Caso Benno, uccise e buttò nel fiume i genitori: è battaglia sulla seminfermità mentale per evitare l'ergastolo
Ci sono posizioni diverse da parte dei periti che sono stati ascoltati dal giudice nell'ultima importante udienza. Benno rischia ora l'ergastolo, a meno che non gli venga concessa una riduzione di pena in virtù della seminfermità mentale

BOLZANO. E' battaglia in tribunale sulla seminfermità mentale di Benno Neumair, il giovane reo confesso dell'omicidio dei suoi genitori, Laura e Peter, e dell'occultamento dei loro cadaveri, gettati nel fiume nel gennaio dello scorso anno.
Ieri si è svolta una delle udienze più importanti del processo durante la quale si sono ascoltati i periti, la criminologa Isabella Merzagora, lo psichiatra Edoardo Mancioppi e lo psicologo Marco Samory , che dovevano valutare le capacità di intendere e di volere di Benno al momento dei due omicidi. Per quel duplice delitto, Benno rischia ora l'ergastolo, a meno che non gli venga concessa una riduzione di pena in virtù della seminfermità mentale.
Secondo i periti incaricati dal giudice Benno avrebbe avuto una ridotta capacità di volere nel primo omicidio, quello con il padre, perché il litigio avvenuto avrebbe innescato il suo disturbo di personalità.
Diversa invece la situazione per il secondo omicidio, quello della madre. In questo caso Benno, secondo i tecnici, era invece capace di intendere e di volere.
La posizione degli esperti è stata però contestata in aula dalla parte civile in quanto il fatto che vi sia stato un litigio con il padre è solamente il giovane che lo racconta e quindi non vi è, secondo sempre gli avvocati delle parti civili, nessun elemento certo.
A esprimersi in maniera diversa sono stati gli esperti della Procura secondo i quali Benno era capace di intendere e di volere in entrambi i delitti. L'udienza è stata poi rinviata al 17 maggio.
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