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A una settimana da Vasco, tempo di bilanci. I negozianti: "Vendite calate per giorni, città deserta". Botto: "Dovevano rendersi più accattivanti. Bar soddisfatti"

Se da una parte i negozianti lamentano un calo della clientela nei giorni del concerto, a causa anche delle strade chiuse e del divieto di parcheggio in alcune zone della città, dall'altra molti dei pubblici esercizi, che hanno aderito alla notte bianca, hanno registrato un bel movimento nei bar del centro. Botto: "Lavoriamo insieme per produrre una città che venga vissuta. A livello di immagine ne abbiamo solo guadagnato"

Di Francesca Cristoforetti - 28 May 2022 - 19:13

TRENTO. "Se c'erano aspettative, non abbiamo avuto nessun ritorno economico dal concerto di Vasco". Così parla il negozio di abbigliamento Corner, in piazza Cesare Battisti intervistati da Il Dolomiti. "Venerdì abbiamo notato che in città c'era molta meno gente", aggiunge. A una settimana di distanza dal maxi evento del rocker modenese alla Trentino music arena del 20 maggio, è questo il resoconto della maggior parte dei negozianti del centro storico che confermano di aver visto molta meno gente non solo il giorno stesso del concerto, dove la città si è letteralmente svuotata, ma anche in quelli precedenti. 

 

"Pochi incassi in quei giorni, e il 20 maggio non abbiamo venduto nulla - racconta anche il negozio di borse Volverup - di solito riusciamo a vendere intorno ai 5-6 pezzi in un giorno del weekend e invece quel venerdì abbiamo azzerato completamente". 

 

"Complice anche il primo caldo", sostengono alcuni commessi e titolari, ma anche "strade chiuse e divieti di parcheggio" in alcune zone di Trento avrebbero infatti inciso sull'afflusso di gente, con una ricaduta economica per i  negozi del centro. Se da una parte erano in migliaia intorno all'area di San Vincenzo, dall'altra le vie in città erano deserte (Qui l'articolo). 

 

Tutti i negozi del centro non ha voluto aderire alla notte bianca, a differenza dei bar: "Per noi non aveva senso restare aperti anche di notte - sostiene un altro negozio di abbigliamento del centro - abbiamo avuto pochi clienti rispetto alla media, anche nella giornata di sabato, il giorno dopo il concerto e anche in quelli precedenti. Abbiamo notato molti più turisti stranieri che trentini". 

 

"Noi in quei giorni siamo andati letteralmente in perdita", sostiene un altro negozio di borse. "E sicuramente non hanno aiutato l'appello del sindaco e l'iniziativa della Provincia di far lavorare in smart working molti dipendenti in quei giorni, non ci ha aiutato", accusa il titolare del negozio di scarpe Pedrotti, che non ha visto di buon occhio il consiglio del sindaco di lasciare i lavoratori in smart working durante i giorni dell'evento. 

 

Se da una parte c'è la posizione dei negozi, dall'altra c'è la soddisfazione di qualcuno nel campo dei pubblici esercizi. In molti hanno aderito alla notte bianca, per la verità con risultati non proprio da tutto esaurito in molte zone della città (per non dire da deserto totale), del post-concerto ma in particolare si dice particolarmente soddisfatto Walter Botto dell'associazione dei pubblici esercizi del Trentino di Confcommercio: "È stata una grande opportunità di lavoro, ma soprattutto di promozione per la città. Non possiamo quantificare ora il ritorno economico, ma siamo finiti sulle pagine di quotidiani nazionali. A livello di immagine ne abbiamo solo guadagnato". 

 

Botto sostiene, che è necessario "lavorare per produrre una città che deve offrire sempre qualcosa e che venga vissuta. Dobbiamo collaborare con i negozianti per rendere attrattivo il centro". E la delusione del comparto del commercio? Per Botto "avrebbe potuto fare qualche promozione in più dedicata all'evento, in modo da rendersi più accattivanti". 

 

Per Botto il bilancio per i bar di quella notte bianca è stato un successo: "Dopo questi anni di pandemia il nostro settore ne aveva bisogno, abbiamo sofferto moltissimo. Non blocchiamo queste possibilità che oggi portano qualcosa in più a noi, domani ad altri. Ricordiamoci che 20 anni fa Trento era una città 'morta', che oggi invece vive grazie all'Università e ai vari festival". 

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