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| 23 gen 2021 | 17:18

Si spegne a 99 anni Bruno Zito. Fuggito dalla prigionia, fu partigiano in Valsugana. Anpi: "Oggi faremo camminare i valori per cui hai combattuto"

Si è spento all'età di 99 anni Bruno Zito. Militare in Francia, venne catturato dopo l'8 settembre e deportato in Germania. Scappato dal treno che lo stava portando al campo di prigionia, riuscì a raggiungere la Valsugana, dove entrò nelle fila dei partigiani. L'Anpi Alto Adige: "Ci hai insegnato a non abbassare mai la guardia nella difesa della democrazia e della libertà"

Si spegne a 99 anni Bruno Zito
di Marianna Malpaga

BOLZANO. Si è spento all’età di 99 anni il partigiano meranese Bruno Zito, che negli anni della Resistenza era stato attivo in Valsugana. Ne dà l’annuncio Anpi Alto Adige. “Bruno amava la vita – ricordano i suoi amici partigiani – ne era orgoglioso, così come lo era della sua famiglia. Ci teneva sempre a raccontare tutto in modo semplice, spontaneo e divertente. E nel racconto non mancava mai di riferirsi alla sua esperienza di partigiano per ribadire come l’Italia fosse ben diversa da quella che avevano sognato durante la Resistenza, ma che non bisognava mai disperare, mai abbassare la guardia nella difesa della democrazia e della libertà e mai abbandonare la lotta per attuare i valori della Resistenza incardinati nella Costituzione”.

 

Bruno Zito era arrivato in Valsugana, dove si occupava di insidiare i convogli che rifornivano i tedeschi, in seguito a una fuga rocambolesca. Le sue memorie sono state raccontate nel volume “Petto in fuori, pancia in dentro” del professor Antonio Testini. Parte della sua storia è stata raccontata anche dal giornalista Luca Fregona in un articolo apparso sull’Alto Adige del 25 aprile 2018. Durante la Seconda guerra mondiale, l’alpino Zito faceva parte del “Battaglione Bolzano”. Era stato mandato nella Provenza occupata dai nazisti per fornire supporto agli invasori. Zito aveva solo 21 anni quando, il 9 settembre del 1943, il giorno dopo l’armistizio, i tedeschi circondarono la caserma dove si trovava con gli altri alpini. Ci furono morti e feriti. Zito, assieme a tre amici (Gino Vecchi, Carlo Delugan e Bruno Filippi), venne fatto prigioniero e portato all’Ente Fiera di Grenoble. Vi rimase pochi giorni, perché poco più di una settimana dopo venne caricato su un treno alla volta della Germania.

 

Zito e i tre amici riuscirono a darsi alla fuga grazie a uno zainetto che conteneva gli attrezzi di un calzolaio. Non appena varcato il confine tra Francia e Germania, quando videro i primi cartelloni in tedesco, i quattro amici riuscirono ad aprire le sicure che chiudevano il vagone sul quale stavano viaggiando e saltarono giù dal treno. I ragazzi proseguirono verso la Francia. Vennero ospitati da un contadino alsaziano – all’epoca l’Alsazia era occupata dai tedeschi – che diede loro vitto e alloggio in cambio del loro lavoro. I quattro attraversarono poi la Svizzera, cercando di entrare in Italia dalla Valtellina, ma invano: oltre il confine, un prete li bloccò dicendo loro di non rischiare, perché sarebbero stati accalappiati subito da fascisti e nazisti.

 

Nell’agosto del 1944, mentre Filippi e Delugan si fermarono in Svizzera, Vecchi e Zito continuarono il loro percorso verso l’Italia. Il primo si fermò a Bolzano, il secondo proseguì alla volta della Valsugana, dove si trovava la sua famiglia. Entrò subito nelle fila dei partigiani che si occupavano di organizzare gli attacchi ai convogli che rifornivano i tedeschi. Nel 2016, Bruno Zito è stato insignito, assieme a Lidia Menapace e ad altri partigiani, della Medaglia della Liberazione della Repubblica Italiana.

 

“Ciao Bruno – lo saluta l’Anpi Alto Adige, che l’aveva incontrato pochi mesi fa quando, assieme alla moglie Maria, per il rinnovo della tessera - ci mancherai, ma cercheremo di far camminare quegli ideali nel mondo di oggi. Partigiani per sempre”.

 


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