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Ddl contro l'identità sessuale nelle scuole, Non una di meno lancia la petizione: "Ripristinate i corsi sull'educazione affettiva. Gender? Paura irrazionale e antiscientifica"

Le attiviste lanciano una raccolta firme contro il ddl presentato da Fratelli d'Italia il 3 giugno scorso, che fa seguito alla richieste dell'associazione Pro Vita e Famiglia, per vietare nelle scuole progetti o attività che promuovano la fluidità di genere o dell’identità sessuale. Nudm: "Se diventasse realtà sarebbe difficile per gli istituti scolastici attivare liberamente dei percorsi educativi che parlino di affettività e sessualità in modo inclusivo"

Foto Fb Non una di meno - Trento
Di Francesca Cristoforetti - 23 June 2022 - 16:01

TRENTO. "Riteniamo che garantire, nelle scuole di ogni ordine e grado, percorsi volti a un'educazione sessuale completa e consapevole sia essenziale per gli studenti e le studentesse di ogni età nell’affermare liberamente la propria sessualità". A parlare è il gruppo di attiviste di Non una di meno Trento che attacca il disegno di legge presentato da Fratelli d’Italia il 3 giugno scorso, che vieterebbe nelle scuole "la realizzazione di progetti o attività basati sulla prospettiva di genere, che promuovano la fluidità di genere o dell’identità sessuale, oppure che insegnino a dissociare l’identità sessuale dal sesso biologico".

 

"Abbiamo deciso di presentare una petizione in risposta a diversi e reiterati comportamenti che notiamo essere portati avanti dalle istituzioni - proseguono le femministe - che dovrebbero, invece, difendere determinate istanze. Bisogna ripristinare i corsi all'educazione nella relazione di genere affettiva-sessuale in Trentino. La paura irrazionale e antiscientifica di pochi rischia di produrre delle conseguenze dannose che arriverebbero a influenzare la vita di tutte le persone che vivono in questo territorio, ledendo i nostri diritti e la nostra autodeterminazione". 

 

Il ddl, che fa seguito alla richiesta contenuta nella petizione dall’associazione Pro Vita e Famiglia per promuovere una legge "sulla libertà educativa che escluda l’ideologia gender dalle scuole", andrebbe ad apportare delle modificare alla legge provinciale sulla scuola del 7 agosto 2006, numero 5 ("Sistema educativo di istruzione e formazione del Trentino"), introducendo addirittura una forma di approvazione preventiva, con il consenso scritto dei genitori, "per tutte le attività relative all’educazione affettiva o sessuale, alla salute riproduttiva o al genere e all’identità sessuale che prevedano il coinvolgimento di alunni e studenti". Un modo per scoraggiare le scuole a promuovere questo tipo di iniziative.

 

Una posizione, quella della politica, che non suona nuova, visto che già nel 2018 la Giunta leghista aveva deciso di sopprimere i corsi all'educazione nella relazione di genere.

 

"Quello che ci muove è una profonda preoccupazione in merito a ciò che sta accadendo nel nostro territorio - sostiene Nudm - se il disegno di legge diventasse realtà renderebbe ostico per gli istituti scolastici attivare liberamente, come sono titolati a fare, dei percorsi educativi che parlino di affettività e sessualità in modo inclusivo. In particolare critichiamo la possibilità, su segnalazione anche di un solo genitore, di bandire dall’istituto scolastico almeno per un triennio gli enti, le associazioni e i professionisti che si discostino dalle informative o che non rispettino la lista stringente di argomenti permessi".

 

Nel mirino del ddl di FdI c'è ancora una volta "l'ideologia gender": "Sulla base di fonti scientifiche, quali l'Organizzazione mondiale della Sanità e Was (World Association for Sexual Health), che definiscono la sessualità, oltre che un diritto, una componente centrale dell'essere umano, crediamo che non sia lecito riportare tutto a una fantomatica e antiscientifica 'teoria gender' che ha il solo scopo fuorviante e strumentale di raggiungere obiettivi politici quanto più lontani dal raggiungimento dello stato di pieno godimento dei diritti umani di tutti".

 

Un'educazione all'affettività e alla sessualità che parli di parità di genere, di non discriminazione in base all’orientamento sessuale, di affermazione della propria identità di genere come non corrispondente necessariamente al sesso biologico, "come può essere lesivo per chi sta crescendo e formandosi all’interno di un’istituzione scolastica?"

 

Per questo le attiviste chiedono "per una scuola pubblica, laica, aperta e accogliente, perché l'educazione alle differenze, all’affettività e alla sessualità siano a pieno titolo riconosciute e costitutive della didattica", che il ddl sia rigettato e che vengano ripristinati i corsi all’educazione nella relazione di genere così come introdotti prima della loro cancellazione: "Finanziati dalla Provincia Autonoma di Trento - concludono le femministe - tenuti in tutte le scuole trentine da figure professionali competenti e non dalle forze dell'ordine, il cui compito è appunto tutelare l’ordine e la sicurezza pubblica e non certo accompagnare le persone nella conoscenza di sé".

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