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Reperti etruschi in un maso a Cavalese, la scoperta di un'insegnante. Il materiale archeologico sequestrato dai carabinieri

La scoperta di un'insegnante all'interno di alcuni scatoloni ritrovati nel proprio maso. Ritenendo di potersi trattare di materiale di interesse storico-culturale, la docente, appassionata del settore, ha contattato, tramite i carabinieri locali, il Nucleo TPC di Udine

Di G.Fin - 28 maggio 2021 - 09:54

CAVALESE. Decine e decine di reperti archeologici di importante valore rappresentati da vasellame in bucchero e di tipo etrusco-corinzio di età compresa tra la metà del VII e la metà del VI sec. a.C.. Un vero e proprio tesoro archeologico quello che si è trovata davanti un'insegnante di Cavalese che dimostrando un importante senso civico ha immediatamente avvisato le autorità.

 

Si tratta di frammenti di contesti funerari dell’area etrusca compresa tra le zone laziali centro-settentrionali di Vulci, Vejo e Cerveteri, ora sequestrato dal Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Udine.

 

L'insegnante si era recata nel maso di sua proprietà per sistemarlo. Si tratta di una struttura utilizzata anche dagli abitanti del luogo come deposito di materiale agricolo e, negli anni, anche dai villeggianti. Nello spostare alcuni scatoloni si è accorta dei reparti.

 

Ritenendo di potersi trattare di materiale di interesse storico-culturale, la docente, appassionata del settore, ha contattato, tramite i carabinieri locali, il Nucleo TPC di Udine.

 

I militari si sono, pertanto, recati sul luogo del rinvenimento, dove sono stati eseguiti i primi accertamenti sul materiale che appariva di evidente di natura archeologica e, quindi, veniva sequestrato d’iniziativa. L’attività svolta è stata immediatamente condivisa con la Procura della Repubblica di Trento, che ha convalidato il provvedimento cautelare adottato dai militari. I successivi approfondimenti di natura tecnica effettuati sui beni archeologici sequestrati, grazie alla preziosa collaborazione dei funzionari archeologi della Soprintendenza per i Beni Culturali della Provincia Autonoma di Trento, hanno consentito di appurare l’assoluta genuinità dei manufatti e il loro elevato interesse storico culturale.

 

I risultati ottenuti sono stati comunicati all’Autorità giudiziaria procedente, che ha emesso un decreto di archiviazione del procedimento penale instaurato contro ignoti, stabilendo la confisca del materiale archeologico e la contestuale definitiva assegnazione all’Ufficio Beni Culturali della Soprintendenza trentina che provvederà alla sua conservazione e valorizzazione.

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