"Salviamo la sanità provinciale". L'allarme di medici e infermieri: "Preoccupati per l'alta demotivazione raggiunta e i carichi di lavoro sempre più pesanti tra i professionisti"
Da mesi ormai i diversi Ordini denunciano la difficile situazione della sanità trentina, accentuata a partire dalla pandemia. I presidenti Dori, Pedrotti e Ioppi: "I professionisti? Hanno maturato malessere, sfiducia, mancanza di entusiasmo e burnout. Garantire ambienti di lavoro sicuri e stimolanti sul piano professionale e coinvolgimento nei processi decisionali"

TRENTO. "Salviamo la sanità provinciale. Grande è la preoccupazione per il livello di demotivazione raggiunto e per i carichi di lavoro sempre più pesanti che i professionisti sanitari stanno vivendo, oltre che per i risvolti negativi che potrebbero originarsi nell’erogazione dei servizi ai cittadini e sulla qualità dell’assistenza". E' un grido di allarme quello lanciato dai presidenti della Consulta Provinciale per la Salute, Renzo Dori, dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche Daniel Pedrotti e dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Trento, Marco Ioppi.
Da mesi ormai i diversi ordini diversi denunciano la difficile situazione della sanità trentina, appesantita non solo dalla pandemia ma anche per esempio dal taglio di personale socio-sanitario nelle rsa a luglio scorso, che già presentano standard gravemente sottodimensionati. Non solo: oltre allo stress i medici trentini avevano sostenuto di essere poco coinvolti nelle scelte strategiche, ancora troppa burocrazia e tante preoccupazioni per le responsabilità legali. L'11% degli intervistati (1 medico su 10) non avrebbe rifatto la scelta del percorso di Medicina, emergeva dall'indagine rivolta agli iscritti all'albo condotta dallo stesso Ordine dei medici.
"La pandemia da Covid-19 ha messo a dura prova cittadini e organizzazione sociosanitaria e ha evidenziato come solo un Sistema sanitario pubblico - sostengono Dori, Pedrotti e Ioppi - in grado di modificarsi in base alle esigenze, può contrastare le conseguenze in termini di morbilità e mortalità. Tutti abbiamo subito sul piano fisico ed emotivo gli effetti devastanti della pandemia e per gli alti livelli di stress, anche come conseguenza dell’aver toccato con il cuore e con la mente la faccia più nera del virus, i professionisti sanitari hanno maturato malessere, sfiducia, mancanza di entusiasmo fino a vero e proprio burnout".
Un disagio che soprattutto tra i professionisti però persiste. "Pur avendo in parte superato l’impatto più forte della pandemia sul sistema sanitario, lo stato di malessere e il disagio fra i professionisti sanitari è tuttora presente e si sta continuamente alimentando. Una situazione che deve destare come minimo una forte preoccupazione in chiunque, e in particolare in coloro che coprono ruoli di responsabilità politica e organizzativa che sinceramente non abbiamo potuto rilevare".
Gli ordini, in modo congiunto, richiamano l'attenzione della politica. "Riteniamo evidente come prendere coscienza di questa situazione, a tutti i livelli istituzionali, sia il primo passo per poter assumersi quella responsabilità necessaria e dovuta per farsi carico della cura dei professionisti sanitari e degli effetti sui climi nei team e prima ancora sulla qualità dell’assistenza. Questa consapevolezza è un ingrediente irrinunciabile che rappresenta il senso di responsabilità appunto, ma anche un approccio umile e orientato ad accogliere la voce dei cittadini e dei professionisti sanitari per avviare un percorso che dall’attuale circolo vizioso si possa trasformare in circolo virtuoso".
Cosa chiedono medici, infermieri e la Consulta per la Salute? "Garantire ambienti di lavoro sicuri e stimolanti sul piano della crescita professionale, favorire il coinvolgimento dei professionisti nei processi decisionali, promuovere la comunicazione dei principi e delle motivazioni che sostengono le scelte tra i diversi attori coinvolti, garantire organici quanti e qualitativamente adeguati alla complessità dei bisogni dei pazienti e ai modelli organizzativi, sostenere il personale con concrete azioni di supporto psicologico sono alcune strategie che possono contribuire ad attrarre i professionisti e ad accrescere la fiducia nel sistema".
La partecipazione e l’ascolto di proposte dei cittadini e dei professionisti a vari livelli "accresce indubbiamente il senso di appartenenza al servizio sanitario provinciale e alla propria Istituzione - concludono Dori, Pedrotti e Ioppi - riconoscere quindi il valore della partecipazione dei cittadini e del contributo delle professioni sanitarie, anche con l’attivazione di percorsi strutturati di carriera attraverso un autentico approccio meritocratico è la chiave per aumentare motivazione, fiducia ed entusiasmo e rendere attrattivo il nostro Sistema sanitario con ricadute positive sulla qualità dell’assistenza ai cittadini".














