Giuseppe Serao di confermare tutte le aggravanti del caso, vista anche l'assenza di un qualunque segno di pentimento da parte di Manfrini. Previsti inoltre per l'uomo anche un anno di isolamento diurno e un risarcimento per oltre 200mila euro comprese le spese.

 

La vicenda dell'omicidio al bar Sesto Grado è ormai conosciuta: nella notte tra il 4 e il 5 settembre 2019 Eleonora Perraro viene barbaramente uccisa nel giardino del locale sulla strada che da Nago porta a Torbole. Sul suo corpo vengono ritrovati segni riconducibili a morsi umani e il viso presenta profonde lacerazioni. La mattina successiva sulla scena del delitto viene ritrovato dalle forze dell'ordine il marito della donna, Marco Manfrini, sporco di sangue e in stato confusionale.

 

Fin da subito i sospetti ricadono, ovviamente, sull'uomo, che già in passato era stato accusato di violenze nei confronti di un'altra compagna. L'avvocata della difesa però, Elena Cainelli, ha continuato per tutto il processo a sostenere l'innocenza di Manfrini arrivando, anche attraverso le relazioni presentate dai professori Rodriguez e Pascolo, a fornire una ricostruzione dell'accaduto che vede nel cane della coppia (Achille, un Labrador di 10 mesi all'epoca dei fatti) il vero responsabile dell'omicidio.

 

Ricostruzione che De Angelis e gli avvocati delle parti civili hanno più volte contestato, con il Pubblico ministero che è arrivato in diverse occasioni a definire le relazioni dei periti della difesa frutto di “pura fantasia” e a chiederne la trasmissione alla Procura per valutare l'ipotesi di favoreggiamento personale. Con l'udienza di oggi però il caso si chiude e Manfrini, per il quale proprio in occasione della condanna è stata chiesta la misura cautelare in carcere, dovrà scontare l'ergastolo.

 

"Manfrini quella sera ha fatto ubriacare fino all'inverosimile Eleonora - ha riassunto nel corso della giornata il Pm De Angelis - voleva avere un rapporto sessuale con lei (la vittima è stata ritrovata con la biancheria intima indossata al contrario ndr) e da qui è scaturita la reazione furibonda dell'uomo, che dopo essersi tolto la fede butta in terra la vittima e la aggredisce con furia, colpendola più volte per poi sbatterla sull'ulivo (quello vicino al quale è stato ritrovato il corpo e sulla cui corteccia sono state rinvenute tracce di sangue ndr). Dopodiché ha finito Eleonora, prima mordendole il capezzolo e la coscia e successivamente strangolandola". Azioni durate, in generale, diversi minuti dice il Pubblico ministero. 

 

Dal canto suo invece la difesa ha sostenuto fino all'ultimo una dinamica completamente diversa, che vede nel cane Achille il protagonista. Secondo l'impianto difensivo infatti Perraro, in preda ai fumi dell'alcool, sarebbe forse inciampata proprio sul Labrador (legato all'albero) ed in seguito rovinata sull'ulivo, procurandosi le lacerazioni ed escoriazioni al viso. Ferite che in seguito proprio Achille avrebbe aggravato con i suoi morsi e che avrebbero portato alla morte per "annegamento" nel suo stesso sangue della donna, ritrovata la mattina dopo sdraiata supina. Il segno sul capezzolo? Frutto di un eczema. Il morso sulla coscia? Il segno di un faretto che ha colpito la gamba della vittima durante la caduta. "Per ogni domanda in questo processo sembra esserci una risposta - ha poi ribadito l'avvocato Tomasi, della parte civile - l'unico quesito a cui la difesa non ha risposto è di come Eleonora sia stata uccisa, picchiata in maniera continuativa". 

 

Udienza dopo udienza, la difesa è stata ribadita con forza fino all'ultimo, fino all'epilogo odierno che ha visto Manfrini condannato all'ergastolo. Oggi non ci sono più dubbi: a uccidere Eleonora quella sera al bar Sesto Grado non è stato un mai identificato terzo uomo, non è stato il cane Achille, è stato lui.

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