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Patto tra Pat, medici e infermieri per vaccinare i sanitari, Ioppi: ''Casi isolati ma meglio cambino lavoro se non seguono la deontologia''

In questa fase dell'emergenza Covid l'89% dei medici ha aderito alla vaccinazione. Il dato degli infermieri è leggermente più basso e si attesta intono all'81% degli infermieri. E' stato concordato di inviare una lettera agli operatori sanitari per sensibilizzare i destinatari sull’importanza dell’immunizzazione. L'appello anche alla cittadinanza: "Necessario aderire per ritornare il prima possibile alla normalità"

Di Luca Andreazza e Giuseppe Fin - 30 aprile 2021 - 06:01

TRENTO. "I numeri ci confortano, il trend di adesione è in costante aumento e questo è fondamentale", "Abbiamo già la dimostrazione che il vaccino funziona, il contagio è in calo e anche la mortalità". A parlare sono Daniel Pedrotti e Marco Ioppi, presidenti rispettivamente dell'Ordine delle professioni infermieristiche e dei medici, dopo un incontro con Provincia e Azienda provinciale per i servizi sanitari per fare il punto sulla vaccinazione obbligatoria degli operatori della sanità trentina. 

 

"Un incontro - il commento dell'assessora Stefania Segnana - per condividere le scelte e il percorso da fare insieme per sensibilizzare il personale sanitario sull’importanza della vaccinazione anti-Covid a tutela di sé stessi, dei pazienti e della collettività". In Trentino ci sono 18 mila operatori: sono 5.500 quelli che non hanno aderito alla campagna. "Un dato comunque in linea - dice Antonio Ferro, direttore del Dipartimento prevenzione - con quanto avviene nel resto d’Italia. La vaccinazione ci rende liberi".

 

In questa fase dell'emergenza Covid l'89% dei medici ha aderito alla vaccinazione: "Ma in quell'11% - evidenzia Ioppi - attualmente rientrano quelle persone che hanno contratto e devono aspettare oppure quei professionisti che per motivi personali non può ricevere la dose. C'è una minoranza che non ha ancora aderito, ma c'è la necessità di sensibilizzare i professionisti". Il dato degli infermieri è leggermente più basso e si attesta intono all'81% degli infermieri: "Siamo soddisfatti e questi numeri ci confortano - aggiunge Pedrotti - ma si può migliorare. In accordo con Pat e Apss cerchiamo di pianificare questa campagna per aumentare ancora questa percentuale: contiamo di riuscire a coinvolgere anche i casi isolati che non intendono aderire".

 

E' stato concordato di inviare una lettera agli operatori sanitari per sensibilizzare i destinatari sull’importanza dell’immunizzazione. "L'obiettivo in primis è quello di accompagnare tutti gli infermieri a questa decisione in modo consapevole per assistere i pazienti e la collettività in base ai risultati della scienza e dei principi deontologici: la priorità è la tutela della salute pubblica. Abbiamo una responsabilità educativa", spiega Pedrotti mentre Ioppi prosegue : "L'atteggiamento deve essere quello di dare il buon esempio e non possiamo ammettere alcun cedimento sul fronte scientifico: un professionista non può correre il rischio di indurre il cittadino a privarsi di cure essenziali".

 

Già nei giorni scorsi gli Ordini delle professioni infermieristiche e dei medici sono intervenuti sulla manifestazione No-vax in piazza Dante a Trento. C'è inoltre il decreto legge 44/2021 che introduce per i sanitari l'obbligo di vaccinazione. "Una norma certamente importante - spiegano Ioppi e Pedrotti - ma il codice deontologico condanna fermamente ogni posizione negazionista: i professionisti devono agire con responsabilità, scienza e coscienza".

 

Ancora una volta duro il commento sui No-vax. "L'impegno della ricerca e della scienza mondiale è stato massiccio. Quelle persone che, purtroppo, dicono che è mancata la fase sperimentale - dice Ioppi - sono quelle che comunque non si vaccinano nemmeno contro il morbillo o la polio che hanno alle spalle anni di somministrazione. 

 

Se un operatore della sanità non si vaccina rischia la sospensione dal posto di lavoro per quanto previsto dal Decreto legge, così come un procedimento da parte dei rispettivi Ordini. "Puntiamo naturalmente sulla sensibilizzazione, però siamo pronti a sostenere l'Apss se, purtroppo, dovessero esserci i presupposti per applicare la norma. Un medico - riconosce Ioppi - ha il dovere di seguire il codice deontologico, un metodo di giudizio basilare, e non può essere un negazionista, se si affida a teorie pseudoscientifiche è meglio che cambi professione".

 

Gli operatori sanitari sono stati tra i primi a essere vaccinati, tra la fine dell'anno scorso e l'inizio di questo 2021 ancora difficilissimo, e un altro tema è quello dei richiami. "Una nota della Pfizer - aggiunge il numero uno dei medici conferma che la copertura è di circa 9 mesi e reagisce bene anche alle varianti. Questo cambia un po' la pianificazione e permette di concentrare gli sforzi sulla cittadinanza. Un altro aspetto fondamentale è quello di accelerare nella campagna vaccinale per ritornare il prima possibile alla normalità".

 

Intanto è stato disposto il via libera alle prenotazioni per gli over 55 nati tra il 1962 e il 1966 e, dal fine settimana, anche gli invalidi civili al 100% e i loro conviventi e caregiver. In agenda la ripresa della campagna per le categorie inquadrate nelle forze dell'ordine.

 

"Le vaccinazioni proseguono in maniera massiccia – continua Segnana – abbiamo aumentato gli slot a disposizione dei cittadini e stiamo partendo con una campagna pubblicitaria di informazione e di sensibilizzazione. I vaccini adesso ci sono e dunque possiamo davvero contrastare efficacemente la pandemia”, continua Segnana. "E' necessario prenotare il vaccino perché prima viene eseguito e prima si potrà uscire da questa situazione. Il nostro obiettivo è di immunizzare il maggior numero di cittadini e rendere quindi il Trentino un territorio covid-free”, l'appello del presidente Maurizio Fugatti.

 

La Provincia di Trento deve accelerare, da piani del generale Figliuolo, con le somministrazioni quotidiane di vaccini e così se il target prefissato per la settimana scorsa è stato grosso modo raggiunto (da piani il Trentino avrebbe dovuto inoculare 3.100 dosi giornaliere e tra il 20 aprile e oggi ne sono stati fatti 2.920 di media per un totale di 20.441 in una settimana contro i 21.700 fissati) ora c'è quasi da raddoppiare le quantità. Ma la campagna comunque prosegue a ritmo serrato. "Il progressivo abbassamento delle classi di età è collegato al fatto che adesso le categorie più a rischio contagio, come dimostrano i dati, non sono più fortunatamente gli ottantenni, già immunizzati, ma proprio le classi di età tra i 50 e i 60 anni. Nessuna campagna di vaccinazione del resto - dice Giancarlo Ruscitti, direttore generale del Dipartimento salute e politiche sociali - ha mai registrato un’adesione al 100%".

 

C'è anche una road map ma che non viene ancora resa pubblica. "Ci è stata ipotizzata una pianificazione ma in forma cautelare non viene pubblicizzata perché potrebbe cambiare in base alle forniture. A ogni modo i vaccini adesso sono regolari e ci sono le dosi, importante correre. Anche la cittadinanza deve fare la propria parte. La malattia è molto più grave degli eventuali effetti del vaccino che è efficace e sicuro: i benefici sono notevolmente superiori ai rischi. C'è un caso avverso su milioni di somministrazioni e la popolazione non deve lasciarsi spaventare dai pochissimi eventi negativi. Non si deve dimenticare che ci sono ancora decine di pazienti ricoverati e che le conseguenze del Covid si trascinano a lungo: questo è un virus devastante", conclude Ioppi.

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