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Referendum sul Biodistretto, domenica si vota nel silenzio assordante (e politico) della Provincia

Le istituzioni provinciali hanno fatto pochissimo (praticamente nulla) per ricordare che il 26 settembre i cittadini possono esercitare il loro ''diritto-dovere'' di fatto facendo il gioco del fronte dell'astensionismo. Pubblichiamo, allora, la lettera di Andrea Tondini, un agricoltore di Segonzano che spiega perché voterà ''Sì''

Di Luca Pianesi - 22 settembre 2021 - 12:32

TRENTO. E' un silenzio assordante quello dell'amministrazione provinciale rispetto al referendum sul ''Distretto Biologico Trentino''. Nessuno chiedeva prese di posizione nette o campagne a sostegno del Sì o del No ma almeno di adempiere al proprio ruolo istituzionale e ricordare ai cittadini che ''domenica si vota'' che ''il 26 settembre potete esercitare quel diritto-dovere per il quale i vostri padri e i vostri nonni hanno dato la vita e che è il pane della democrazia''.

 

Votare sempre e comunque, quando si può, e non importa come e per chi, ma votare. Questo dovrebbe essere il messaggio da parte di una Provincia che, a farla bene, avrebbe anche potuto organizzare in chiave istituzionale dei dibattiti, dando la possibilità ai cittadini di informarsi, sapere quel che sta accadendo, conoscere l'opinione e le argomentazioni di entrambe le parti. Tutto è invece stato tenuto sottotraccia. L'obiettivo non dichiarato, ma a questo punto piuttosto palese proprio per quanto visto (o non visto) fino ad oggi, è quello che i cittadini non sappiano e non vadano a votare così da non raggiungere il quorum.

 

E allora lo ricordiamo noi: per votare è necessario essere maggiorenni e residenti in Provincia da almeno un anno. Ci si potrà recare alle urne dalle 6.00 alle 22.00 del 26 settembre, nel proprio Comune di residenza. Il referendum sarà ritenuto valido se accorreranno ai seggi almeno 177.000 elettrici e elettori, raggiungendo il quorum fissato a 40% più uno.

 

Per saperne di più ecco chi è apertamente contrario cosa dice (QUI ARTICOLO) e chi è apertamente per il Sì (QUI ARTICOLO)

 

E a proposito di referendum per ''bilanciare'' il silenzio della Provincia che pesa politicamente come un macigno pubblichiamo la lettera di un contadino della Val di Cembra, Andrea Tondini che spiega perché ''da agricoltore, da padre, da cittadino'' voterà ''Sì''. 

 

Buongiorno Direttore,

a poche ore dal voto sulla realizzazione o no di un “Distretto Biologico Trentino”, il dibattito si accende, chi è favorevole, come il sottoscritto (contadino di Segonzano, biologico dalla nascita), chi è contrario e chi non prende posizione.

 

Io sono uno zootecnico (allevo animali) e negli anni mi sono fatto l’idea che il Trentino agricolo ha due problemi: la deriva dei prodotti fitosanitari e la monocoltura di vitigni e meleti. Dal mio punto di vista urge diversificare l'agricoltura provinciale attraverso la corretta interazione di tutte le parti in gioco, ossia: agricoltori (realizzazione di produzioni sempre più di qualità), enti locali (attraverso finanziamenti ad hoc, prestiti agevolati, ricerca, ecc..), consumatori (consumo critico e consapevole).

 

Bene, tutto ciò è riassunto nella parola Distretto biologico che, ovviamente, resta un contenitore vuoto se noi agricoltori, noi consumatori, noi politici, non facciamo la nostra parte. Io credo in un Trentino migliore; l’impianto agricolo provinciale è forte ed è costituito da grandissime professionalità (biologiche e non biologiche) Il progetto che va al voto è corposo e pieno di progettualità, sussistono finanziamenti e ricerca per creare un Trentino a prevalenza biologico (senza obblighi). Io credo in questo progetto e quindi, da agricoltore professionista, come tanti altri miei colleghi, voto SI.

 

In alcuni articoli ho letto che si accusa il Comitato promotore di non aver interpellato gli agricoltori sulla proposta per l’istituzione di un Distretto biologico, io mi permetto di confutare questa affermazione poiché mi sono relazionato con il Comitato fin dall'inizio … e se l’ho fatto io .. Sono 30 anni che l’Europa ha riformato la fitoiatria e se la cittadinanza ha preso da sola l'iniziativa di un Distretto biologico forse è perché negli ultimi decenni non ha mai avuto risposte chiare e trasparenti.

 

Tanto è stato fatto dall’Istituto agrario di San Michele in ricerca e sviluppo, ma probabilmente non è ancora abbastanza, bisogna imporre una tutela maggiore dell’Ambiente e una diversificazione agronomica. Dal mio punto di vista il Distretto Biologico è lo strumento giusto.

Io da Agricoltore, da Padre, da Cittadino voto SI

Andrea Tondini – Segonzano (TN)

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