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Varianti Covid, in Trentino è il solito caos. Lo Zooprofilattico Venezie: ''Da Trento nessun dato''. Ferro e Benetollo spiegano e smentiscono Ruscitti (IL VIDEO)

Il 29 gennaio scorso la Provincia aveva annunciato la collaborazione con lo Zooprofilattico delle Venezie per cercare le varianti. Abbiamo contattato l'istituto che ci ha risposto che ad oggi non è ancora partito il monitoraggio

Di Giuseppe Fin - 13 febbraio 2021 - 05:01

TRENTO. L'idea è giusta ma purtroppo fino ad oggi il Trentino sembra essersi fermato alle parole (tra l'altro, come spesso accade, contrastanti a seconda di chi parla) dimenticandosi, invece, dei fatti. Parliamo delle varianti, le cosiddette mutazioni del virus Sars-CoV-2 che sono state osservate in tutto il mondo fin dall’inizio della pandemia. E' il tema di queste settimane.

 

Da quella inglese a quella sudafricana, le rilevazioni e gli studi stanno andando avanti su tutto il territorio ma in Trentino qualcosa sembra essersi inceppato. “Qui non abbiamo dati al momento sul monitoraggio del TrentinoFino a due giorni fa non mi risultano essere arrivati campioni da analizzare dalla Provincia di Trento” ci spiega il responsabile dei rapporti con la stampa dell'Istituto zooprofilattico delle Venezie che abbiamo contatto telefonicamente Fino ad oggi, infatti, report sul Trentino non ce ne sono nemmeno sul sito mentre proprio nelle scorse ore è uscita una nuova analisi sulle varianti diffuse in Veneto (tutto è fatto con grande trasparenza ed aggiornato online).

 

L’analisi delle varianti viene effettuata dai laboratori delle singole regioni, sotto il coordinamento dell’Iss. E' importante farlo per mettere in atto delle strategie efficaci per il contenimento dell'infezione. In particolare l'Istituto Superiore di Sanità ha chiesto ai laboratori delle Regioni e Province autonome di selezionare dei sottocampioni di casi positivi e di sequenziare il genoma del virus per individuare in particolare la presenza della 'variante inglese'. Successivamente la presenza della variante brasiliana e, se necessario, anche quella sudafricana.

 

Che la collaborazione tra il Trentino con lo Zooprofilattico delle Venezie fosse importante lo aveva sottolineato anche l'ex assessore alla Salute, Luca Zeni, già il 27 dicembre scorso quando in una interrogazione chiedeva il coinvolgimento dell'istituto.

Siamo arrivati il 29 gennaio quando la Provincia pubblica un comunicato stampa annuncia che per le nuove varianti Covid-19 è stata attivata la collaborazione con l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie. “La Giunta provinciale - viene scritto - su proposta dell'assessore Stefania Segnana, ha deciso di potenziare le attività di diagnostica ed in particolare, attraverso una collaborazione dell'Azienda sanitaria provinciale con l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, di partecipare al progetto di sequenziamento del virus, coordinato dal Laboratorio Nazionale di Riferimento per SARS-CoV-2 presso l'Istituto Superiore di Sanità”. Viene anche precisato che l'attivazione del flusso dei dati partirà a febbraio.  

 

Il comunicato, ovviamente, fa riferimento alla delibera approvata il 29 gennaio attraverso la quale viene dato mandato all’Azienda provinciale per i servizi sanitari di dare concreta attuazione alla collaborazione con lo Zooprofilattico.

 

 

Dopo questi passaggi, però, la verifica sulla presenza in Trentino di varianti non sembra essere stata più fatta. Abbiamo contattato la Fondazione Mach che in passato aveva portato avanti alcune analisi ma ci è stato riposto che “Lo studio delle varianti lo fa lo Zooprofilattico” e quest'ultimo, come già detto, ci ha risposto che “al momento non sono stati analizzati tamponi trentini''. 

 

Abbiamo quindi contattato il direttore dell'Azienda sanitaria, Antonio Ferro che ci ha confermato che la scorsa settimana all'istituto Zooprofilattico sono stati inviati dieci campioni e questa settimana altri dieci. "Attendiamo le prime risposte nei primi giorni della prossima settimana" ci spiega Ferro che in merito alla presenza della varianti ci dice: "Io penso che la variante inglese sia presente da noi sia perché siamo vicini ad una zona come Bolzano dove la situazione pandemica è molto delicata ma anche perché da inizio gennaio i casi nelle classi fino alle elementari sono quadruplicati"

 

Affermazioni queste che sono in contrasto con quanto però detto dal dirigente del Servizio Salute della Pat, Giancarlo Ruscitti, che due giorni fa spiegava che le analisi dei tamponi all'Istituto Zooprofilattico delle Venezie avevano già avuto esito e non avevano per ora fatto riscontrare varianti. 

 

 

I campioni da far analizzare sono partiti? Ci sono dei ritardi? Quello che ci rimane da fare è attendere che la Provincia di Trento fornisca qualche dato sulle varianti presenti sul territorio. In Alto Adige, nelle scorse settimane, proprio la prima mutazione del virus rilevata ufficialmente, con le nuove varianti che rendono la diffusione molto più rapida, ha spinto la Giunta provinciale ad attivare misure più rigide per il contenimento dell'epidemia.

 

In Trentino il trend di aumento dei contagi a cui abbiamo assistito nell'ultima settimana, con il peggioramento dell'Rt e il passaggio del Trentino in fascia arancione, potrebbe essere stato causato proprio dalle varianti presenti. Questo, però, non possiamo purtroppo averne certezza visto la mancanza di dati. Per il direttore dell'Azienda sanitaria, Pierpaolo Benetollo, il peggioramento dei contagio potrebbe essere dovuto “al fatto che siamo vicini a zone dove le varianti sono presenti”.

 

Ma sul tema nemmeno i vertici dell'azienda sanitaria sembrano dare risposte certe: “Sappiamo che le varianti continuano a variare” ha spiegato Benetollo in conferenza stampa. “Probabilmente cominciano ad uscire studi e analisi che mostrano come sia diffusa la variante inglese”. In realtà, in questo caso, è bene ricordare che proprio dal Ministero e dall'Istituto superiore di sanità è arrivato uno studio specifico che mostra come in Italia il 17,8% delle infezioni siano proprio dovute alla “variante inglese”. (Qui il link)

 

A scanso di equivoci, nessuno spera nella presenza di varianti sul nostro territorio ma la necessità di monitorarne attentamente la prevalenza deriva dalla sua maggiore trasmissibilità rispetto al virus originale. Un attento monitoraggio ci consentirebbe, assieme al rafforzamento delle misure di mitigazione, di contenere e arginare gli effetti delle nuove varianti mentre si prosegue con le vaccinazioni, che restano comunque efficaci anche contro il virus mutato.

 

(QUI LA NOTA DELLA PROVINCIA)

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