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| 17 feb 2023 | 19:10

Benno Neumair, confessione ininfluente perché ormai c'erano già prove sufficienti per la condanna: ecco le motivazioni della Corte per la condanna

Sono state pubbliche le motivazioni che hanno portato alla condanna all'ergastolo di Benno Neumair per l'omicidio del padre Peter e della madre Laura Perselli

Benno Neumair, confessione ininfluente perché ormai c'erano già prove sufficienti per la condanna

BOLZANO. Benno Neumair era in grado di intendere e di volere. A scriverlo nelle motivazioni la Corte d'assise che il 19 novembre scorso aveva condannato l'altoatesino all'ergastolo per l'omicidio del padre Peter e della madre Laura Perselli. Era stato anche disposto un anno di isolamento diurno e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici.

 

La Corte si è discostata dagli esiti della perizia per quanto riguarda l'omicidio di Peter Neumair, le motivazioni evidenziano la piena capacità di intendere e di volere. I giudici hanno condiviso integralmente le conclusioni (piena capacità dell'imputato) per l'uccisione di Perselli.

 

Il disturbo della personalità, spiega la Corte, di cui l'imputato soffre non ha inciso sulla capacità di intendere e di volere al momento in cui sono stati commessi i reati. Per quanto riguarda il secondo omicidio, il tribunale ha poi ritenuto sussistente l'aggravante della premeditazione, per le modalità con cui è stato svolto l'accertamento, che si è rivelato un vero e proprio agguato.

 

I giudici non sono riusciti a individuare circostanze attenuanti e la confessione resa dall'imputato è stata valutata in modo neutrale dal punto di vista del diritto della prova e, soprattutto, è avvenuta in un momento in cui le prove raccolte erano del tutto sufficienti per dichiarare colpevole l'imputato.

 

Il duplice delitto era avvenuto a inizio gennaio del 2021, Benno Neumair aveva ucciso i genitori e poi aveva gettato i corpi nell'Adige. Per giorni aveva finto di non sapere nulla di quanto successo, salvo poi, con la scoperta del cadavere della madre, ''ritrovare'' la memoria e ammettere il duplice omicidio. Anche per questo l'accusa aveva chiesto che non venissero riconosciute eventuali attenuanti perché la confessione fatta sarebbe stata a quel punto superflua perché avvenuta dopo il ritrovamento della salma.

 

A maggio dell'anno scorso si era svolta una delle udienze più importanti del processo durante la quale erano stati ascoltati i periti, la criminologa Isabella Merzagora, lo psichiatra Edoardo Mancioppi e lo psicologo Marco Samory, chiamati a valutare le capacità di intendere e di volere di Benno al momento dei due omicidi. Il riconoscimento della seminfermità mentale è stato sin dall'inizio del processo una delle chiavi difensive dell'imputato

 

Secondo i periti incaricati dal giudice Benno avrebbe avuto una ridotta capacità di volere nel primo omicidio, quello con il padre, perché il litigio avvenuto avrebbe innescato il suo disturbo di personalità. Diversa invece la situazione per il secondo omicidio, quello della madre. In questo caso Benno, secondo i tecnici, era invece capace di intendere e di volere. 

 

La posizione degli esperti era stata però contestata in aula dalla parte civile in quanto il fatto che ci sia stato un litigio con il padre è solamente il giovane che lo racconta e quindi non c'era, secondo sempre gli avvocati delle parti civili, nessun elemento certo. La Corte d'assise ha confermato nelle motivazioni che Benno Neumair era capace di intendere e di volere per entrambi gli omicidi.

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