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Sei Stati ammoniti dall'Ue perché "applicano misure troppo rigide alla frontiera". Tra questi la Germania, coautrice dei recenti problemi al Brennero

L'Unione Europea si muove nei confronti di sei Stati membri che con misure troppo rigide "impediscono la libera circolazione di persone e merci nel mercato interno". Si parla anche del certificato di vaccinazione, il commissario alla Giustizia Reynders dichiara: "Stiamo valutando vari usi, ma non può diventare un obbligo per viaggiare"

Di M.Sartori - 23 febbraio 2021 - 18:42

TRENTO. La Germania si trova tra i sei Stati membri richiamati dall’Unione Europea perché “attualmente applicano misure più rigide di quanto previsto dalle raccomandazioni, in particolare sull’ingresso e l’uscita dal Paese”. Il motivo che ha spinto l’Ue a muoversi in questa direzione sono i disagi riscontrati alla frontiera, come è avvenuto negli scorsi giorni in Alto Adige.

 

L’improvvisa richiesta da parte dell’Austria, sulla falsa riga della Germania, di richiedere un tampone negativo fatto entro le 48 ore precedenti per passare il confine ha creato enormi problemi al passo del Brennero. I camionisti diretti a nord si sono infatti trovati bloccati in code lunghe più di quaranta chilometri e i medici dell’Azienda sanitaria altoatesina hanno dovuto organizzarsi velocemente per effettuare più di 1.800 tamponi in 24 ore.

 

Per evitare altre situazioni simili l’Unione ha deciso di muoversi nei confronti di sei Stati: Germania, Belgio, Ungheria, Finlandia, Danimarca e Svezia. "Chiediamo di tornare ad un'applicazione corretta delle raccomandazioni adottate dal Consiglio Ue. Abbiamo inviato una lettera a sei Stati membri sul divieto di ingresso e uscita dal Paese, perché sono andati troppo oltre. Possono scoraggiare i viaggi ma non vietarli. Chiediamo un approccio diverso alla frontiera, di non bloccare i camionisti perché vogliamo una libera circolazione delle merci nel nostro mercato interno", questo dichiara il commissario europeo alla Giustizia, Didier Reynders, a margine del Consiglio Affari generali Ue.

 

I sei Stati "hanno dieci giorni per rispondere", mentre Bruxelles "monitora da vicino" i loro passi. Lo rende noto il portavoce della Commissione europea per la Giustizia, Christian Wiegand. "Siamo fiduciosi di poter trovare soluzioni con i sei Stati al più presto, senza dover intraprendere passi legali che possono essere lunghi. Trovare soluzioni è nell'interesse di tutti", ha detto.

 

Si parla anche di un certificato di vaccinazione, che però andrebbe usato solo a scopo medico. “Vogliamo avere un approccio digitale europeo per uso medico. Nei prossimi mesi poi vedremo se ci sarà la possibilità di usarlo per altri scopi, come i viaggi. Ma la vaccinazione non può diventare un obbligo per viaggiare, anche chi non si è sottoposto all'immunizzazione deve poter continuare a muoversi, con l'uso dei test e dei periodi di quarantena", ha spiegato Reynders.

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