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Il Centro sociale deve andarsene? Futura: “No agli sgomberi, serve una strategia per il diritto all’abitare”

La presa di posizione di Futura: “L’esperienza del Centro Sociale Bruno non solo non va sgomberata ma al contrario, anche in vista dei prossimi interventi di riqualificazione previste nell’ambito della Destra Adige, va tutelata”

Di Tiziano Grottolo - 29 novembre 2022 - 16:44

TRENTO. Nelle scorse ore i consiglieri provinciali Katia Rossato (ex Lega oggi in Fratelli d’Italia) e Devid Moranduzzo (Lega) hanno riportato alla ribalta la questione del Centro Sociale Bruno che attualmente occupa un immobile a Piedicastello.

 

Sono passati più di 3 anni da quando la Provincia, con un atto unilaterale, aveva revocato il comodato d’uso stipulato con gli attivisti dal momento che l’immobile rientrava nei progetti di riqualificazione dell’area ex Italcementi. Progetti che al momento sembrano ben lontani dalla loro realizzazione. Ad ogni modo lo sfratto sarebbe dovuto avvenire entro l’8 giugno 2019 ma il Centro sociale si trova ancora al suo posto e ha recentemente festeggiato i 16 anni di attività.

 

Non solo, perché i due consiglieri chiedono di trasformare lo spazio in un centro per “ospitare i senzatetto” o dedicato alle “donne vittime di violenza oppure per i padri separati o per cittadini sotto sfratto a causa della perdita del lavoro”, dimenticando che il Centro sociale porta avanti autonomamente un progetto di accoglienza che al momento vede già presenti 8 persone che altrimenti sarebbero costrette a vivere per strada. “Invisibili” per la stessa maggioranza di cui fanno parte Moranduzzo e Rossato. Inoltre, avrebbe senso ristrutturare completamente un edificio che fra pochi anni potrebbe essere demolito? Perché se in questo tempo gli attivisti hanno reso la struttura abitabile di certo non si può pensare di trapiantare da un giorno all’altro un centro di accoglienza provinciale.

 

Comunque a replicare alle dichiarazioni che arrivano dalla maggioranza di governo è arrivata una nota firmata dai consiglieri di Futura: Paolo Zanella, Giulia Casonato, Nicola Serra e Federico Zappini. “Se oggi centinaia di richiedenti asilo (arrivati a Trento lungo la rotta balcanica) sono costretti a dormire in alloggi di fortuna, soprattutto nelle due principali città del Trentino, la responsabilità è proprio della scelta, opportunista e cinica oltre che fallimentare dal punto di vista dell’accoglienza, di smontare pezzo dopo pezzo l’accoglienza diffusa”. La decisione per la cronaca fu presa dall’attuale presidente della Provincia, il leghista Maurizio Fugatti.

 

Secondo Futura “all’evidente disinteresse per la categoria richiedenti asilo” si aggiunge l’assenza conclamata di una strategia complessiva per quanto riguarda il diritto all’abitare, con riferimento all’intera filiera che va dalla bassissima soglia, passa per Itea, e arriva fino alle politiche di sistema che al momento non garantiscono a tutti l’accesso al mercato privato.

 

“Se c’è una realtà che negli ultimi anni ha esercitato da un lato un ruolo di pungolo alle amministrazioni pubbliche e dall’altro di supplenza alle mancanze delle stesse sui principali temi sociali è proprio il Centro Sociale Bruno”, dicono da Futura. “Attraverso le attività dell’assemblea antirazzista, dei vari sportelli di assistenza legale e, così come piacerebbe al consigliere Moranduzzo, ‘ospitando in casa loro’ chi una casa non l’aveva”.

 

Per Zanella, Casonato, Serra e Zappini l’esperienza del Centro Sociale Bruno “non solo non va sgomberata ma al contrario, anche in vista dei prossimi interventi di riqualificazione previste nell’ambito della Destra Adige, va tutelata, cominciando a immaginare quale possa essere la migliore soluzione per preservarne la presenza e l’agibilità nella città di Trento”.

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