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"Cacciatore spara un colpo alla testa alla sua cagnolina", la denuncia di Enpa: "L'abbattimento dei segugi usati per la caccia è a livelli altissimi"

Secondo Enpa il segugio femmina durante un allenamento con una squadra di cacciatori sarebbe stata investita da un'auto sulla strada, riportando una frattura al femore. Enpa: "Un danno recuperabile con un intervento veterinario di ortopedia, che però ha dei costi naturalmente e tempi di recupero lunghi. Vengono eliminati a fucilate ben oltre il 30% dei segugi da caccia"

Foto (sx) tratta da Fb Enpa Vicenza (foto di repertorio)
Di F.C. - 06 September 2022 - 11:54

COSTABISSARA. Prima sarebbe stata investita da un'auto, poi il suo padrone cacciatore le avrebbe sparato un colpo alla testa con il suo fucile. E' questa la triste storia della cagnolina che avrebbe subito questa sorte per essersi rotta un femore a seguito dell'impatto con l'auto, riportata da Enpa Vicenza. 

 

Stando alle informazioni di Enpa la vicenda si sarebbe compiuta nella zona del Biron, lo scorso fine settimana, quando una squadra di cacciatori si sarebbe trovata in campagna per allenare i propri cani. Tra questi una femmina di segugio, Tosca, durante l'allenamento, sarebbe finita sulla strada: "L’impatto con un’automobile è inevitabile - dichiara Enpa - solo successivamente da quello che è trapelato il proprietario se n’è accorto, ma nemmeno l’investitore si è fermato. Tosca non aveva riportato dei danni irreparabili in quanto si era spezzata solo il femore, un danno recuperabile con un intervento veterinario di ortopedia, che però ha dei costi naturalmente e tempi di recupero lunghi".

 

L'allarme è stato lanciato soltanto alle 10:30 del mattino del giorno successivo all'investimento, quando "una persona molto vicina al soggetto - prosegue l'associazione animalista - ha deciso di segnalare la cosa alle Guardie Enpa di Vicenza".

 

Dopo aver organizzato una squadra, alle 13 due guardie Enpa si sarebbero presentate al cacciatore, il quale "non avrebbe saputo dare spiegazioni sulla mancanza della cagnolina e sotto la pressione delle domande è crollato, firmando la sua confessione completa. La segugetta l’avrebbe uccisa sparandogli un colpo in testa alle 5 della stessa mattina, usando il suo fucile calibro 12".

 

Enpa dichiara di aver inoltrato alla Procura della Repubblica "una comunicazione di reato a carico al cacciatore conosciuto e di lungo corso, con violazione dell’articolo 544bis che prevede la reclusione da 4 mesi a due anni".

 

"Un fenomeno quello dell’abbattimento dei segugi usati per la caccia è a livelli altissimi - aggiunge l’Ispettore di Enpa Renzo Rizzi - i nostri dati segnalano che questi soggetti ne eliminano a fucilate ben oltre il 30%, spesso perché oramai vecchietti e non più in grado di fare il loro dovere a caccia. Questa sfortunata specie utilizzata quasi esclusivamente per questa attività ludica, subisce i peggiori maltrattamenti, richiusi in minuscoli recinti da dove non escono per 10 mesi l’anno, spesso portati lontano dal proprietario perché ingombranti eccetto che per i due mesi di caccia dove finalmente potranno fare quelle quattro corse disperate".

 

Stando alle parole di Rizzi, "il tributo più grave lo danno i giovani segugi, nessun cacciatore mette mai il microchip al cane se non l’ha provato almeno per tre quattro mesi, se non è buono per la caccia molto spesso gli viene somministrata una razione di piombo e si ricomincia. A supporto di questo abbiamo uno schedario nutrito che dimostra il ricambio continuo di questi animali, uno per tutti accaduto a Lusiana, nel mese di luglio del 2019 a un cacciatore che deteneva 15 segugi ne sono morti sette. In questi casi in quell’ambiente ci si esprime con termini del tipo 'cambio di batteria'".

 

L'accusa è diretta anche ai veterinari: "Spiace constatare che buona parte dei dottori/veterinari - conclude Rizzi - che ricordo hanno prestato giuramento, sia a perfetta conoscenza di questa situazione, ma si comportano come la cosa non li riguardasse, non intervenendo con segnalazioni sulle gravi anomalie riscontrate, permettendo di fatto il perpetrarsi di reati e questa inaudita scia di morte".

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