Truffa sui bandi per l'accoglienza dei migranti, la Finanza sequestra 12 milioni di euro
Il provvedimento, disposto dal Gip del Tribunale di Verona, è stato emesso nei confronti di una società della provincia operante nel settore sportivo e del suo rappresentante legale, un imprenditore 60enne residente a Verona che è indagato, tra l’altro, per i reati di truffa aggravata nei confronti di un ente pubblico (la Prefettura di Verona), falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico e turbata libertà degli incanti

VERONA. Truffa aggravata nei confronti di un ente pubblico, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico e turbata libertà degli incanti: sono queste le accuse rivolte ad una società di un dirigente sportivo di Verona. Dopo oltre due anni di indagini, la Guardia di Finanza gli contesta irregolarità relative all'attività di ospitalità per 700 migranti.
Ad intervenire sono stati i finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Verona, all’esito di specifiche indagini delegate dalla locale Procura della Repubblica nel settore degli appalti pubblici. E' stato eseguito un decreto di sequestro preventivo «per equivalente» per un importo complessivo di oltre 12 milioni di euro.
Il provvedimento, disposto dal Gip del Tribunale di Verona, il dottor Raffaele Ferraro, su richiesta del Sostituto Procuratore la dottoressa Maria Diletta Schiaffino, è stato emesso nei confronti di una società della provincia operante nel settore sportivo e del suo rappresentante legale, un imprenditore 60enne residente a Verona che è indagato, tra l’altro, per i reati di truffa aggravata nei confronti di un ente pubblico (la Prefettura di Verona), falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico e turbata libertà degli incanti.
Il sequestro giunge al termine di articolate indagini del nucleo di polizia economico finanziaria di Verona, durate oltre due anni, le quali - grazie anche alla collaborazione della Prefettura, che aveva segnalato alcune irregolarità rilevate in fase di rendicontazione delle spese - hanno disvelato i contorni di una ben architettata truffa perpetrata dalla società, affidataria - insieme ad altre - del servizio di accoglienza ed assistenza ai cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale in provincia di Verona negli anni 2016, 2017 e 2018 e, per questo, destinataria di una somma complessiva di 12.242.711 euro in relazione alla gestione di oltre 700 migranti.
Nel corso delle investigazioni, i finanzieri hanno accertato una serie di irregolarità nella documentazione prodotta in sede di gara, recante false attestazioni in ordine al possesso dei requisiti di partecipazione al bando, tra cui quelli riferiti all’oggetto sociale, alla pregressa esperienza nel settore, al numero di operatori e alla idoneità delle strutture destinate all’accoglienza.
Le Fiamme Gialle scaligere hanno appurato, in particolare, che a fronte della “comprovata esperienza in ambito Sprar o in progetti di accoglienza similari destinati ai richiedenti protezione internazionale” condizione necessaria richiesta dal bando di gara, la società aveva attestato - senza, tuttavia, documentarne la circostanza - di essersi impegnata nel tempo nell'inserimento sociale degli immigrati attraverso attività svolte a favore di giovani profughi provenienti dall'Albania nel 1989 e dalla ex Jugoslavia negli anni 1991-1995, laddove la stessa era stata, invece, costituita nel settembre del 2000.
Inoltre, a fronte del requisito di avere tra i propri fini istituzionali quello di “operare in un settore di intervento pertinente con i servizi di assistenza alla persona, di accoglienza e di integrazione”, i Finanzieri hanno rilevato che l'oggetto sociale dichiarato presso la Camera di Commercio era del tutto estraneo e prevedeva, invece, l’”esercizio di attività sportive ed attività ad esse connesse o strumentali”, poi ampliato in epoca successiva proprio al fine di poter accedere ai successivi bandi indetti dalla Prefettura di Verona.
I Finanzieri hanno poi accertato che il numero degli operatori utilizzato non era congruo rispetto alla gestione dei servizi di assistenza e accoglienza da garantire e che alcune strutture abitative indicate come idonee ad ospitare gli immigrati, già al momento della presentazione dell’istanza di partecipazione alla gara in realtà non possedevano i necessari requisiti di idoneità richiesti dal bando. In altri casi la società aveva anche dichiarato posti disponibili di gran lunga superiori rispetto ai previsti parametri di idoneità alloggiativa.













