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Sgarbi accusato di aver autenticato quadri falsi: ''Una pura invenzione e metto la firma su quel che mi pare''

Controverso protagonista dell'arte italiana del secondo dopoguerra, De Dominicis ha utilizzato diverse tecniche e si è definito pittore, scultore, filosofo e architetto. Sgarbi: "E' arte concettuale. Un'inchiesta montata solo per creare problemi"

Di Luca Andreazza - 16 giugno 2021 - 20:03

TRENTO. "L'inchiesta è una pura invenzione. Tutto totalmente inesistente". Questo il commento del critico d'arte e presidente del Mart, Vittorio Sgarbi, che respinge le accuse mosse dai pm di Roma che gli contestano di aver autenticato almeno 32 quadri di Gino De Dominicis, opere ritenute false e che rientrano nel giro di un'associazione a delinquere che realizzerebbe finti quadri dell'artista per poi autenticarli.

 

Un'accusa che potrebbe costargli un rinvio a giudizio, li avrebbe autenticati mentre era al telefono. "Sono capolavori di De Dominicis e li autentico come mi pare - dice Sgarbi - un'inchiesta montata solo per creare problemi. Un argomento che non esiste anche perché l'autore è morto nel '98: le opere hanno meno di 50 anni e quindi non esiste nessun caso e nessuno falsificherebbe questi quadri".

 

Controverso protagonista dell'arte italiana del secondo dopoguerra, De Dominicis ha utilizzato diverse tecniche e si è definito pittore, scultore, filosofo e architetto. Il suo lavoro tende a rendersi indipendente dalle mode e dai gruppi della neoavanguardia e non è inquadrabile in una precisa corrente artistica.

 

"Queste accuse - conclude Sgarbi - sono una pure invenzione, un avvocato che ha dichiarato falso quanto comprato dall'imprenditore Koelliker che invece sono tutte buone, le mie perizie sono tutte perfette e ritengo le opere vere che ritengo vere. De Dominicis è un'artista concettuale e le opere concettuali non sono fatte a mano quanto con la mente. Un artista che non ha nulla a che fare con la produzione materiale delle opere. L'unica cosa falsa è questa inchiesta".

 

La vicenda prende le mosse dall'indagine scattata nel novembre del 2018 e che aveva portato all'arresto di due persone e al sequestro di oltre 250 opere considerate contraffatte per un valore di 30 milioni. Nel procedimento erano finite nel registro degli indagati venti persone tra cui anche il noto critico d'arte a cui i magistrati contestano, nel suo ruolo di presidente della Fondazione Archivio Gino De Dominicis di Roma, la violazione dell'articolo 178 lettera C del codice dei beni culturali e del paesaggio.

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