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| 06 lug 2023 | 09:31

Truffa delle mascherine, le indagini della Finanza su un appalto da 5,6 milioni di euro: arrestato l'imprenditore trentino Paris

L'uomo si trova ai domiciliari. L'accusa è quella di truffa aggravata e frode nelle pubbliche forniture. Assieme a Paris agli arresto domiciliari anche l'imprenditore Lorenzo Scarfone di Reggio

Truffa delle mascherine, le indagini della Finanza su un appalto da 5,6 milioni di euro
di Redazione

TRENTO. C'è anche l'imprenditore trentino Paolo Paris fra gli arrestati e posti ai domiciliari nell'ambito dell'inchiesta 'The Mask' condotta dalla sostituto procuratore di Reggio Emilia Marco Marano. Assieme a lui, sempre ai domiciliari, anche l'imprenditore Lorenzo Scarfone di Reggio.

 

L'inchiesta è stata avviata su un appalto da 5,6 milioni di euro per la fornitura di mascherine affidato in forma diretta dal'Ausl reggiana, durante la pandemia Covid nel marzo 2020.

 

Gli indagati, per i giudici, "hanno mostrato spregiudicatezza nell'approfittare di una drammatica emergenza sanitaria per lucrare in un delicato settore di affari relativo alla salute pubblica, trovando sponde interne all'ente pubblico, e senza timori per la salute di quanti avrebbero potuto indossare le mascherine".

 

I due imprenditori sono accusati di truffa aggravata all'Ausl e ai danni dello Stato, nonché di frode nelle pubbliche forniture.

 

I provvedimenti sono stati eseguiti dalla guardia di finanza dopo il rigetto della Cassazione dei ricorsi presentati dai due indagati contro le misure cautelari richieste dalla Procura.

 

L'INDAGINE

Nell’ambito dell’operazione “The mask”, volta a contrastare il fenomeno della corruzione nella Pubblica Amministrazione, le Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Reggio Emilia avevano dato esecuzione nel mese scorso ad serie di sequestri preventivi emessi dal Giudice per le indagini preliminari di Reggio Emilia, su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di 3 persone (un imprenditore trentino, uno reggiano ed un ex dirigente dell’Ausl di Reggio Emilia), responsabili - insieme ad altri 3 soggetti indagati a piede libero (un dirigente dell’Ausl di Reggio Emilia e due imprenditori stranieri) - di fatti corruzione, truffa, frode nelle pubbliche forniture, emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.

 

I fatti in contestazione riguardano gli appalti per la fornitura di mascherine chirurgiche e Dpi per un valore di 5.670.000 euro ed in relazione ai quali la Procura di Reggio Emilia aveva già nel mese di marzo 2021 disposto il sequestro di oltre 2,2 milioni di mascherine.

 

Le indagini, condotte dai finanzieri avevano focalizzato l’attenzione sulla repentina crescita di fatturato di un’azienda trentina, collegato ad un maxi-appalto per la fornitura di mascherine bandito dall’Ausl di Reggio Emilia (del valore di 5.670.000 euro per la fornitura di 5 milioni tra mascherine chirurgiche ed Ffp2).

 

Le attività investigative avrebbero così permesso di portare alla luce un elaborato sistema illecito votato alla commissione di reati contro la Pubblica Amministrazione, ed in particolare in danno dell’Ausl di Reggio Emilia, grazie all’instaurarsi di un rapporto corruttivo tra un dirigente dell’Ente, un altro dirigente dello stesso ed alcuni imprenditori (italiani e stranieri) riscopertisi attivi nel settore del commercio di dispositivi medici.

 

L’accordo corruttivo tra il pubblico dirigente ed i diversi imprenditori, tra i quali quelli coinvolti nell’odierna operazione, ha consentito a questi ultimi di aggiudicarsi in via diretta l’ingente commessa, mentre la consapevole collaborazione di un altro dirigente (indagato in concorso con gli imprenditori per truffa e frode nelle pubbliche forniture) avrebbe consentito loro di fornire materiali non conformi e non adeguati all’uso medico previsto (come peraltro stabilito dalle perizie disposte dalla Procura reggiana).

 

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