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Trento
29 ottobre | 18:04

Covid, reintegro dei sanitari no vax? Gli infermieri: "Rientrerebbero circa 160 sospesi, ma non perdiamo di vista il criterio della tutela della salute pubblica"

Il commento del presidente dell'Ordine degli infermieri Pedrotti a seguito dell'annuncio del ministro Schillaci sul possibile reintegro anticipato dei lavoratori no vax: "Richiamiamo i principi deontologici e scientifici a cui gli infermieri hanno il dovere di attenersi, che vanno oltre all’obbligo vaccinale. Questo potrebbe essere l’inverno del ritorno dell’influenza, che andrebbe a braccetto con la recrudescenza del Covid"

di Francesca Cristoforetti

TRENTO. "Reintegro dei sanitari inadempienti all’obbligo vaccinale? Ricordiamo che ad oggi la norma dell’obbligo vaccinale è ancora in vigore. Quando sarà adottato il provvedimento come enti sussidiari dello Stato saremo tenuti ad applicarlo tempestivamente, ma richiamiamo tutti gli infermieri alla responsabilità e all’aderenza ai principi deontologici e scientifici, che devono prevalere su altre motivazioni". E' questo il commento del presidente dell'Ordine delle Professioni Infermieristiche della Provincia di Trento, Daniel Pedrotti, in merito alle dichiarazioni del neo ministro della Salute Orazio Schillaci che in una nota stampa del 28 ottobre ha annunciato un provvedimento per far rientrare al lavoro il personale no vax prima del termine di scadenza della sospensione, fissata al prossimo 31 dicembre.

 

Il provvedimento "verso un progressivo ritorno alla normalità", come ha dichiarato Schillaci, è stato definito dalla Giunta provinciale come un modo per consentire "di ricostituire il sistema sanitario, - ha sostenuto l'assessora alla Salute Stefania Segnana in conferenza stampa - visto quanto sia difficile la situazione e quanto il sistema sia gravato dalla mancanza di personale".

 

Se per i medici trentini non sembrerebbe essere questa la soluzione, visti i numeri dei sospesi all'interno del loro Ordine, "54 in totale i medici e odontoiatri di cui solo due medici di medicina generale e uno specialista ospedaliero, - conferma il presidente Marco Ioppi - gli altri sono tutti libero professionisti o pensionati". Un numero quindi basso per risolvere "la carenza degli specialisti e dei medici di medicina generale e il problema delle liste di attesa", aggiunge Ioppi.

 

Diverso però sembrerebbe essere il discorso sul fronte degli infermieri: "Attualmente sono circa 160 i sospesi, - dichiara Pedrotti - alcuni ancora dal primo provvedimento del governo, tra Apss, Rsa, strutture private, ma anche pensionati e liberi professionisti. La reintegrazione di professionisti dal punto di vista numerico aiuterebbe, ma non perdiamo di vista il criterio 'guida' che è la tutela della salute pubblica, anche se il contesto clinico epidemiologico è diverso".

 

Dal punto di vista deontologico, in accordo con l'Ordine dei medici, anche Pedrotti sottolinea "un conflitto sul piano professionale per chi è scettico nei confronti dei dati scientifici e sulla validità dei vaccini".

 

"Il Covid non è sconfitto, - prosegue - anzi, dopo oltre due anni e mezzo di pandemia, non possiamo ancora proclamare la vittoria finale, visto che è tuttora presente seppur con un profilo epidemiologico e clinico che si è modificato. Sentiamo che il periodo più drammatico è alle nostre spalle, tuttavia dopo due anni di assenza, quello in arrivo potrebbe essere l’inverno del ritorno dell’influenza, che andrebbe a braccetto con la recrudescenza del Covid. Una combinazione dalle possibili conseguenze pesanti, specialmente per le persone più fragili".

 

Le parole chiave pertanto devono essere ancora "responsabilità e precauzioni - riporta Pedrotti -. Come Ordine richiamiamo i principi deontologici e scientifici a cui gli infermieri hanno il dovere di attenersi, che vanno oltre all’obbligo vaccinale. Vaccinarsi, lo ribadiamo, è un atto di responsabilità per tutelare la propria salute, ma prima ancora quella pubblica e in particolare per proteggere le persone anziane e fragili che rischiano sintomi gravi, ricoveri in terapia intensiva e anche la morte".

 

Proprio in questi giorni si sta discutendo anche sull'obbligo di mascherina che dal 31 ottobre prossimo, salvo proroghe, dovrebbe decadere anche negli ambienti sanitari. "Anche dovesse decadere questo obbligo speriamo che nelle singole strutture si mantengano le adeguate precauzioni, sia dal personale che dagli utenti", è l'auspicio di Pedrotti.

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