Trento ai primi posti per sostenibilità e qualità della vita in Italia, ma ultima nella sanità: pesa anche la mancata trasmissione di dati
Il capoluogo trentino in cima alle classifiche per sostenibilità (prima in Italia) e qualità della vita (seconda) ma ultima a livello nazionale per quanto riguarda il sistema sanitario. Il sindaco Ianeselli: “Soddisfatti per i risultati ma colpisce il dato sulla sanità. Dobbiamo cercare di capire perché”

TRENTO. “Soddisfazione per la città di Trento, che quest'anno non solo è la più sostenibile d'Italia ma è anche seconda nella classifica sulla qualità della vita”. C'è soddisfazione certo nelle parole del primo cittadino Franco Ianeselli, vedendo i risultati delle classifiche pubblicate rispettivamente da Legambiente-Sole 24 ore ('Ecosistema urbano') e da Italia Oggi, ma anche una punta d'amarezza per l'ultimo posto di Trento nel settore della sanità.
“Tutti gli indici sono molto positivi per Trento – continua Ianeselli – ma ci colpisce molto quello sulla sanità. Dobbiamo cercare di capire il perché”. Il capoluogo infatti, nonostante le ottime posizioni a livello nazionale, perde moltissimi punti per quanto riguarda il sistema salute, dove chiude addirittura all'ultimo posto (il 107°). Le cause sembrano essere i pochi posti letto (91° posto), soprattutto in cardiologia e cardiochirurgia (98° posto), ostetricia e ginecologia (76°), terapia intensiva (71°). Un picco negativo si registra per la sottodimensione delle apparecchiature diagnostiche (106° posto), soprattutto Tac (107°), risonanza magnetica (106°) e acceleratori lineari per radioterapia (93°).
Tra le motivazioni però anche la mancanza di trasmissione di dati, come conferma il rapporto Influnet relativo alla sorveglianza epidemiologica delle sindromi influenzali in Italia, pubblicato l'11 novembre e all'interno del quale viene riportata la mancata attivazione del sistema da parte di 9 territori in Italia, tra cui la Provincia di Trento (insieme a Bolzano, Val d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Campania, Basilicata, Calabria, Sardegna).
In generale comunque è riconfermata l'alta qualità della vita a Trento nel 2021: il secondo gradino del podio rimane del capoluogo, come l’anno precedente, mentre sale in graduatoria Bolzano, che dall’ottavo ottiene il terzo posto. In testa alla classifica si posiziona Parma, che guadagna ben 39 posizioni rispetto al 2020; Bologna e Milano recuperano di molto, raggiungendo rispettivamente la quarta e la quinta posizione. Questi i risultati emersi dallo studio annuale di Italia Oggi e Università La Sapienza di Roma, in collaborazione con Cattolica Assicurazioni, giunto quest’anno alla 23esima edizione.
Analizzando le macro aree considerate dall’indagine, Trento spicca però positivamente al terzo posto per Istruzione e formazione e al quarto in Affari e lavoro. Come negli anni passati, sono nove le dimensioni d’analisi su cui si basa lo studio: affari e lavoro, ambiente, sicurezza sociale, istruzione formazione capitale umano, popolazione, reddito e ricchezza, reati e sicurezza, sistema salute e tempo libero.
Affari e lavoro. L’ottimo quarto posto di Trento è dovuto soprattutto al numero di start up e piccole medie imprese innovative (4° posto) e all’importo medio dei protesti (4° posto). Basso anche il tasso di disoccupazione (17° posto).
Ambiente. Nella macroarea dell’ambiente Italia Oggi assegna a Trento il 24° posto. Le buone performance riguardanti il verde urbano in città (2° posto), l’offerta di trasporto pubblico nel capoluogo (11° posto), la raccolta differenziata dei rifiuti sempre a livello urbano (7° posto) sono controbilanciate dagli sforamenti, rilevati a livello provinciale, del biossido di azoto (95° posto) e dall’alto numero dei veicoli circolanti, dovuto però probabilmente al fatto che in Trentino la tassa sulle immatricolazioni è la meno cara d’Italia.
Reati e sicurezza. Trento è al 31° posto per reati e sicurezza: come da tradizione in provincia ci sono pochi furti d’auto (7° posto), limitato anche dal numero degli omicidi colposi per 100 mila abitanti (16° posto) e delle lesioni dolose (13° posto). Alto il numero delle violenze sessuali (90° posto) e dei tentati omicidi (77° posto).
Sicurezza sociale. Questa macroarea è quella che più risente della pandemia. L’86°posto di Trento è infatti dovuto anche ai casi di covid ogni mille abitanti (84° posto) e alla variazione della mortalità sia tra gli over 65 anni (72° posto) che tra gli under 65 anni (69° posto). A incidere negativamente sulla classifica sono pure gli infortuni sul lavoro (102° posto, all’ultimo c’è Bolzano), i morti per tumore (92° posto) e i suicidi (89° posto). Tra i dati positivi il basso tasso di disoccupazione giovanile 15-24 anni (3° posto).
Istruzione e formazione. Qui si registra una delle performance migliori (3° posto), anche perché all’interno della macroaerea ci sono due primi posti: Trento è in testa alla classifica sia per numero di studenti che con adeguate competenze numeriche sia per numero di studenti con adeguate competenze alfabetiche. Buoni risultati anche per quanto riguarda la partecipazione alla scuola d’infanzia (6° posto) e la formazione continua (6° posto).
Popolazione. Il 22° posto in classifica è la somma di performance buone (11° posto per nati vivi ogni 1000 residenti) e altro meno buone, con il numero medio di componenti in famiglia (67° posto) e gli emigrati ogni mille residenti (66° posto).
Tempo libero. Il buon posizionamento al 13° posto nella classifica del tempo libero è dovuto alla presenza di librerie (15° posto), associazioni ricreative, artistiche, culturali (23° posto), bar e caffè (12° posto), alberghi (4 posto) e sale cinematografiche (20° posto).
Reddito e ricchezza. Trento è al 21° posto grazie alle sue esigue sofferenze bancarie dei prestiti alle famiglie (3° posto), al reddito medio disponibile (15° posto) e alla ricchezza patrimoniale pro capite (25° posto). Indicatori negativi, il prezzo al metro quadro delle case (97° posto) e la variazione dei prezzi al consumo (97° posto).
Secondo i dati di Italia Oggi-La Sapienza, Torino, Milano, Trieste, Bologna e Firenze fanno un bel salto in avanti, mentre al contrario realtà più piccole, e non solo quelle del Sud, quest’anno sembrano scivolare indietro, come le province di Como, L’Aquila, Belluno, Udine, Varese, Rovigo, Prato, Benevento, Fermo, Rieti e Nuoro che perdono posizione.
Sono due i motivi che hanno portato alla ribalta i grandi centri rispetto ai più piccoli: da una parte ha giocato un ruolo fondamentale il fattore Covid-19, per cui le metropoli hanno dimostrato di saper gestire meglio la pandemia, pur essendo state penalizzate da questa emergenza nel 2020, tanto da riprendersi con maggior rapidità rispetto ai centri di minori dimensioni. Il secondo motivo invece è stato metodologico, con il ridimensionamento dell’indicatore “popolazione” (che contiene le classifiche di densità demografica, emigranti, morti in percentuale, immigrati, istruzione, nati vivi in percentuale, e numero medio dei componenti della famiglia) attribuendogli un peso uguale o di poco superiore ad Affari e lavoro, Ambiente, Sicurezza, Salute, Tempo libero e Reddito, invece di attribuirgli un sovrappeso, com’è stato negli anni precedenti.



.jpg?itok=sWPZ0BVq)









