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Volontaria Caritas pugnalata con delle forbici, i carabinieri volevano diffondere la foto del fuggitivo? ''No, non era destinata a siti e giornali''

Il magistrato aveva autorizzato la diffusione della foto esclusivamente con il personale di Trentino trasporti perché il fuggitivo non aveva molte possibilità di fuga se non a piedi o con qualche corriera, vista la zona dove è avvenuta l'aggressione (e infatti è stato preso a pochi chilometri di distanza). Che utilità ha avuto la diffusione di quelle due foto segnaletiche in ogni dove (addirittura rilanciata da Salvini)? Nessuna se non dimostrare una scarsa fiducia nelle forze dell'ordine e nelle istituzioni

Di Luca Pianesi - 08 June 2021 - 19:33

TRENTO. ''Mostrate il volto di quel maledetto'', ''sta girando una foto perché non la condividete'', ''perché non ci dite la nazionalità e non mostrate la sua faccia così se lo vedo gli libero i miei due Rottweiler?'', ''siete i soliti sinistrosi, solo perché è una risorsa. Mostrate il suo volto così i cittadini potranno aiutare le forze dell'ordine a cercarlo''. I vari Paolo, Marco, Vittorio, Lorenzo non vedevano l'ora di mettersi sulle tracce dell'uomo che ieri mattina aveva pugnalato più volte con una forbice una donna, una volontaria della Caritas che lo stava seguendo (QUI L'ARTICOLO).

 

Il clima, sui social, era quello da far west con orde di cittadini apparentemente pronte, fiaccole alla mano, ad allestire forche improvvisate, a farsi giustizia da sole, bramose di ''aiutare le forze dell'ordine'' dimostrando, in questo mondo, indirettamente, una scarsissima fiducia proprio nelle istituzioni. Al centro dell'attenzione la doppia foto segnaletica dell'autore del delitto che già in tarda mattinata ha cominciato a girare nelle chat di un po' tutti e che poi è stata data in pasto al ''grande pubblico'' anche da qualche quotidiano e sito online aggiungendo che i carabinieri stessi avrebbero chiesto di condividerla per mettere in allerta la comunità.

 

Non è così. A scanso di equivoci, lo diciamo, quella foto l'abbiamo ricevuta anche noi in tarda mattinata. Ovviamente, ci siamo mossi subito e abbiamo chiamato i carabinieri per chiedere loro se davvero quell'immagine apparteneva all'indiziato e se c'era una volontà/autorizzazione da parte dell'Arma a diffonderla. La risposta che c'è stata data è stata che sì erano le foto dell'uomo in fuga e che no, assolutamente non era una foto da pubblicare. Anche perché le forze dell'ordine stavano gestendo la situazione: l'uomo in questione era a piedi, inseguito da un imponente dispiegamento di forze dell'ordine, in una zona servita solo da poche corriere con poco traffico e con le strade controllate in lungo e in largo. E infatti l'arresto è avvenuto a pochi chilometri di distanza da dove era avvenuta l'aggressione e a notare l'uomo tra le vigne sono stati dei vigili del fuoco.

 

Diffondere quella foto, con tanto di scritte come attenzione, è armato, mettete in allerta la comunità, a chilometri di distanza dal luogo dell'accaduto (si pensi che alla fine è stata condivisa anche da Matteo Salvini sulla sua pagina Facebook, una manciata di minuti prima che avvenisse l'arresto) che effetti poteva avere? Positivi o negativi? E se per colpa di quella foto qualcuno, magari ''in buona fede'', si fosse sbagliato scagliandosi contro un'atra persona convinto di aver beccato il fuggitivo? Oppure si voleva dare la possibilità a chi credeva di poter aiutare le forze dell'ordine, di recarsi sul posto per aggiungersi ai carabinieri e ai poliziotti in servizio

 

Oggi in conferenza stampa sono stati chiesti chiarimenti al riguardo ai carabinieri perché la condivisione di quell'immagine ha generato un effetto distorsivo veramente inquietante. Sui social si sono lette le peggio cose e anche giornali, come il nostro, sono stati presi d'assalto dai soliti noti (sono sempre quei quattro-cinque che ormai tutti hanno imparato a conoscere per nome e cognome) ma con molta aggressività al grido di ''pubblicate la faccia di quel maledetto'' (per usare un eufemismo) ipotizzando chissà quale strategia ''sinistra'' dietro la mancata pubblicazione di quelle foto. 

 

Ma allora cosa è successo? Come è ''uscita'' quell'immagine? ''La diffusione dell'immagine - ha spiegato il tenente colonnello Capurso - non era finalizzata alla pubblicazione giornalistica o online. L'immagine era stata condivisa con Trentino trasporti per sensibilizzare, nell'eventualità il soggetto fosse salito sull'autobus, visto che per allontanarsi da quell'area poteva solo scappare a piedi o con un autobus perché non ci sono altri mezzi pubblici, eventuali operatori e autisti che erano alla guida porre l'attenzione al soggetto e segnalarlo alle forze dell'ordine. Avevamo chiesto al magistrato di poter consegnare la foto alla ditta di trasporti pubblici per allertarci qualora il soggetto fosse salito su un mezzo pubblico''. 

 

La foto, in pochi minuti, ha fatto il giro del web dando voce ai peggiori istinti. La vera notizia è che non spetta al cittadino farsi giustizia da solo, non spetta al cittadino dare la caccia al criminale, non spetta al cittadino sostituirsi a magistrati e forze dell'ordine. Nessun complotto ''sinistro'' da parte delle testate che non hanno pubblicato quell'immagine in quel momento. Semplicemente si sono rispettate le istituzioni e i ruoli che ognuno ricopre. 

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