Cacciatore spara in testa al suo segugio per non pagare le spese veterinarie: ritirato il fucile e il suo porto d'armi
La vicenda era stata resa nota dall'Enpa. L'animale durante un addestramento di caccia era stato investito da un'auto riportando solo una frattura al femore. Il suo padrone lo aveva ucciso sparandogli con il suo fucile da caccia. La polizia gli ha ritirato tutte le armi che deteneva

COSTABISSARA. Aveva sparato al suo segugio femmina un colpo alla testa con il suo fucile da caccia, dopo che l'animale era stato investito da una macchina durante un addestramento in campagna (Qui l'articolo). Ora la questura di Vicenza ha sequestrato le armi al cacciatore in questione, a cui è stato revocato anche il porto d'armi.
L'episodio, avvenuto nella zona del Biron lo scorso 30 agosto, era stato segnalato dall'Ente Nazionale Protezione Animali di Vicenza, intervenuto con una squadra di Guardie zoofile. L'uomo, un cacciatore di 63 anni residente a Costabissara, aveva deciso di sopprimere il proprio cane sparandogli un colpo di fucile da caccia, una delle armi che lui deteneva regolarmente.
Secondo quanto riportato da Enpa, il cane "non aveva riportato dei danni irreparabili in quanto si era spezzata solo il femore, un danno recuperabile con un intervento veterinario di ortopedia, che però ha dei costi naturalmente e tempi di recupero lunghi".
Il gesto però è stato motivato dal cacciatore in quanto non intenzionato a spendere la somma necessaria per le spese veterinarie che sarebbero servite per curare l’animale. Erano state proprio le Guardie zoofile di Enpa ad aver accertato la violenta uccisione del cane e ad aver denunciato il 63enne all'Autorità giudiziaria e ad aver segnalato l’accaduto al Questore della Provincia di Vicenza per ulteriori valutazioni.
Per questo al termine delle attività istruttorie effettuate dalla Polizia amministrativa, il questore Paolo Sartori, nella mattinata del 10 settembre, dopo aver valutato l'episodio, ha disposto il ritiro di tutte le armi e le munizioni detenute e revocato il porto d'armi di cui l'uomo era titolare.














