Corruzione, truffa e frode per un maxi appalto di mascherine durante la pandemia: coinvolto un imprenditore trentino
Le indagini nascono da un'autonoma attività d’intelligence degli investigatori, che nel marzo 2020 – in piena escalation pandemica – avevano focalizzato l’attenzione sulla repentina crescita di fatturato di un’azienda trentina, collegato ad un maxi-appalto per la fornitura di mascherine bandito dall’Ausl di Reggio Emilia

TRENTO. C'è anche un imprenditore trentino coinvolto nell’operazione “The Mask”, volta a contrastare il fenomeno della corruzione nella Pubblica Amministrazione. L'uomo è indagato in stato di libertà assieme ad altre persone per il maxi appalto per la fornitura di cinque milioni di mascheri all'azienda sanitaria di Reggio Emilia.
L'operazione è stata condotta nelle scorse ore dalle Fiamme Gialle del comando provinciale di Reggio Emilia che hanno dato esecuzione ad una serie di sequestri preventivi emessi dal gip su richiesta della Procura della Repubblica e che hanno riguardato 3 persone (l'imprenditore trentino, uno reggiano ed un ex dirigente dell’Ausl di Reggio Emilia), responsabili - insieme ad altri 3 soggetti indagati a piede libero (un altro dirigente dell’Ausl e due imprenditori stranieri) - di fatti corruzione, truffa, frode nelle pubbliche forniture, emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.
Come già detto, i fatti riguardano gli appalti per la fornitura di mascherine chirurgiche e Dpi per un valore di 5.670.000 euro ed in relazione ai quali la Procura di Reggio Emilia aveva già nel mese di marzo 2021 disposto il sequestro di oltre 2,2 milioni di mascherine.

Le indagini nascono da un'autonoma attività d’intelligence degli investigatori, che nel marzo 2020 – in piena escalation pandemica – avevano focalizzato l’attenzione sulla repentina crescita di fatturato di un’azienda trentina, collegato ad un maxi-appalto per la fornitura di mascherine bandito dall’Ausl di Reggio Emilia.
Le attività investigative hanno così permesso di portare alla luce un elaborato sistema illecito votato alla commissione di reati contro la Pubblica Amministrazione, ed in particolare in danno all'azienda sanitaria di Reggio Emilia, grazie all’instaurarsi di un rapporto corruttivo tra un dirigente dell’ente, un altro dirigente dello stesso ed alcuni imprenditori (italiani e stranieri) che si sono riscoperti attivi nel settore del commercio di dispositivi medici.
L’accordo corruttivo tra il pubblico dirigente ed i diversi imprenditori, tra i quali quelli coinvolti nell’operazione, ha consentito a questi ultimi di aggiudicarsi in via diretta l’ingente commessa, mentre la consapevole collaborazione di un altro dirigente (indagato in concorso con gli imprenditori per truffa e frode nelle pubbliche forniture) ha consentito di fornire materiali non conformi e non adeguati all’uso medico previsto (come peraltro stabilito dalle perizie disposte dalla Procura reggiana).
Le investigazioni hanno consentito anche di individuare e sottoporre a sequestro la merce di scambio della corruzione del pubblico dipendente – una moderna bici elettrica – nonché di individuare le ulteriori promesse di corruzione in accordi per la collaborazione in attività imprenditoriali con il pubblico dipendente ormai prossimo alla pensione.
Inoltre, attraverso l’analisi dei flussi finanziari e della documentazione contabile delle società coinvolte, sono emerse emissioni ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per 600.000 euro, volte non solo ad occultare i denari oggetto della frode ma, anche, all’ulteriore abbattimento delle imposte dovute.













