Orso M57, Fugatti: ''Prendiamo atto con stupore della sentenza del Consiglio di Stato: la sua pericolosità è indubbia e comprovata''
Il Consiglio di Stato ha invitato l'amministrazione provinciale a "valutare la liberazione dell'orso con radiocollare''. Il presidente Maurizio Fugatti: "Il caso dell’aggressione al carabiniere rientra a tutti gli effetti nel massimo grado di pericolosità previsto dal Pacobace: 'Orso attacca (con contatto fisico) senza essere provocato'. La sentenza è difficilmente compatibile con i contenuti del documento redatto da Ispra, Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente e Muse"

TRENTO. "Con 'stupore' prendiamo atto della sentenza del Consiglio di Stato, che purtroppo non ha preso in considerazione la realtà dei fatti". Così il presidente Maurizio Fugatti nel commentare la sentenza di palazzo Spada. "La pericolosità del comportamento dell’orso M57 è indubbia e comprovata da Ispra, che lo scorso gennaio ha avallato la legittimità della decisione di disporne la captivazione. In qualità di presidente di un territorio autonomo come la Pat, confermo l’impegno a tutelare la sicurezza dei cittadini. E certamente non intendo venir meno a quella che considero una nostra responsabilità”.
Il Consiglio di Stato ha invitato l'amministrazione provinciale a "valutare la liberazione dell'orso con radiocollare''. Una sentenza accolta con grandissimo favore dal mondo animalista: "Sentenza storica, si volta pagina" (Qui articolo). La Pat, però, sembra intenzionata a confermare la captivazione del plantigrado al Casteller.
"Ricordiamo la storia di M57 - dice Fugatti - in almeno 7 casi ha seguito insistentemente delle persone, in almeno 2 casi ha stazionato a lungo in centri abitati, in almeno 5 casi ha manifestato particolare confidenza permanendo nelle immediate vicinanze di persone e in almeno 14 casi si è alimentato su cassonetti contenenti rifiuto organico. Il 22 agosto 2020, infine, quest’orso aveva aggredito un giovane carabiniere in servizio alla stazione di Andalo".
La cattura era stata eseguita dalla forestale, con l’aiuto dei vigili del fuoco e dei carabinieri, che nel corso della notte aveva individuato l’esemplare, mentre si alimentava in alcuni cassonetti, incurante delle luci e della presenza di persone, sempre all’ingresso del paese di Andalo, in direzione Fai, e aveva provveduto a narcotizzarlo. L’orso era stato quindi trasportato al Casteller (Qui articolo).
"L’episodio si era verificato lungo la passeggiata illuminata che costeggia il lago - continua Fugatti - nei pressi della zona sportiva del paese, verso le 22.30 di un sabato nel cuore della stagione turistica, a poche decine di metri in linea d’aria da un campeggio affollato da famiglie con bambini. Un luogo normalmente frequentato in estate da migliaia di persone. Certo non nel cuore della foresta. L’uomo, che ha riportato gravi ferite su tutto il corpo, ha tenuto una condotta del tutto adeguata alla situazione, rimanendo fermo e invitando chi era con lui a fare lo stesso di fronte al plantigrado che da una distanza di circa 30 metri lo stava raggiungendo, così come emerso dalle indagini. L’esponente dell’Arma non si è dunque avvicinato all’animale e sostenere il contrario appare come un ingiustificabile tentativo di gettare discredito sull’onestà di un esponente delle forze dell’ordine".
Per il governatore della Provincia la sentenza rischia di compromettere l’efficacia del Piano d'azione interregionale per la conservazione dell'orso bruno sulle Alpi centro-orientali (Pacobace), documento che rappresenta il punto di riferimento per la gestione dei plantigradi, stabilendo il grado di problematicità dei possibili comportamenti (con una scala di rischio da 1 a 18) e le relative azioni da intraprendere.
"Il caso dell’aggressione al carabiniere rientra a tutti gli effetti nel massimo grado di pericolosità previsto dal Pacobace: 'Orso attacca (con contatto fisico) senza essere provocato'. La sentenza del Consiglio di Stato è difficilmente compatibile con i contenuti del documento redatto lo scorso gennaio da Ispra, Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente e Muse, che si focalizza sulla gestione degli orsi problematici in Provincia di Trento: per quanto riguarda la cattura e l’inserimento in cattività degli individui particolarmente problematici, si sottolinea che tale pratica, (...) comporta una considerevole abituazione all’uomo, la quale può esacerbare comportamenti a rischio ed esclude ogni possibilità di rilascio in natura, come anche evidenziato negli studi di Huber (2010) e Clark et al. (2002)", conclude la nota di piazza Dante.


















