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| 19 ott 2022 | 09:47

Anestesisti e rianimatori criticano Pat e Apss: “Fuga nel privato, il personale si licenzia per rientrare in libera professione”

La denuncia dell’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani ed emergenza area critica: “A differenza di quanto avviene in Alto Adige, sembrerebbe che la Provincia non veda la sanità tra le priorità, né pare comprendere le esigenze interne di chi la garantisce”

Anestesisti e rianimatori criticano Pat e Apss: “Fuga nel privato
di Tiziano Grottolo

TRENTO. Nei giorni in cui l’azienda sanitaria lancia una nuova campagna pubblicitaria per attrarre medici e infermieri in Trentino un’altra voce di protesta si leva dalle associazioni di categoria. Dopo sindacati e Ordini professionali pure l’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani ed emergenza area critica lamenta “condizioni di lavoro gravose” che “inducono gli specialisti ad allontanarsi dalla sanità pubblica e virare al privato”.

 

Il presidente dell’associazione, Luca Filetici, lamenta le difficoltà riscontrate nel dialogare con Provincia e Azienda Sanitaria, nel frattempo vengono denunciate le carenze di organico che costringono i professionisti a coprire più turni di quelli che sarebbero dovuti, con il rischio di avere un comparto estremamente demotivato e quindi più propenso a cercare posizioni di lavoro migliori.

 

“Aumenta la preoccupazione verso la qualità e la sicurezza assistenziale che possiamo garantire”, aggiunge Filetici. Anestesisti e rianimatori sono in attesa di capire se vi siano reali aperture da parte della politica circa l’adeguamento del contratto provinciale, fermo al 2006, con quello nazionale del 2016-2018. “Non ha avuto luogo alcuna contrattazione definitiva tra le parti – punta il dito Filetici – ma solo un accordo stralcio che modifica, in piccolissima parte, la normativa economica del contratto vigente del 2006. Il nostro stipendio è immutato dal potere d’acquisto e dall’inflazione di allora”. Finora però la Pat si è dimostrata sorda a queste richieste. “È mortificante percepire la spaccatura, difficilmente sanabile, tra la dirigenza aziendale e il personale operativo, defraudato di considerazione e dignità professionale”.

 

Anestesisti e rianimatori si dicono dubbiosi anche sulle soluzioni proposte dalla Provincia e dall’Apss nel merito di una riorganizzazione territoriale che avrebbe dovuto assicurare la necessaria continuità assistenziale negli ospedali periferici ma al contrario ha scontentato i professionisti risultando poco attrattiva. “Ci rendiamo conto delle difficoltà di ricerca del personale – osserva Filetici – alle quali si aggiunge la fuga nel privato del personale dell’Azienda che si licenzia e vi rientra in libera professione”.

 

È proprio per questo che l’associazione di categoria ha presentato alcune proposte che per ora sono rimaste inascoltate. “A differenza di quanto avviene in Alto Adige, sembrerebbe che la Provincia non veda la sanità tra le priorità, né pare comprendere le esigenze interne di chi la garantisce. Oggi, nel pubblico, resiste solo chi pone al primo posto il proprio credo, cercando di non pensare alle condizioni di cui si fa carico per poterlo professare. Siamo scoraggiati, ma restiamo a disposizione affinché si trovino soluzioni comuni per soddisfare tutte le parti coinvolte”, conclude Filetici.

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